L'articolo Università, ecco quanto può costare essere uno studente fuorisede proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L’istruzione universitaria in Italia attualmente è tra le più costose d’Europa: sia per gli studenti fuori sede che per chi decide di rimanere a casa. A farlo presente, l’Unione degli Universitari, che ha presentato uno studio sul costo medio annuo dell’Università per Ateneo e condizione dello studente.
L’Unione degli Universitari ha sottolineato che il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda il numero di iscritti e laureati, ma spicca tra i primi in termini di costo studio annuo. I costi, inoltre, sono elevati sia per i pendolari che per gli studenti in sede. Si stima infatti una media delle spese tra gli 11.000 euro di chi studia fuori casa, ai 5.000 euro per chi rimane nella propria città. Ad incidere pesantemente nel calcolo effettuato, in primis le rette accademiche, che hanno visto un incremento medio pari all’88% circa. Al Sud, addirittura, si registra un aumento del 131,32% della tassazione dei singoli Atenei.
A pesare poi sul bilancio degli studenti fuori sede, ci sono ovviamente i prezzi degli affitti. Il numero di residenze universitarie pubbliche, infatti, è sempre più irrisorio di fronte ad un sempre maggiore aumento di fuori sede richiedenti il servizio, provocando così un rialzo degli affitti nelle città universitarie. Il numero di posti letto garantiti è inferiore al 5% del fabbisogno complessivo, costringendo gli studenti al mercato dei privati. Circa il 26% della spesa media annua effettuata da uno studente fuori sede è solo per il pagamento dell’affitto. A far lievitare le spese si aggiungono anche il materiale didattico, pasti e trasporti.
Fonte: Skuola.net
L'articolo Università, ecco quanto può costare essere uno studente fuorisede proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Università. Fuorisede: “Disposta l’erogazione del bonus affitto” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La Federazione dei Giovani Socialisti comunica con enorme soddisfazione di aver vinto una propria battaglia.
Nel tardo pomeriggio di martedì 20 ottobre l’assessore Roberto Lagalla ha comunicato, replicando al documento politico mandato dalla Federazione, che è stata finalmente disposta l’erogazione, tramite Ersu, del bonus affitto per un ammontare complessivo di 7 milioni.
A riprova di ciò è giunto il comunicato del presidente Ersu Palermo, Giuseppe Di Miceli, che ha confermato che i bonus sono in fase di erogazione. “Una vittoria di civiltà e di solidarietà – commenta il segretario della FGS palermitana Mattia Carramusa – prima che politica. Ci siamo, come si dice qui, attaccati a camurria in queste settimane ma finalmente abbiamo ottenuto un risultato importantissimo a tutela di famiglie siciliane e studenti fuorisede. Nessun’altra giovanile politica e nessun altro partito si è occupato di questa battaglia, che noi seguiamo da giugno. Il merito di questo successo – conclude Carramusa – lo condividiamo principalmente con Udu Palermo con cui ci siamo confrontati spesso e abbiamo valutato ogni possibilità”.
L'articolo Università. Fuorisede: “Disposta l’erogazione del bonus affitto” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Università: cosa portare il primo giorno di lezione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Università. Cosa succede in caso di un caso positivo
Quando si andava a scuola, bene o male, tutti erano consapevoli dei libri di testo da portare, dei quaderni e di ciò che li aspettava al rientro dalle vacanze. Ma con il nuovo anno e il nuovo inizio all’Università il rischio di rimanere spaesati è molto alto. Ecco che Skuola.net ha redatto una breve lista che potrebbe esservi utile per iniziare con il piede giusto il primo giorno nel vostro nuovo ateneo:
Senza dubbio alcuno, ai tempi del coronavirus: Mascherina e gel igienizzante
I ricercatori dell’Università di Hiroshima scoprono fascio di luce che uccide il virus del Covid-19.
