Silvio Brusaferro Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità Notizie a voce alta: la tua Fri, 05 Jun 2020 20:20:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.younipa.it/wp-content/uploads/2025/03/favicon.webp Silvio Brusaferro Archivi - Younipa - Università, Lavoro e opportunità 32 32 Coronavirus. ISS: “Il virus resta in mascherine fino a 7 giorni” https://www.younipa.it/coronavirus-iss-il-virus-resta-in-mascherine-fino-a-7-giorni/ Thu, 04 Jun 2020 09:41:16 +0000 https://www.younipa.it/?p=34162 “Uno studio in laboratorio ha rilevato parti di virus nella parte interna delle mascherine dopo...

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“Uno studio in laboratorio ha rilevato parti di virus nella parte interna delle mascherine dopo 7 giorni dall’inoculo”. A dirlo è Rosa Draisci, del Centro nazionale sostanze chimiche, prodotti cosmetici e protezione del consumatore dell’Istituto superiore di sanità, rispondendo a una domanda nel corso dell’audizione del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro alla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

“Si tratta di una sperimentazione che prevedeva il rilevamento dei virus nelle diverse superfici. Nella parte interna delle mascherine – ha detto Draisci – è risultato” rilevabile “fino a 7 giorni”.

“Si tratta – ha evidenziato Brusaferro – di uno studio scientifico in ambienti protetti, non è dunque immediatamente assimilabile a situazioni normali. Costruire un setting sperimentali vuol dire tenerlo protetto da luce del sole e da altri fattori che hanno una influenza” sui risultati nella vita reale. (adkronos)

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“Laddove le superficie sono mantenute pulite il virus è facilmente inattivabile, ma dobbiamo stare attenti a non esagerare. Le disinfezioni possono provocare effetti indesiderati se usate in modo estensivo e intensivo. Perché un eccesso di disinfettanti arriva negli scarichi ed entra in un ciclo”. Lo ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) Silvio Brusaferro

“Le mascherine chirurgiche possono esser utilizzate anche per un uso prolungato da 2 a 6 ore ma non ci sono evidenze che ne garantiscano il riutilizzo in sicurezza” e neppure il ricondizionamento. Per quelle di comunità “dipende dal materiale con cui sono realizzate” ma queste “non hanno potere filtrante, fungono solo da barriera”, ha spiegato il presidente ISS Brusaferro.

Continua Brusaferro: “Non è raccomandato usare mascherine molto sofisticate a livello domestico. Ma, in base ai diversi contesti, si può usare lo strumento di protezione più appropriato”. Pertanto, “usare la mascherina appropriata per l’uso appropriato potrebbe essere uno slogan da utilizzare” per campagne informative nella popolazione. (ansa)

Chi è Brusaferro:

Il Presidente ha la rappresentanza legale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), promuove lo sviluppo delle attività istituzionali assicurandone l’unità di indirizzo e cura i rapporti con le istituzioni, le amministrazioni, gli enti e gli organismi pubblici e privati, nazionali ed internazionali, direttamente ed indirettamente impegnati nella tutela della salute pubblica.

Presiede il Consiglio di amministrazione e il Comitato scientifico e può, per motivi di urgenza, adottare atti di competenza del Consiglio di amministrazione.

Predispone, inoltre, il Piano triennale di attività dell’ISS, adotta i Regolamenti dell’Istituto deliberati dal Consiglio di amministrazione, nomina i componenti dell’Organismo indipendente di valutazione e del Comitato etico e i responsabili dei Dipartimenti e dei Centri.

Per lo svolgimento delle proprie funzioni il Presidente si avvale di uffici alle dirette dipendenze individuati e disciplinati da apposito atto regolamentare.

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Durante la conferenza stampa settimanale all’Istituto Superiore di Sanità sull’andamento dell’epidemia Coronavirus, il Presidente dell’ISS, Silvio Brusaferro ha affermato che “In tutte le regioni i casi sono in calo ma rimangano le differenze tra le regioni che dividono sostanzialmente in tre aree il paese. Anche in Lombardia c’è un abbassamento giornaliero dei casi.

Coronavirus: Curva Epidemica e Indice Rt

La curva epidemica è stabile ed in calo. Ora tanto più andremo verso un numero di casi limitato tanto più il sistema sarà sensibile per individuare subito i casi. Sta crescendo la quota degli asintomatici”.

