L'articolo Università paga spese d’affitto agli studenti fuorisede: l’iniziativa proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Conosciamo bene l’esperienza di chi sceglie di trasferirsi in una nuova città per studiare all’università. Lontani dalla propria comfort-zone, fatta di famiglia ed amici, gli studenti fuorisede si scontrano con piccole e grandi responsabilità, tra cui gli affitti delle stanze e le relative spese.
Affitti che spesso, soprattutto nelle grandi città universitarie, raggiungono prezzi da capogiro. Come nel caso di Bologna, che ogni anno accoglie migliaia di studenti provenienti da tutta Italia. Gli affitti del capoluogo emiliano si aggirano dai 400 euro in su, una spesa insostenibile per i tantissimi studenti.
Come riportato da Skuola.net, ecco che per venire incontro alle loro esigenze, l’Ateneo bolognese, per il nuovo anno accademico, metterà a disposizione un contributo economico per aiutarli nel pagamento degli affitti. Si tratta di circa 1000 euro per ogni studente. Una misura di sostegno, pari a 600 mila euro, che aiuterà in particolar modo i fuorisede che rientrano nella fascia ISEE tra i 24.335 e i 28 mila euro e che sono in possesso di un regolare contratto di affitto.
Che l’iniziativa venga anche attuata da altri Atenei? Potrebbe essere un buon esempio.


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]]>L'articolo Ersu, erogate le somme per gli studenti fuorisede: ecco quando arriveranno i pagamenti proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>I presunti ritardi segnalati sono da ascrivere – spiegano dagli uffici – ai tempi tecnici necessari alle complesse attività di utilizzazione dei fondi extra-regionali e alla rimodulazione dei programmi operativi, sui quali sono state imputate le necessarie risorse economiche, iter che si è concluso soltanto lo scorso 3 novembre. Al termine di questa procedura di autorizzazione ministeriale, l’assessorato ha finalmente potuto procedere con l’erogazione delle somme agli Ersu, così come comunicato allo stesso Cda dell’Ersu di Palermo, anche grazie all’attiva collaborazione della rappresentante degli studenti, Adelaide Carista.
“Sono certo – aggiunge Lagalla – che gli stessi Ersu, da qui a pochi giorni, inizieranno le procedure di pagamento agli studenti. Con questo voglio rassicurare i colleghi deputati Di Paola e Di Caro sull’attività incessante del governo Musumeci in favore delle famiglie siciliane, attività, evidentemente, a loro poco nota perché impegnati a immaginare mostri inesistenti”.


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]]>L'articolo Unipa, nuovi alloggi per gli studenti fuorisede nel cuore del centro storico proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Un’ottima notizia per tutti gli studenti universitari fuorisede. Il presidente dell’ERSU, Giuseppe Di Miceli, insieme ad alcuni rappresentanti dell’Esercito Italiano (con il quale è in atto un’importante convenzione), dell’associazione SOS Ballarò e di alcune associazioni studentesche, ha messo piede nel nuovo cantiere in cui verrà realizzato il tanto atteso progetto di residenzialità universitaria. In fase di realizzazione, 48 posti letto che lo IACP è in procinto di ultimare nel cuore della città, accanto la Chiesa di San Nicolò all’Albergheria.
La nuova residenza universitaria rientra nel piano di riqualificazione e rilancio del quartiere palermitano dell’Albergheria, all’interno del quale ricadono già la residenza universitaria San Saverio e Biscottari.
Il progetto, dunque, grazie soprattutto all’importante sinergia creatosi fra le istituzioni pubbliche, prime tra tutte il Comune e del Consiglio di Circoscrizione, nonché comitati di cittadini e associazioni studentesche, diventa anche un’importante opera di risanamento sociale del centro storico di Palermo. La presenza dei nuovi spazi abitativi per gli studenti universitari fuorisede, infatti, contribuirà a riqualificare il tessuto urbano delle zone interessate, mirando all’inclusione sociale e alla lotta alla povertà.
Sulla scia di tale direzione, l’ERSU fa sapere che, anche su impulso dell’assessore regionale dell’Istruzione, Roberto Lagalla, ha in cantiere altre varie iniziative di dialogo e di servizio in favore del tessuto urbano circostante con l’obiettivo di aiutare nel percorso scolastico i bambini e i ragazzi del quartiere.
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]]>L'articolo Laurea Online. La nuova frontiera per gli studenti proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Se con la didattica a distanza molti studenti si devono abituare alla nuova “socialità online”, anche il processo di laurea si è dovuto adattare.
Vi siete mai chiesti cosa significa laurearsi?