Università, Manfredi: “Obbligo mascherine per gli studenti e lezioni in Ateneo”
Facebook Campus. La nuova funzionalità pensata per gli studenti universitari
L'articolo Università: cosa portare il primo giorno di lezione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Unipa. Disservizi Segreterie, continuano le denunce degli studenti proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Gli studenti dovrebbero concentrarsi sullo studio e sull’approfondimento dei loro saperi, invece a UNIPA gli studenti sono costretti a spendere la maggior parte delle loro energie nel cercare di barcamenarsi tra le questioni burocratiche. Il tutto nella totale assenza delle Segreterie Universitarie di unipa. Riportiamo una delle ultime segnalazioni ricevute:
Salve, vi scrivo per fare la mia denuncia in aggiunta alle tante altre.
Da un mese ormai tento invano di contattare le segreterie perché devo presentare una domanda di ricognizione dello status di studentessa di un corso di laurea che ormai è chiuso e ho bisogno di sapere come fare domanda. Ebbene, nessuna risposta, i numeri rimbalzano ad altri contatti utili dei quali sembrano essere attivi solo un indirizzo mail e una chat.Nessuno ha mai risposto alle mie mail e la chat mi mette in attesa. È ridicolo!
Quando è se riuscirò a fare domanda probabilmente dovrò pagare la mora per l’iscrizione in ritardo. È vergognoso!
Come possiamo parlare di aumentare gli iscritti, Di scalare le classifiche italiane, di invogliare i ragazzi a continuare a studiare nella propria terra se quello che offriamo loro è questo. Prima dello studio, prima della qualità dei corsi e dei docenti, la base dovrebbe essere quella di una offerta di servizi efficienti e orientati allo studente.
Buongiorno ho letto il vostro articolo di oggi, vorrei contribuire con un’altra segnalazione. Anche a me la segreteria risulta non pervenuta. Sono stata ammessa ad un altro corso di laurea in un altro ateneo e devo quindi fare la rinuncia agli studi a UNIPA. Fatta ormai più di una settimana fa e pagato il bollettino, la pratica non risulta ancora confermata in segreteria. Visto che non riceve in presenza, ho mandato la documentazione per mail, senza risposta. Ho aperto una segnalazione di sollecito attraverso il sistema di ticketing e le uniche risposte che ho ricevuto sono mail automatiche di cui riporto per intero il testo perché sono vergognose ed inaudite.
“Grazie per avere utilizzato il servizio sperimentale di ticketing.
Se fosse necessario comunicare altre informazioni in merito alla stessa problematica la preghiamo di entrare su https://supporto.unipa.itcon le sue credenziali di ateneo e aggiungerle al ticket con lo stesso numero indicato sopra. Sarà contattato/a nel minor tempo possibile. Qualora non avesse indicato dei dati necessari per l’espletamento della sua richiesta, la preghiamo di farlo per noi poterle fornire un assistenza più efficace. Sarebbe opportuno la presenza del codice fiscale. Il contact center normalmente è attivo dal lunedì al venerdì e pertanto potrebbero essere necessarie almeno 72 ore per rispondere alla sua richiesta.
Ho segnato in grassetto le parti più assurde. Ogni giorno, in seguito alle decine di mail uguali che inoltro (sarò arrivata a circa un centinaio di mail) mi rispondono sempre con “grazie per il servizio sperimentale (!!!!!!!!!!) e ci vogliono 72 ore.”
Oltre al danno, la beffa. Sempre Unipa venerdì mi invia una mail come promemoria per iscrivermi all’anno 2020/2021. Ma la rinuncia agli studi quando?
Vogliamo una presa di posizione seria da parte delle istituzioni universitarie. Gli studenti hanno bisogno di ricevere efficienza nei servizi. Le Segreterie di Unipa devono rivedere i loro protocolli di azione. I ragazzi devono studiare, non si sono iscritti a UNIPA per inseguire gli addetti alle segreterie, come in una caccia al tesoro. Svegliamoci, se vogliamo essere un ateneo serio e competitivo!
Noi siamo qui. Continuiamo a raccogliere le vostre segnalazione su [email protected]
L'articolo Unipa. Disservizi Segreterie, continuano le denunce degli studenti proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Studenti fuori sede.Come votare per il referendum e amministrative proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>I fuori sede possono votare? Dove e come? Visto che elezioni amministrative e referendum sul taglio dei parlamentari si avvicinano è bene chiarire questi punti.