C’è una grande oscillazione dell’indice Rt di contagio sul territorio. Ma Rt non è una pagella ma uno strumento dinamico che ci aiuta a capire cosa succede e va letto con altri dati, ha spiegato ancora Brusaferro. L’indice di contagio Rt è segnalato sotto il valore 1 in tutte le regioni italiane tranne in Val d’Aosta, dove si registra un valore pari a 1.06. Il dato emerge dal report settimanale del monitoraggio sulla fase 2, illustrato durante la conferenza stampa all’Istituto superiore di sanità. Per la Val d’Aosta si considera l’indice una oscillazione momentanea mentre la Lombardia e’ in decremento.

“L’Italia è a più velocità ma non abbiamo segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, sia per quanto riguarda le terapia intensive sia per quanto riguarda i reparti. L’obiettivo è evitare la ripartenza di curve epidemiche sapendo che ci potranno essere degli episodi di ricrescita dei casi di coronavirus nei territori”.  

Oggi il virus ancora circola e non possiamo allentare le misure di protezione individuale, ha detto ancora il presidente dell’Iss. Tuttavia il piccolo picco in Molise e Umbria è rapidamente rientrato, ha concluso.

Il sistema di monitoraggio non è un giudizio o un pagella per le regioni ma è uno strumento. I dati che oggi abbiamo sono dati buoni ma sono dati che ci danno la garanzia della capacità delle regioni di intervenire. In questo momento, ha detto Brusaferro, serve la collaborazione di tutti.

“Non possiamo escludere un incremento dei casi di coronavirus nelle prossime settimane, ha dichiarato il presidente Silvio Brusaferro, ma non si tratta di una pagella settimanale delle regioni. Però possiamo incamminarci con fiducia sapendo che ci potranno essere momenti di incremento dei casi ma sapendo anche che abbiamo un sistema capace di intercettarli”.

Mobilità tra Regioni

La questione della “mobilità tra le Regioni va affrontata con un numero di nuovi casi di coronavirus ancora più ridotto rispetto a quello che abbiamo”, ha detto il presidente dell’Iss. L’indice di contagi Rt invece “cambia su base settimanale e lo escluderei come criterio al riguardo per gli spostamenti. Ma sono importanti anche le modalità di movimento, cioè come ci si sposta”, ha precisato.

“Mantenere costantemente alta l’attenzione di identificazione dei focolai anche durante il periodo estivo”. In tal senso “globalmente mi sembra stia aumentando la resilienza da parte delle Regioni”, ha aggiunto il neo direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza nella conferenza stampa Iss -. Rezza ha evidenziato che dalla fase 1 alla fase 2 importanti sono la responsabilità dei singoli e la responsabilità pubblica in grado di rilevare piccoli segnali d’allarme.

“I dati del monitoraggio sono al momento incoraggianti. Ci dicono che il Paese ha retto bene le prime aperture del 4 maggio. Ma guai a pensare che la partita sia vinta. Serve massima cautela. Basta poco per vanificare i sacrifici fatti finora”, ha commentato il ministro della Salute Roberto Speranza.

In conferenza stampa intervenuto anche il direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Nicola Magrini, che, in merito all’idrossiclorochina, ha detto: “Sull’efficacia sappiamo poco, sui possibili danni e assenza di sicurezza in alcuni limitati sottogruppi di pazienti ne siamo abbastanza sicuri”. 

Il Vaccino

“Ci sono più vaccini promettenti, 5-6 in fase avanzata, e anche l’Italia partecipa in diversi modi. A mio avviso il tempo ragionevole per pensare a un vaccino è primavera, estate prossima, non penso per settembre ci possa essere alcun vaccino disponibile, ha spiegato il dg dell’Aifa , pur contando risultati molto buoni, come sembrano gli studi di fase 1 sul Covid19. Speriamo l’anno prossimo e speriamo sia più d’uno e che le capacità di produzioni siano adeguate”. (ANSA)

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Ora si mira a monitorare l’andamento dell’infezione per adottare tempestivamente misure personalizzate per contenere la diffusione del virus, puntando all’indice Rt sotto 1

L’emergenza Coronavirus ha costretto tutti a prendere contatto con l’indice di trasmissibilità del Covid 19. Quell’ormai famoso R con zero, che si chiama Rt una volta iniziate le misure di lockdown, e indica il numero di infezioni prodotte da una persona che ha contratto la malattia.

Abbiamo chiesto a Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, perché é così importante puntare a un Rt sotto l’1?
«Perchè quando una persona trasmette la malattia a più di una persona, vuol dire che l’epidemia si sta espandendo. Quindi se l’Rt fosse di un valore 2, significa che ogni persona infetta rende infette altre due persone. Questo vuol dire che l’epidemia si espande. Se invece il valore di Rt è al di sotto di 1, vuol dire che una persona non riesce a infettare neanche un’altra persona. Questo vuol dire che l’epidemia è in fase di contrazione, vuol dire che è sotto controllo. Quindi avere questo valore costantemente sotto l’1 è importante perché ci indica che siamo in grado di controllare l’infezione. Quando ci sono pochi casi l’Rt può muoversi anche con una certa flessibilità intorno all’1 ed è però importante collocarlo nel contesto regionale specifico, come stiamo facendo in questi giorni».