Non è semplicemente un titolo acquisito durante 3-5 anni di percorso accademico. Quel punto in più che ti permette di accedere al mondo del lavoro.
La laurea è un qualcosa di molto personale. La fine di un percorso, l’inizio di qualcosa di completamente nuovo
Non è solo quel momento in cui ti siedi davanti alla commissione di laurea dimostrando di aver acquisito le competenze accademiche. È un cammino fatto di ansia, stress, notti passate sui libri, risate, momenti condivisi. Un percorso che inizia nel momento esatto in cui decidiamo di iscriverci all’università.
La discussione della tesi è un momento indimenticabile, ambito e sofferto dagli studenti universitari. Per i neolaureati del 2020 questo momento è molto più significativo.
Per quanto sia bello, laurearsi non è facile e comporta molti sacrifici.
Dietro la discussione della tesi c’è una mole di lavoro. Tutto parte dalla preparazione. Ore di sonno perse sui libri, pomeriggi in biblioteca e giornate intere a ripetere nella propria mente il discorso finale fino alla nausea.
La difficoltà in questi mesi è diventata maggiore, rendendo più difficoltoso il processo di preparazione della tesi, che per quanto fosse possibile è rimasto invariato. Il confronto con il relatore è diventato freddo e impersonale. Al contatto diretto con il professore, si sono sostituite email e videochiamate.

La discussione della tesi rappresenta quindi un momento di gloria per uno studente universitario, un momento personale in cui mettere tutto se stesso e dimostrare il proprio valore. Viverlo dietro uno schermo del computer non è la stessa cosa.
Per molti è bastato un click per avere l’impressione di ritrovarsi nei corridoi della propria università con i propri colleghi, anche se divisi da chilometri di distanza. Tra problemi di linea wi-fi e altri disagi, le sedute di laurea si sono concluse con proclamazioni in modo non convenzionale.
Niente strette di mano della commissione e per alcuni nemmeno un abbraccio dalla propria famiglia. Questo è mancato a molti studenti universitari, soprattutto nel primo lockdown, che pur nella gioia della laurea si sono ritrovati da soli a festeggiare questa piccola vittoria.
La tecnologia può aiutare ad eliminare le distanze, ma non può sostituire il contatto umano.
Per i più fortunati laureati tra luglio e settembre, invece, nessuna laurea online, ma la classica seduta di laurea ha lasciato il posto ad una semplice discussione in un’aula vuota con pochi parenti e a debita distanza dalla commissione. Un momento freddo e distaccato, ma non per questo meno importante.
Anche per i più fortunati i festeggiamenti sono stati più moderati nel rispetto delle norme, con pochi amici o durante “party online”.
Esemplare è l’iniziativa dell’Università di Milano-Bicocca, che ha istituito un “Graduation Day”, una cerimonia per dare la possibilità ai laureati, che hanno conseguito il titolo da remoto, di potere festeggiare insieme il momento più importante della loro carriera accademica. Un’azione da parte dell’Ateneo che, nel rispetto delle norme, ha cercato di abbattere tutte le barriere sociali create dalla pandemia.
In questi mesi, in cui molti studenti all’ultimo anno di università si apprestano a conseguire il titolo di laurea online, rimane tra gli studenti la speranza di ritornare in presenza e festeggiare insieme. Per ora ci accontentiamo del computer!
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]]>L'articolo Università. Fuorisede: “Disposta l’erogazione del bonus affitto” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La Federazione dei Giovani Socialisti comunica con enorme soddisfazione di aver vinto una propria battaglia.
Nel tardo pomeriggio di martedì 20 ottobre l’assessore Roberto Lagalla ha comunicato, replicando al documento politico mandato dalla Federazione, che è stata finalmente disposta l’erogazione, tramite Ersu, del bonus affitto per un ammontare complessivo di 7 milioni.
A riprova di ciò è giunto il comunicato del presidente Ersu Palermo, Giuseppe Di Miceli, che ha confermato che i bonus sono in fase di erogazione. “Una vittoria di civiltà e di solidarietà – commenta il segretario della FGS palermitana Mattia Carramusa – prima che politica. Ci siamo, come si dice qui, attaccati a camurria in queste settimane ma finalmente abbiamo ottenuto un risultato importantissimo a tutela di famiglie siciliane e studenti fuorisede. Nessun’altra giovanile politica e nessun altro partito si è occupato di questa battaglia, che noi seguiamo da giugno. Il merito di questo successo – conclude Carramusa – lo condividiamo principalmente con Udu Palermo con cui ci siamo confrontati spesso e abbiamo valutato ogni possibilità”.
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]]>L'articolo Prof. di Medicina durante esame online: “Che palle sti raccomandati. C’è pure una supergnocca” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Parolacce, insulti, espressioni volgari ed apprezzamenti a studentesse durante la seduta d’esame online. Il tutto registrato per filo e per segno in diretta.