Anche perché ci sono delle differenze rilevanti:
Quindi chi vuole votare per le elezioni regionali o comunali dovrà necessariamente tornare nel Comune di provenienza; invece chi vuole votare “Sì” o “No” al referendum costituzionale deve tornare al luogo di residenza solo se non si iscrive tra i rappresentanti di lista.
Per agevolare l’esercizio del voto le compagnie aeree e del trasporto ferroviario prevedono tariffe scontate, tuttavia per pagare di meno bisogna dimostrare che il viaggio serve per votare. Qui di seguito la guida su come fare.
Vietate le minigonne altrimenti ai prof “cade l’occhio”. Scoppia la protesta delle studentesse
Esiste un escamotage che permette a studenti e lavoratori fuori sede di votare in occasione del referendum senza dover tornare a casa: farsi nominare rappresentante di lista di un partito o di un comitato. Per farlo bisogna andare sul sito internet ufficiale del comitato o del partito e scaricare il modulo di domanda seguendo le istruzioni lì riportate.
Una volta ottenuta la nomina, al rappresentante di lista viene assegnato un seggio nella città di domicilio dove dovrà vigilare il corretto svolgimento delle elezioni e votare.
I requisiti per fare il rappresentante di lista sono i seguenti:
Non possono fare i rappresentante di lista gli appartenenti alle Forze di polizia.
Chi non può o non vuole fare il rappresentante di lista per un partito o un comitato, se intende votare dovrà tornare al luogo di residenza e per farlo può beneficiare delle tariffe scontate.
Questo “trucchetto” non vale per le elezioni politiche e amministrative (a causa di un vuoto normativo) quindi chi è fuori sede non ha scelta: per votare deve tornare nel luogo dove ha la residenza e il proprio seggio elettorale.
Votare è un diritto e un dovere, per questo i mezzi pubblici prevedono tariffe scontate dal 60% al 70% per consentire a lavoratori e studenti fuori sede di recarsi alle urne elettorali. L’iniziativa coinvolge tutti i mezzi di trasporto quindi treni, aerei e traghetti.
Per esempio, Trenitalia permette di acquistare i biglietti ridotti dal decimo giorno antecedente le votazioni per il viaggio di andata, e dal decimo giorno successivo la votazione per quello di ritorno.
Per tutti i treni del servizio nazionale e per il livello Standard di Frecciarossa, chi risiede in Italia può beneficiare degli sconti seguenti:
Come si ottiene lo sconto? I biglietti devono essere acquistato necessariamente con formula andata/ritorno e bisogna presentare i documenti seguenti:
Chi non ha con sé la tessera elettorale da mostrare al momento del viaggio di andata può presentare una dichiarazione sostitutiva che ne attesti il possesso.
Studenti e lavoratori fuori sede possono ottenere uno sconto anche per il viaggio in aereo. Chi decide di volare con Alitalia per un volo nazionale può beneficiare di uno sconto di 40 euro, applicabile sul prezzo totale del biglietto di andata e ritorno. Lo sconto è applicabile solo se il costo del biglietto aereo è superiore a 40 euro al netto delle tasse, dei supplementi e del servizio di vendita.
Al momento del check-in e dell’imbarco, lo studente dovrà esibire oltre al documento di identità anche la tessera elettorale o una dichiarazione sostitutiva del suo possesso. Invece, al ritorno dovrà necessariamente esibirla, affinché il personale di scalo controlli che sia regolarmente timbrata e datata, in modo da dimostrare l’avvenuta votazione.
Per votare alle elezioni politiche, anche chi viaggia in traghetto può usufruire di uno sconto per tornare a casa. La Compagnia italiana di navigazione (che copre i collegamenti con la Sardegna, la Sicilia e le Isole Tremiti) prevede la riduzione del 60% sul prezzo ordinario, valido per 20 giorni, 10 prima della votazione e 10 dopo.