I dati della pandemia in Italia sono in miglioramento, anche se a ritmo diverso per il Nord rispetto al Sud e il lockdown è stato allentato. Quanto sarà importante nei prossimi giorni questo dato per valutare le misure da adottare?
«Il sistema che è stato adottato attraverso i decreti del ministro della Salute, che è conseguenza dei Dpcm adottati dalla Presidenza del consiglio, è uno strumento che crea questa cabina di regia che mira a monitorare a livello regionale l’andamento delle infezioni e il rischio di diffusione dell’epidemia. E questo diventa un fattore decisivo, proprio in virtù del fatto che oggi abbiamo regioni con livello di circolazione del virus diverse. Per esempio le regioni del Sud hanno una circolazione più contenuta, anche se ci sono dei focolai, rispetto ad alcune regioni del Nord, come l’Emilia, il Piemonte e la Lombardia, che hanno ancora centinaia di casi al giorno. Questo è un elemento importante perché ci permette, e permetterà soprattutto, in accordo con le regioni, di poter adottare misure personalizzate a livello regionale e locale su come poter meglio contenere la diffusione del virus sotto questo valore di 1».

Ora é fondamentale una diagnosi immediata per isolare le persone infette e quelle potenzialmente infettate. Il nostro Ssn é in grado di fare quello che ha fatto subito la Germania?
«Il nostro servizio sanitario nazionale e quelli regionali si stanno attrezzando per questo. Fa parte anche degli indicatori che sono stati inseriti in questo cruscotto con cui si monitorerà l’andamento dell’epidemia nelle prossime settimane. É uno sforzo che viene fatto sia a livello organizzativo, sia di laboratori che possano fare i tamponi, sia a livello di personale sanitario, in particolare dei professionisti che lavorano nei dipartimenti di prevenzione. É un lavoro fondamentale per andare a intercettare precocemente le persone a rischio e adottare per loro tutte le misure, dal tampone all’isolamento, alla quarantena e quanto necessario, per fare in modo che, se risultassero positive, non trasmettano l’infezione ad altri»

Quanto sono efficaci le zone rosse istituite dove il Covid ha colpito di più?
«Abbiamo un’esperienza iniziale, che è quella di Codogno, dove l’aver istituito una zona rossa, in quel caso molto ampia, di quasi 40mila abitanti, ha portato nell’arco di due settimane a una riduzione significativa dei nuovi casi. E abbiamo visto che adesso anche le micro zone rosse che vengono adottate nei diversi contesti regionali stanno funzionando bene. Laddove c’è un numero di casi concentrati significativamente elevato è importante che quella comunità, o quella struttura, venga rapidamente isolata, venga contenuta in termini di perimetro dei nuovi casi, perchè non si diffondano in altre parti della comunità. Questo è un indicatore molto importante: vuol dire avere capacità di controllo dei focolai che si verificano nelle diverse aree del Paese».

L’ordine degli attuari, i professionisti che effettuano analisi quantitative, calcoli assicurativi, previdenziali e valutazione del rischio hanno affermato che se il trend non cambia a luglio il Coronavirus non farà più male. É anche la sua speranza?
«La speranza c’è, ma se devo dire la mia opinione, noi non abbiamo evidenze che questo possa verificarsi. La speranza è che il numero dei casi sia sempre più contenuto. Sappiamo però che oggi la quantità di italiani che non ha avuto contatto con il virus è molto elevata. La stragrande maggioranza degli italiani, quasi il 90%, forse anche di più – poi dipende da regione a regione – non ha avuto contatto con il virus. Questo fa sì che tutti quelli che non hanno avuto contatto con il virus e quindi non hanno sviluppato una risposta immunitaria, siano persone che se entrano in contatto possono contrarre l’infezione. Quindi manca quello che è l’elemento fondamentale per il controllo della diffusione, che è quella che chiamiamo immunità di gregge, cioé una quantità di persone dentro la comunità sufficientemente ampia che ha sviluppato gli anticorpi per fare in modo che l’introduzione di una persona portatrice del virus non incontri un numero sufficiente di soggetti suscettibili, cioé senza difese immunitarie per poter diffondere l’infezione. Questo lo acquisiremo quando avremo il vaccino».

fonte: Ilsole24ore

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