Il protagonista della vicenda è il docente di Odontoiatria dell’Università di Bari e direttore del reparto di Chirurgia maxillo-facciale all’ospedale Miulli di Acquaviva, ignaro probabilmente di essere ascoltato.
“Quanto mi sta sul c…questa qua”, le parole proferite ad una studentessa che sta per affrontare l’esame. “Che giramento di c….”, “Questi raccomandati, politicizzati”, gli insulti sono rivolti anche ai rappresentanti degli studenti e ai dipendenti amministrativi.
Non manca neppure l’apprezzamento ad una studentessa. Quando vede il profilo, registrato sulla piattaforma, della candidata che sta per affrontare la prova, il professore esclama: “C’è una supergnocca qui”.
I rappresentati degli studenti hanno preso carta e penna e hanno denunciato l’episodio ai vertici dell’ateneo e del corso di laurea e ora il professore rischia una diffida. “Questo atteggiamento è oltraggioso, non solo durante una prova di esame, che è il momento di massima verifica degli apprendimenti, ma anche nei confronti dell’istituzione accademica tutta”, si legge nella missiva.
Il docente per 7 anni inoltre non avrebbe mai tenuto lezioni e presenziato agli esami. “Riteniamo inaccettabile la sua inadempienza ai doveri didattici, rivelando al contempo una condotta irrispettosa rispetto al diritto di apprendimento degli studenti e a quello di non essere offesi in una sede istituzionale”, concludono gli studenti. Al momento la facoltà di Medicina ha deciso solo di diffidare Cortellazzi a non ripetere più episodi di questo tipo.
Muore improvvisamente Jole Santelli, presidente della Regione Calabria
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]]>L'articolo La laurea è un pezzo di carta? proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Ma prendere la laurea serve? Numerose indagini cercano una risposta alla domanda che molti studenti si pongono dopo il conseguimento del diploma.
A darci una mano – e a raccontarci come bisognerebbe pensare prima di parlare per maledire un surplus formativo – è Almalaurea. Il consorzio che raccoglie 72 atenei e copre il 90% dei laureati italiani racconta che solo il 30% dei giovani 19enni si iscrive all’università. Spesso la fetta proveniente dalle famiglie più agiate.
E l’altro 70%? Niente, s’arrangia. Questo perché manca una seria politica del diritto allo studio – forse uno degli aspetti costituzionali più calpestati – e ovviamente la crisi ha fatto il resto.
Ecco perché quello sciocco refrain che ricordavamo in apertura non ha alcun senso nella realtà: “Come mostrano le indagini del Consorzio, che da oltre vent’anni si occupa di formazione universitaria, i laureati continuano a godere di vantaggi occupazionali rispetto ai diplomati e a chi è in possesso di un titolo di scuola dell’obbligo, sia nell’arco della vita lavorativa sia e ancor più nelle fasi congiunturali negative come quella attuale” racconta Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea.
Qualche numero? Prendiamo la laurea magistrale, la seconda cifra del meccanismo 3+2. Nel 2019, a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione era del 70%, i disoccupati erano invece il 23% (dato che si abbassa al 12,5% se si guarda al complesso dei laureati). Dati buoni in termini assoluti, soprattutto in una congiuntura simile, ma certo peggiorati rispetto a precedenti rilevazioni, come dimostra anche una recente indagine dell’università di Torino. Basti raffrontarli alle cifre del 2008, l’ultimo anno prima della tempesta: il tasso di occupazione a 12 mesi era all’81% e quello di disoccupazione al 21%.
Ovviamente, allontanandosi dalla laurea gli occupati salgono, toccando l’82% a tre anni dal brindisi e l’87% a cinque. Così come, questo un dato interessante e un messaggio da passare, conviene darsi da fare mentre si studia: i laureati che non erano occupati al momento del conseguimento della magistrale hanno ovviamente avuto più difficoltà una volta licenziati dall’università. Insomma, il biennio si configura sempre più – non tanto nei programmi, che pure spingono sempre più su tirocini e stage, quanto nella pratica – come il vero periodo da sfruttare per (tentare di) lanciarsi nel mondo del lavoro in quel caso sì, senza aspettare il pezzo di carta.
Ogni studente si è sentito dire almeno una volta che conseguire una laurea è un’inutile perdita di tempo ed energie.
Che tale perla d’ingegno provenga da un amico, uno zio, un vicino di casa o una “persona informata” su Facebook, l’indignazione dello studente non cambia. Soprattutto se nel frattempo ci si districa tra dosi di caffè e pianti notturni su montagne di libri.