Lo sconto si ottiene presentando al momento dell’acquisto il documento d’identità e la tessera elettorale. Anche in questo caso, solo per il viaggio di andata, è possibile presentare la dichiarazione sostitutiva in caso di mancato possesso della tessera elettorale.
L'articolo Studenti fuori sede.Come votare per il referendum e amministrative proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Università. IL RITORNO DEI FUORI SEDE. 1 su 5 torna a casa proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Almeno per quest’anno, ad esempio, si va assottigliando una delle rappresentanze più consistenti di universitari: i fuori sede. Non solo parecchi ragazzi rinunciano a immatricolarsi lontano dalla propria città. Ma tanti altri impostano il navigatore in direzione opposta, verso casa.
Secondo una ricerca del portale Skuola.net – che ha coinvolto circa 2.000 studenti che durante lo scorso anno accademico erano fuori sede – quasi 1 su 5 abbandonerà la città che l’ha ospitato sinora per fare ritorno nel luogo di residenza. Non pochi, sia in termini percentuali che assoluti. Soprattutto se pensiamo che gli studenti immatricolati in una regione diversa da quella di residenza lo scorso anno accademico ammontavano a circa 340.000 unità.
Bando “Time to Care” per 1200 Giovani: 375 € netti al mese per l’inclusione sociale
LE OPPORTUNITA’ DI AGOSTO 2020: CONCORSI, BONUS, TIROCINI RETRIBUITI ECC.
Questo, però, non vuol dire che si rinuncerà con la stessa facilità a inseguire il sogno di laurearsi nell’ateneo o nel corso di laurea preferito. La platea dei cervelli di ritorno, infatti, qui si divide: circa 2 su 3 effettivamente si iscriveranno in una sede universitaria più a portata di mano, chiudendo definitivamente col passato; i restanti 1 su 3 al contrario continueranno a essere formalmente iscritti nello stesso ateneo, pur proseguendo la carriera ‘a distanza’. Cosa accomuna i due emisferi? Le motivazioni del cambio di rotta: nella maggior parte dei casi c’è lo zampino del Covid-19.
Le difficoltà economiche in cui versa la famiglia in seguito al lockdown, che impediscono di garantire al figlio vitto e alloggio fuori da casa, la spinta maggiore per tornare: la mette in cima alla lista il 45% di quelli che si sposteranno definitivamente e il 32% di quelli che, almeno per il momento, continueranno a essere fuori sede solo sulla carta. Anche le difficoltà negli spostamenti che le misure di contenimento del virus hanno generato, però, sono temute da molti: la paura di rimanere bloccato distante dai propri cari per troppo tempo, specie se dovessero esserci nuove chiusure, è stata la molla decisiva per circa 1 su 10. Interessante notare che la campagna di incentivi messa in campo da alcuni atenei per attrarre nuovi iscritti dai territori circostanti non ha avuto un impatto così significativo: solo il 3% è stato “riportato a casa” grazie a queste politiche.
Mentre, tra chi ha mantenuto la ‘matricola’ nell’università in cui era iscritto lo scorso anno, quasi 1 su 4 ha scelto di tornare dopo aver fatto un bilancio della ‘didattica a distanza’ allestita dal suo ateneo negli ultimi mesi. I risultati sono stati buoni così e, visto che anche nel prossimo anno accademico si proseguirà con una formula “blended” (un po’ in presenza e un po’ online), ne ha approfittato per risparmiare sulle spese che inevitabilmente pesano sui fuori sede.
Qualcuno che rimane, comunque, c’è: sono circa l’80% dei fuori sede di vecchia data (a cui vanno aggiunte le matricole). Ma anche loro sembrano confusi. Basti pensare che, alla fine di agosto, più 1 su 2 ancora non ha un alloggio per il prossimo anno e, tra questi, circa la metà è indeciso su quale soluzione sia migliore (appartamento o stanza in una casa condivisa?). Le variabili da considerare sono molteplici, molte della quali ancora una volta ruotano attorno all’emergenza sanitaria: dall’opportunità di condividere spazi con degli sconosciuti alla crisi del mercato degli affitti.