Questa insinuazione è intuitivamente sbagliata, ma non altrettanto semplice da demolire. Certo, ci si può appellare alla cultura come antidoto all’ignoranza. O al valore intrinseco del sapere. Ma state certi che queste osservazioni non cancelleranno lo scetticismo del nostro amico “laureato all’Università della Vita”.
Al di là di valutazioni filosofiche, i dati parlano chiaro.
Come riportato dal libro “Dall’Università al Lavoro: scegli cosa studiare per costruire il tuo futuro”, avere una laurea paga, eccome. Riportiamo qui una serie di fatti eloquenti che convinceranno chiunque.
Quasi l’80% dei laureati sono occupati. Tra chi è solamente in possesso di un diploma gli occupati ammontano a circa il 60%. Uno scarto del 20% non sembra poco e in effetti non lo è. [Figura 1 – Fonte: ISTAT]

In media, una laurea assicura uno stipendio più alto. E questo già tra i giovanissimi (dai 15 ai 24 anni). Per questa fascia d’età la differenza di stipendio tra i laureati e non è quasi del 10% in favore dei primi. I laureati guadagnano mediamente 22 mila euro all’anno, contro i 20 mila euro dei non laureati.
Lo scarto del punto 2. vi sembra poco? Non vi sorprenderà sapere che la differenza retributiva va allargandosi sempre più con l’aumentare degli anni. Infatti si attesta al 75% in favore dei laureati tra 45 e 54 anni.
In questa fascia i laureati possono vantare uno stipendio in media sui 45 mila euro contro quello appena superiore ai 25 mila euro dei loro coetanei diplomati. Il tasso di crescita salariale è molto più consistente per chi quindi “perde qualche anno” per conseguire l’agognato titolo. [Figura 2 – Fonte: Jobpricing]

I dati qui presentati si riferiscono all’Italia. Si tratta comunque di figure non troppo lontane da quelle che riguardano le altre nazioni. Questo dimostra ancora una volta l’esistenza di una forte correlazione tra il possesso di un titolo di laurea e tassi più elevati di occupazione e retribuzione.
Ecco alcune tra le tante argomentazioni pratiche da opporre all’argomento dell’inutilità. Forse aiuteranno qualche studente ad avere il cuore più leggero, tra una sessione d’esame e l’altra. E forse faranno cambiare idea a un neodiplomato che ritiene che la laurea non faccia per lui. Del resto, chi ha optato per questo percorso conosce bene la posta in gioco.
Scrive così Khalil Gibran, scrittore libanese: “amare la vita attraverso la fatica è penetrarne il segreto più profondo”. Ci penso mentre bevo la terza tazzina di caffè.
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]]>L'articolo Università: cosa portare il primo giorno di lezione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Università. Cosa succede in caso di un caso positivo
Quando si andava a scuola, bene o male, tutti erano consapevoli dei libri di testo da portare, dei quaderni e di ciò che li aspettava al rientro dalle vacanze. Ma con il nuovo anno e il nuovo inizio all’Università il rischio di rimanere spaesati è molto alto. Ecco che Skuola.net ha redatto una breve lista che potrebbe esservi utile per iniziare con il piede giusto il primo giorno nel vostro nuovo ateneo:
Senza dubbio alcuno, ai tempi del coronavirus: Mascherina e gel igienizzante
I ricercatori dell’Università di Hiroshima scoprono fascio di luce che uccide il virus del Covid-19.
Università, Manfredi: “Obbligo mascherine per gli studenti e lezioni in Ateneo”
Facebook Campus. La nuova funzionalità pensata per gli studenti universitari
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]]>L'articolo Unipa. Disservizi Segreterie, continuano le denunce degli studenti proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Gli studenti dovrebbero concentrarsi sullo studio e sull’approfondimento dei loro saperi, invece a UNIPA gli studenti sono costretti a spendere la maggior parte delle loro energie nel cercare di barcamenarsi tra le questioni burocratiche. Il tutto nella totale assenza delle Segreterie Universitarie di unipa. Riportiamo una delle ultime segnalazioni ricevute:
Salve, vi scrivo per fare la mia denuncia in aggiunta alle tante altre.
Da un mese ormai tento invano di contattare le segreterie perché devo presentare una domanda di ricognizione dello status di studentessa di un corso di laurea che ormai è chiuso e ho bisogno di sapere come fare domanda. Ebbene, nessuna risposta, i numeri rimbalzano ad altri contatti utili dei quali sembrano essere attivi solo un indirizzo mail e una chat.Nessuno ha mai risposto alle mie mail e la chat mi mette in attesa. È ridicolo!
Quando è se riuscirò a fare domanda probabilmente dovrò pagare la mora per l’iscrizione in ritardo. È vergognoso!
Come possiamo parlare di aumentare gli iscritti, Di scalare le classifiche italiane, di invogliare i ragazzi a continuare a studiare nella propria terra se quello che offriamo loro è questo. Prima dello studio, prima della qualità dei corsi e dei docenti, la base dovrebbe essere quella di una offerta di servizi efficienti e orientati allo studente.
Buongiorno ho letto il vostro articolo di oggi, vorrei contribuire con un’altra segnalazione. Anche a me la segreteria risulta non pervenuta. Sono stata ammessa ad un altro corso di laurea in un altro ateneo e devo quindi fare la rinuncia agli studi a UNIPA. Fatta ormai più di una settimana fa e pagato il bollettino, la pratica non risulta ancora confermata in segreteria. Visto che non riceve in presenza, ho mandato la documentazione per mail, senza risposta. Ho aperto una segnalazione di sollecito attraverso il sistema di ticketing e le uniche risposte che ho ricevuto sono mail automatiche di cui riporto per intero il testo perché sono vergognose ed inaudite.
“Grazie per avere utilizzato il servizio sperimentale di ticketing.
Se fosse necessario comunicare altre informazioni in merito alla stessa problematica la preghiamo di entrare su https://supporto.unipa.itcon le sue credenziali di ateneo e aggiungerle al ticket con lo stesso numero indicato sopra. Sarà contattato/a nel minor tempo possibile. Qualora non avesse indicato dei dati necessari per l’espletamento della sua richiesta, la preghiamo di farlo per noi poterle fornire un assistenza più efficace. Sarebbe opportuno la presenza del codice fiscale. Il contact center normalmente è attivo dal lunedì al venerdì e pertanto potrebbero essere necessarie almeno 72 ore per rispondere alla sua richiesta.
Ho segnato in grassetto le parti più assurde. Ogni giorno, in seguito alle decine di mail uguali che inoltro (sarò arrivata a circa un centinaio di mail) mi rispondono sempre con “grazie per il servizio sperimentale (!!!!!!!!!!) e ci vogliono 72 ore.”
Oltre al danno, la beffa. Sempre Unipa venerdì mi invia una mail come promemoria per iscrivermi all’anno 2020/2021. Ma la rinuncia agli studi quando?
Vogliamo una presa di posizione seria da parte delle istituzioni universitarie. Gli studenti hanno bisogno di ricevere efficienza nei servizi. Le Segreterie di Unipa devono rivedere i loro protocolli di azione. I ragazzi devono studiare, non si sono iscritti a UNIPA per inseguire gli addetti alle segreterie, come in una caccia al tesoro. Svegliamoci, se vogliamo essere un ateneo serio e competitivo!
Noi siamo qui. Continuiamo a raccogliere le vostre segnalazione su [email protected]
L'articolo Unipa. Disservizi Segreterie, continuano le denunce degli studenti proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Unipa.”E’ impossibile contattare gli uffici”. Disagi per gli studenti. La segnalazione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Continuano infatti ad arrivare alla nostra redazione numerose segnalazioni di disservizi e tempistiche di attesa di biblica memoria. Vi proponiamo una delle tante lettere che ci giungono su #DilloSuYounipa. Auspichiamo un intervento per mettere un limite ai disservizi generati. Gli studenti hanno il compito di “studiare”, magari rischiando di non impazzire dietro la burocrazia universitaria.
Buongiorno,
Vi scrivo per richiamare la vostra attenzione e sperare che scriviate in merito ad una situazione incresciosa di assoluta inefficienza da parte delle segreterie e degli uffici dell’università di palermo che mi sta arrecando un notevole danno e come a me credo anche a molti altri. Sono una laureata magistrale in giurisprudenza e al fine di candidarmi per un tirocinio avrei bisogno di una certificazione (in carta libera o legale) del mio titolo di laurea.Ne avrei bisogno in tempi brevi perché ad ottobre scadrà la possibilità di candidarsi per il tirocinio ma da giorni nessuno mi risponde: se chiamo le segreterie vengo rimandata al sistema di ticketing in cui un’email mi informa che verrò contattata in tempi indefiniti (già sono passati giorni), se chiamo altri uffici nessuno risponde e quei pochi che lo fanno dopo ore rispondono stizziti rinviandomi al sistema di ticketing o ad altri uffici che non rispondono a email né a telefonate. Io al momento non mi trovo a Palermo e avrei difficoltà a recarmici e oltretutto da quello che so gli uffici sono chiusi quindi anche se andassi fisicamente rischierei di affrontare un viaggio a vuoto.