Valutazioni che hanno fatto persino quelli che, apparentemente, sembrano avere le idee chiare: tra chi ha già provveduto alla sistemazione per settembre, il 15% ha cambiato casa. Cosa ha condizionato la loro scelta? In 6 casi su 10 è stato proprio il Covid-19: il 27%, per ovvi motivi, ha cercato un appartamento assieme ad amici fidati o parenti, il 20% ha approfittato delle maggiori offerte proposte dal mercato (vista la crisi) per ‘allargarsi’, il 13% ha puntato una casa da solo o con pochi coinquilini per avere meno gente possibile con cui dover entrare in contatto e limitare così le occasioni di contagio.
Partendo da queste premesse è facile immaginare perché, analizzando le scelte abitative dei “decisi” e confrontandole con quelle di dodici mesi fa, si assista a un vero e proprio boom per gli appartamenti interi e a una leggera flessione per le coabitazioni. A parte quelli che per motivi economici sono “costretti” alla convivenza, in generale la necessità di distanziamento sociale unita alle favorevoli condizioni di mercato ha fatto crescere il ricorso agli appartamenti del 70% rispetto a dodici mesi fa: il 27%, infatti, ha puntato sulla casa da solo (nel 2019, di questi periodi, il dato si fermava al 16%); mentre le stanze in case condivise finora hanno attirato il 60% dell’utenza (un anno fa erano il 66%); dimezzato l’appeal di collegi e convitti (dal 10% al 5%), stabile quello degli studentati (8%).
I costi? Il 44% prevede di spendere tra i 200 e i 400 euro al mese, il 23% anche di più (tra i 400 e i 600 euro al mese), il 13% pensa addirittura che sforerà questo tetto, solo 1 su 5 crede di riuscire a contenere le uscite per l’affitto nei 200 euro mensili. Spese che, in quasi la metà dei casi (46%), saranno a carico esclusivo dei genitori; il 13%, al contrario, cercherà di lavorare per rendersi indipendente anche dal punto di vista economico; l’11% farà a metà con la famiglia, il 23% chiederà (oppure ha già) una borsa di studio.
L'articolo Università. IL RITORNO DEI FUORI SEDE. 1 su 5 torna a casa proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Università. Nel Decreto Agosto novità per borse di studio e fuorisede proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La novità per le università italiane che riguarda maggiore flessibilità per le borse di studio e deroghe ad alcune regole che riguardano i fuorisede.
Quello per le università è un articolo che si aggiunge nel capitolo scuola, la quale riceve nuovi fondi con il decreto Agosto, almeno un miliardo.
Vediamo cosa dice il testo del decreto Agosto e quali sono le novità per l’università in materia di borse di studio e fuorisede.
Per le università le novità sono contenute nell’articolo 33 – Misure urgenti per la continuità del sistema della formazione superiore e le prime riguardano proprio le borse di studio.
Il testo dell’articolo del decreto Agosto stabilisce che le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e le università sono autorizzate a rimodulare, nei limiti delle risorse disponibili, l’entità delle borse di studio destinate agli studenti fuorisede.
Questa misura, in una situazione singolare e di emergenza come quella che il COVID impone, darebbe agli studenti fuorisede la possibilità di non subire troppi disagi ulteriori.
Il destino dell’attività degli atenei a partire da settembre e ancora incerta laddove durante il lockdown e nei periodi successivi si è proceduto sempre con lezioni ed esami anche e soprattutto da remoto. Vediamo ora qual è l’ulteriore novità del testo del decreto Agosto per l’Università.
Per il mondo delle università ci sono altre novità nel decreto e che riguardano sempre gli studenti fuorisede.
In particolare stabilisce il decreto Agosto che in deroga a quanto stabilito dall’articolo 4, comma 8, lettera c del decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 9 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.172 del 26 luglio 2001, si può considerare fuorisede lo studente che frequenta un corso presso l’università lontana dal luogo di residenza a titolo oneroso, usufruendo di residenze pubbliche, private o anche enti anche per un periodo inferiore ai 10 mesi purché non inferiore ai 4 mesi.