Con la presente voglio denunciare un fatto che come a me penso stia creando danno ad un gran numero di studenti.
Nella speranza che diate voce a delle persone in difficoltà vi porgo i miei cordiali saluti.
Un ulteriore commento di uno studente:
Salve, la mia esperienza è semplice e comune a molti studenti: la Segreteria è pessima.
Chiedo: sono previsti licenziamenti o penalità per coloro che non lavorano come dovrebbero? Esiste un sistema di monitoraggio che indichi chi lavora e chi si passa il tempo in ufficio o in casa propria?
Non pago per avere servizi inesistenti.
Attendo un certificato banale con pratica ed imposte di bollo già pagate dal sottoscritto daT R E N T A G I O R N I.
Assumere nuovi dipendenti nel settore amministrativo con i nuovi fondi statali sarebbe uno S P R E C O, perché questa gente semplicemente non lavora.Non esiste altra spiegazione per un “””ritardo””” simile.
Lo sfogo è necessario, perché mi pare che il tempo di noi studenti non valga nulla o è come se l’unica cosa che dobbiamo fare è stare appresso alla Segreteria.
Io ho il concreto rischio di perdere un ASSEGNO FAMILIARE per una inadempienza della Segreteria. Ovviamente non me ne starò a guardare.
L'articolo Unipa.”E’ impossibile contattare gli uffici”. Disagi per gli studenti. La segnalazione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Studenti fuori sede.Come votare per il referendum e amministrative proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>I fuori sede possono votare? Dove e come? Visto che elezioni amministrative e referendum sul taglio dei parlamentari si avvicinano è bene chiarire questi punti.
Anche perché ci sono delle differenze rilevanti:
Quindi chi vuole votare per le elezioni regionali o comunali dovrà necessariamente tornare nel Comune di provenienza; invece chi vuole votare “Sì” o “No” al referendum costituzionale deve tornare al luogo di residenza solo se non si iscrive tra i rappresentanti di lista.
Per agevolare l’esercizio del voto le compagnie aeree e del trasporto ferroviario prevedono tariffe scontate, tuttavia per pagare di meno bisogna dimostrare che il viaggio serve per votare. Qui di seguito la guida su come fare.
Vietate le minigonne altrimenti ai prof “cade l’occhio”. Scoppia la protesta delle studentesse
Esiste un escamotage che permette a studenti e lavoratori fuori sede di votare in occasione del referendum senza dover tornare a casa: farsi nominare rappresentante di lista di un partito o di un comitato. Per farlo bisogna andare sul sito internet ufficiale del comitato o del partito e scaricare il modulo di domanda seguendo le istruzioni lì riportate.
Una volta ottenuta la nomina, al rappresentante di lista viene assegnato un seggio nella città di domicilio dove dovrà vigilare il corretto svolgimento delle elezioni e votare.
I requisiti per fare il rappresentante di lista sono i seguenti:
Non possono fare i rappresentante di lista gli appartenenti alle Forze di polizia.
Chi non può o non vuole fare il rappresentante di lista per un partito o un comitato, se intende votare dovrà tornare al luogo di residenza e per farlo può beneficiare delle tariffe scontate.
Questo “trucchetto” non vale per le elezioni politiche e amministrative (a causa di un vuoto normativo) quindi chi è fuori sede non ha scelta: per votare deve tornare nel luogo dove ha la residenza e il proprio seggio elettorale.
Votare è un diritto e un dovere, per questo i mezzi pubblici prevedono tariffe scontate dal 60% al 70% per consentire a lavoratori e studenti fuori sede di recarsi alle urne elettorali. L’iniziativa coinvolge tutti i mezzi di trasporto quindi treni, aerei e traghetti.
Per esempio, Trenitalia permette di acquistare i biglietti ridotti dal decimo giorno antecedente le votazioni per il viaggio di andata, e dal decimo giorno successivo la votazione per quello di ritorno.
Per tutti i treni del servizio nazionale e per il livello Standard di Frecciarossa, chi risiede in Italia può beneficiare degli sconti seguenti:
Come si ottiene lo sconto? I biglietti devono essere acquistato necessariamente con formula andata/ritorno e bisogna presentare i documenti seguenti:
Chi non ha con sé la tessera elettorale da mostrare al momento del viaggio di andata può presentare una dichiarazione sostitutiva che ne attesti il possesso.
Studenti e lavoratori fuori sede possono ottenere uno sconto anche per il viaggio in aereo. Chi decide di volare con Alitalia per un volo nazionale può beneficiare di uno sconto di 40 euro, applicabile sul prezzo totale del biglietto di andata e ritorno. Lo sconto è applicabile solo se il costo del biglietto aereo è superiore a 40 euro al netto delle tasse, dei supplementi e del servizio di vendita.
Al momento del check-in e dell’imbarco, lo studente dovrà esibire oltre al documento di identità anche la tessera elettorale o una dichiarazione sostitutiva del suo possesso. Invece, al ritorno dovrà necessariamente esibirla, affinché il personale di scalo controlli che sia regolarmente timbrata e datata, in modo da dimostrare l’avvenuta votazione.
Per votare alle elezioni politiche, anche chi viaggia in traghetto può usufruire di uno sconto per tornare a casa. La Compagnia italiana di navigazione (che copre i collegamenti con la Sardegna, la Sicilia e le Isole Tremiti) prevede la riduzione del 60% sul prezzo ordinario, valido per 20 giorni, 10 prima della votazione e 10 dopo.
Lo sconto si ottiene presentando al momento dell’acquisto il documento d’identità e la tessera elettorale. Anche in questo caso, solo per il viaggio di andata, è possibile presentare la dichiarazione sostitutiva in caso di mancato possesso della tessera elettorale.
L'articolo Studenti fuori sede.Come votare per il referendum e amministrative proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Università. IL RITORNO DEI FUORI SEDE. 1 su 5 torna a casa proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Almeno per quest’anno, ad esempio, si va assottigliando una delle rappresentanze più consistenti di universitari: i fuori sede. Non solo parecchi ragazzi rinunciano a immatricolarsi lontano dalla propria città. Ma tanti altri impostano il navigatore in direzione opposta, verso casa.
Secondo una ricerca del portale Skuola.net – che ha coinvolto circa 2.000 studenti che durante lo scorso anno accademico erano fuori sede – quasi 1 su 5 abbandonerà la città che l’ha ospitato sinora per fare ritorno nel luogo di residenza. Non pochi, sia in termini percentuali che assoluti. Soprattutto se pensiamo che gli studenti immatricolati in una regione diversa da quella di residenza lo scorso anno accademico ammontavano a circa 340.000 unità.
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Questo, però, non vuol dire che si rinuncerà con la stessa facilità a inseguire il sogno di laurearsi nell’ateneo o nel corso di laurea preferito. La platea dei cervelli di ritorno, infatti, qui si divide: circa 2 su 3 effettivamente si iscriveranno in una sede universitaria più a portata di mano, chiudendo definitivamente col passato; i restanti 1 su 3 al contrario continueranno a essere formalmente iscritti nello stesso ateneo, pur proseguendo la carriera ‘a distanza’. Cosa accomuna i due emisferi? Le motivazioni del cambio di rotta: nella maggior parte dei casi c’è lo zampino del Covid-19.
Le difficoltà economiche in cui versa la famiglia in seguito al lockdown, che impediscono di garantire al figlio vitto e alloggio fuori da casa, la spinta maggiore per tornare: la mette in cima alla lista il 45% di quelli che si sposteranno definitivamente e il 32% di quelli che, almeno per il momento, continueranno a essere fuori sede solo sulla carta. Anche le difficoltà negli spostamenti che le misure di contenimento del virus hanno generato, però, sono temute da molti: la paura di rimanere bloccato distante dai propri cari per troppo tempo, specie se dovessero esserci nuove chiusure, è stata la molla decisiva per circa 1 su 10. Interessante notare che la campagna di incentivi messa in campo da alcuni atenei per attrarre nuovi iscritti dai territori circostanti non ha avuto un impatto così significativo: solo il 3% è stato “riportato a casa” grazie a queste politiche.
Mentre, tra chi ha mantenuto la ‘matricola’ nell’università in cui era iscritto lo scorso anno, quasi 1 su 4 ha scelto di tornare dopo aver fatto un bilancio della ‘didattica a distanza’ allestita dal suo ateneo negli ultimi mesi. I risultati sono stati buoni così e, visto che anche nel prossimo anno accademico si proseguirà con una formula “blended” (un po’ in presenza e un po’ online), ne ha approfittato per risparmiare sulle spese che inevitabilmente pesano sui fuori sede.
Qualcuno che rimane, comunque, c’è: sono circa l’80% dei fuori sede di vecchia data (a cui vanno aggiunte le matricole). Ma anche loro sembrano confusi. Basti pensare che, alla fine di agosto, più 1 su 2 ancora non ha un alloggio per il prossimo anno e, tra questi, circa la metà è indeciso su quale soluzione sia migliore (appartamento o stanza in una casa condivisa?). Le variabili da considerare sono molteplici, molte della quali ancora una volta ruotano attorno all’emergenza sanitaria: dall’opportunità di condividere spazi con degli sconosciuti alla crisi del mercato degli affitti.