Limitatamente all’anno accademico 2020/2021, le regioni, le province autonome di Trento e Bolzano e le università, per gli interventi di rispettiva competenza, possono rimodulare, nei limiti delle risorse disponibili, l’entità delle borse di studio destinate agli studenti fuori sede e, in deroga all’articolo 4, comma 8, lettera c), del decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 9 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 172 del 26 luglio 2001, considerare come fuori sede lo studente residente in un luogo distante dalla sede del corso frequentato e che per tale motivo prende alloggio a titolo oneroso nei pressi di tale sede, utilizzando le strutture residenziali pubbliche o altri alloggi di privati o enti, anche per un periodo inferiore a dieci mesi, purché non inferiore a quattro mesi. Le disposizioni di cui al presente comma trovano applicazione, ove possibile, anche per l’anno accademico 2019/2020
Una buona notizia per i molti fuorisede che pur avendo iniziato a seguire i corsi universitari tra settembre e ottobre sono stati in alcuni casi costretti ad abbandonare l’alloggio per il lockdown.
Con l’entrata in vigore del decreto Agosto le misure per università e studenti fuorisede diventano operative.
Adesso si rimane in attesa di comprendere come le università intendano agevolare gli studenti fuori sede in virtù delle novità introdotte.
Sotto tutte le novità introdotte con il Decreto Agosto
Decreto agosto. Raffica di bonus: ecco quali e a chi spettano
Decreto agosto: se si paga con la carta rimborso del 20%
AGOSTO 2020. MIGLIAIA DI POSTI A BANDO: ECCO LE OPPORTUNITA’ E I CONCORSI ATTIVI AL MOMENTO
L'articolo Università. Nel Decreto Agosto novità per borse di studio e fuorisede proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo “Dove sono i fondi promessi?” Studenti Fuori sede scrivono a Musumeci proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Gli universitari siciliani fuori sede che, durante il lockdown avevano deciso di non tornare a casa durante la pandemia si erano sentiti rassicurati dopo l’annuncio da parte del governo regionale di la Regione aveva annunciato lo stanziamento di 7 milioni di euro coi quali alleggerire le spese delle famiglie per mantenerli fuori dall’Isola. Oggi, però, non c’è traccia né di risposte concrete né dei soldi. Lo denuncia una rappresentanza di tutti quegli studenti che, dopo aver tentato ogni strada per fare chiarezza sullo stato dei finanziamenti, hanno deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Regione Nello Musumeci. Soprattutto perché la crisi post-lockdown continua a colpire indistintamente migliaia di famiglie, e mantenere gli studi dei figli lontani da casa sta diventando insostenibile.
In una lettera al governatore, gli studenti manifestano la “necessità di ricevere chiarimenti in merito al bando di concorso n. 1 del 16 aprile 2020 a noi riservato nell’ambito dell’emergenza Covid-19. Il bando fa riferimento” alla cifra “che il governo Musumeci ha stanziato in favore degli studenti universitari fuori sede per l’anno accademico 2019/2020 a seguito dell’emergenza epidemiologica”, si legge nella missiva, nella quale gli studenti spiegano: “In data 8 giugno 2020 sono state pubblicate sul sito dell’Ersu (Ente regionale per il diritto allo studio universitario, ndr) di Palermo le graduatorie degli idonei all’assegnazione del contributo economico. Dopo alcune settimane dalla pubblicazione delle graduatorie (oltretutto provvisorie), non avendo ancora ricevuto l’accredito, iniziamo a contattare a più riprese l’Ersu, senza però ricevere risposte chiare e soddisfacenti. Non vogliamo entrare nel merito, ma è evidente che siamo davanti a un grave problema di comunicazione”.
“Nel frattempo i giorni e le settimane sono diventati mesi – proseguono gli autori della lettera a Musumeci – e noi stiamo ancora aspettando il supporto concreto promesso. Chi non aspetta più invece sono i nostri proprietari di casa, e insieme a loro le bollette che puntualmente arrivano e devono essere pagate. Siamo rimasti responsabilmente nelle nostre città universitarie consapevoli che se fossimo tornati a casa durante l’emergenza avremmo potuto rappresentare un rischio concreto per le nostre famiglie”, precisano i fuori sede siciliani.
“Ci siamo sentiti presi in giro”, commenta Simone Gallo, 24enne nisseno che frequenta il corso magistrale di Informatica umanistica; Gallo è uno degli amministratori del gruppo Facebook da cui è nata la lettera al governatore siciliano. “Io vivo e studio a Pisa – spiega – e fortunatamente vengo mantenuto da mia madre che è insegnante, ma avrei sicuramente fatto un uso comunque fondamentale degli 800 euro annunciati. Noi fuori sede vogliamo chiarezza: intanto perché le uniche graduatorie disponibili sono uscite ormai circa un mese fa, e poi perché sono provvisorie e questo il bando in realtà non lo prevedeva. Ecco perché abbiamo creato il gruppo: non abbiamo una vera e propria rappresentanza, eppure il bando conta circa novemila partecipanti”.
Fra loro c’è anche Laura Collesano, 24 anni, palermitana, specializzanda in Fisica. “Durante l’emergenza Covid sono rimasta bloccata in Germania, dove sono tuttora – racconta – perché i voli costano davvero tanto: si parla di circa 300 euro per arrivare a Palermo da Colonia, e non posso proprio permettermelo. Non torno a casa praticamente da più di un anno, ma come tanti altri sono stata felice del fatto che la Regione avesse comunicato lo stanziamento dei 7 milioni. Collesano spiega che “il bando era suddiviso in categorie: quella degli studenti rimasti fuori sede, prioritaria, e quella degli studenti rientrati in Sicilia. La chiusura era fissata per il primo maggio, e di lì a poco ci aspettavamo la graduatoria – dice – che in effetti è uscita l’8 giugno ma non era altro che un elenco di idonei. Nessun vincitore. Da quel momento tutto tace. Dove sono questi fondi promessi? Almeno ce lo dicano chiaro”.
Molti fuori sede hanno chiesto individualmente dei chiarimenti all’Ersu: “A me è stato risposto che non c’era nessuna notizia certa, né della data di uscita delle graduatorie né dell’effettiva disponibilità dei fondi – dice Collesano –. Ci sono famiglie che stanno riuscendo a sostenere le spese degli studi all’estero anche dopo il Covid, come la mia, ma tante altre invece sono in grandissime difficoltà perché per il coronavirus hanno anche perso il lavoro. Tutto questo lo stiamo facendo soprattutto per loro, ma la sensazione in questi giorni è di sentirci ignorati”.
Dall’Ersu fanno sapere che il personale delle sedi di Palermo, Catania, Messina ed Enna ha gestito la procedura e ha completato l’iter di lavorazione delle pratiche; l’assenza di graduatorie con i vincitori sarebbe legata all’arrivo dei finanziamenti con relativa destinazione e per concretizzare questo passaggio mancherebbe solo l’ok dell’assessorato regionale al Bilancio. Nel frattempo gli universitari e le loro famiglie sono alle strette: “Anche se la fase più critica, almeno in ambito sanitario, sembra ormai alle spalle – scrivono ancora a Nello Musumeci – per alcuni di noi l’emergenza non è affatto finita”.
L'articolo “Dove sono i fondi promessi?” Studenti Fuori sede scrivono a Musumeci proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Approccio all’Unipa, momenti di vita vissuta proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Sicuramente la mia generazione, quella dei post-venticinquenni per intenderci, tartassati dalla laurea imminente, dall’incipiente calvizie e la nascita del dente del giudizio, converrà, almeno in parte, con quanto scriverò in questo post, magari riconoscendosi (o magari no, il mondo è bello perché è vario).
Le prime impressioni sono state di confusione totale. Come prima cosa, le aule. Non so le altre, ma le aule di Lettere sembrano omologate per i pigmei. Almeno io, che sono 1,75 cm, mica Bao Xishun, avevo sempre le gambe gnutticate a mo di sardina e l’ orrore si materializzava quando ero costretto ad alzarmi per far passare i colleghi, dovendo ritrovare la posizione corretta e gnutticarmi di nuovo le gambe. Per non parlare delle tanto famose aule di Gregotti (le “aule di fisica” per intenderci).Sembrava di stare in un carcere. E l’audio era pessimo pi ghiunta.
Ma comunque, sorvolando sulle aule, che alla fine uno pensa che è solo il male minore, arriviamo al primo esame. E qui viene il bello. Uno non è che è preparato tanto per passare l’ esame, la prima volta, ma si è studiato pure l’indice, la prefazione e il codice ISBN del libro. Tutto contento, e un poco, scantato, mi appresto a consegnare lo statino che, per inciso, ai miei tempi (eh sì, ai miei tempi!) era una sorta di schedina di totocalcio, che si doveva compilare a mano casella per casella (e guai ad annerire quella sbagliata!).
Consegnato lo statino spunta fuori la famosa, temuta o agognata calendarizzazione. Ma no una normale, una sorta di lista di proscrizione in cui i duecentocinquanta di studenti che arrivavano fino alla lettera L (per esempio) erano “calendarizzati” fino a metà marzo (l’appello era a febbraio), mentre tutti gli altri sarebbero stati esaminati a luglio. Luglio?!? Parola d’onore. Luglio. Poi non lo so come è finita per gli altri perché io, per ovvie ragioni, rientravo tra quelli di fine febbraio. Sto a posto, ho pensato. Ma quando mai.
Il prof la mattina dell’esame spunta, e bel bello dice: «Ragazzi, sto andando in Libia, chi vuole fare esami oggi lo fa con la prof taldeitali, chi lo vuole fare con me lo fa a marzo».
Così, tranquillo. Bonasira! Figuratevi noi, al primo esame, se avevamo intenzione di sederci con un’ altra prof, che manco conoscevamo…e se era una pazza scatenata? O se era una sciarriata ca cuntintizza? (ce ne sono, tranquilli).
Io personalmente ho deciso per la seconda opzione e ho sostenuto il mio primo esame a metà marzo, praticamente a ridosso del secondo semestre. Andò bene,e voglio pure credere, ho studiato le stesse cose per tre mesi.
Altro trauma infantile furono le code in segreteria. Code? Ottimisti. Lì si parlava di intasamenti autostradali. Intere giornate per presentare domande varie, per accertarsi che l’iscrizione fosse stata eseguita, la materia fosse stata caricata e bla bla bla, perché se non li tartassi non è che è sicuro che le materie te le caricano eh!Troppo assai ci vuole…è un lavoraccio!A momenti ci andavamo col plaid e la caffettiera pronta, tanto valeva fare na rurmuta e svegliarsi al grido di “39”!, per esempio.
Ce ne sarebbero di cose da raccontare, in sette anni l’esperienza fa maestri in conoscenza della disorganizzazione applicata. Ma comunque ora si stanno attrezzando. Qualcuno si è svegliato e ha deciso che dobbiamo entrare nell’ era della modernità. Per cui statini telematici, avvisi, iscrizioni online (le aule sono sempre quelle, ma bisogna sapersi accontentare), calendarizzazioni preventive (seee, ancora un sogno!), appelli comunicati con largo anticipo (ci si può ancora lavorare).
Mi raccomando, matricole vogliose di imparare, sbrigatevi, i datori di lavoro vi aspettano a braccia aperte! Anche perché, non si sa mai, a qualche moderno seguace del progresso e della tecnologia potrebbe passare per la testa che siete ormai “obsoleti” e annullare il vostro piano di studi! Giuro! Sembra fantascienza ma è la realtà, come la disorganizzazione all’ Università di Palermo.
Ma noi confidiamo nel buon senso di chi opera per aiutarci a costruire il nostro futuro, e un’opportunità la vogliamo concedere, vero?
L'articolo Approccio all’Unipa, momenti di vita vissuta proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>