Valutazioni che hanno fatto persino quelli che, apparentemente, sembrano avere le idee chiare: tra chi ha già provveduto alla sistemazione per settembre, il 15% ha cambiato casa. Cosa ha condizionato la loro scelta? In 6 casi su 10 è stato proprio il Covid-19: il 27%, per ovvi motivi, ha cercato un appartamento assieme ad amici fidati o parenti, il 20% ha approfittato delle maggiori offerte proposte dal mercato (vista la crisi) per ‘allargarsi’, il 13% ha puntato una casa da solo o con pochi coinquilini per avere meno gente possibile con cui dover entrare in contatto e limitare così le occasioni di contagio.
Partendo da queste premesse è facile immaginare perché, analizzando le scelte abitative dei “decisi” e confrontandole con quelle di dodici mesi fa, si assista a un vero e proprio boom per gli appartamenti interi e a una leggera flessione per le coabitazioni. A parte quelli che per motivi economici sono “costretti” alla convivenza, in generale la necessità di distanziamento sociale unita alle favorevoli condizioni di mercato ha fatto crescere il ricorso agli appartamenti del 70% rispetto a dodici mesi fa: il 27%, infatti, ha puntato sulla casa da solo (nel 2019, di questi periodi, il dato si fermava al 16%); mentre le stanze in case condivise finora hanno attirato il 60% dell’utenza (un anno fa erano il 66%); dimezzato l’appeal di collegi e convitti (dal 10% al 5%), stabile quello degli studentati (8%).
I costi? Il 44% prevede di spendere tra i 200 e i 400 euro al mese, il 23% anche di più (tra i 400 e i 600 euro al mese), il 13% pensa addirittura che sforerà questo tetto, solo 1 su 5 crede di riuscire a contenere le uscite per l’affitto nei 200 euro mensili. Spese che, in quasi la metà dei casi (46%), saranno a carico esclusivo dei genitori; il 13%, al contrario, cercherà di lavorare per rendersi indipendente anche dal punto di vista economico; l’11% farà a metà con la famiglia, il 23% chiederà (oppure ha già) una borsa di studio.
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]]>L'articolo “Io non mi sento italiano”. La lettera-sfogo dello studente Luigi proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il perché proverò a spiegarlo proprio tramite questo articolo.
L’Italia è quel magico paese in cui la mattina vigono tutte le misure di contenimento anti-covid mentre la sera viene attuata una sorta di versione soft del film “the purge”: per usare un francesismo ognuno fa quel che vuole.
L’Italia è quel magico Paese in cui per certi politicanti il Covid esiste solo quando bisogna scagliarsi contro i migranti gridando all’invasione di infetti.
L’italia è quel magico Paese in cui si parla di scuola solo quando i genitori non hanno un posto in cui “parcheggiare” i figli per andare a lavoro, tanto alla fine del resto a chi importa?
A chi importa se siamo giunti ad agosto ed ancora noi studenti siamo col fiato sospeso sulle modalità di rientro? (possibile rientro in presenza, didattica mista, didattica a distanza o, più probabile, qualche girone infernale creato appositamente).
A chi importa se ordinanza dopo ordinanza si sta distruggendo il ruolo sociale della scuola e dell’università? Eh si, perché scuola e università non devono essere intese come deputate unicamente alla trasmissione del sapere. Si parla di banchi singoli, distanziamento, ricreazione da seduti, entrate scaglionate ed ovviamente niente assemblee. Le nostre scuole e le nostre università, lo sappiamo bene, sono molto di più e noi non meritiamo tutto questo specialmente se una volta usciti da queste, per tornare a casa, si salirà su quei stessi mezzi pubblici riempiti a tappo e la sera si potrà tranquillamente andare in un pub o in un club.
A chi importa se plausibilmente i nuovi studenti non potranno conoscere né i propri compagni e colleghi né i propri docenti di presenza ma si dovranno limitare a fredde lezioni a distanza?
Insomma di tutto questo importa veramente poco ai più. Alla fine quest’estate è stato più importante riaprire le discoteche rispetto a fare cautela guardando a settembre.
Ma sapete che c’è? A me tutto questo fa schifo. Rientro nella categoria di quei pochi “deficenti” a cui di tutto questo importa. Per questo posso dire che io oggi NON riesco a sentirmi orgogliosamente italiano.
Luigi
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]]>L'articolo Università. Nel Decreto Agosto novità per borse di studio e fuorisede proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La novità per le università italiane che riguarda maggiore flessibilità per le borse di studio e deroghe ad alcune regole che riguardano i fuorisede.
Quello per le università è un articolo che si aggiunge nel capitolo scuola, la quale riceve nuovi fondi con il decreto Agosto, almeno un miliardo.
Vediamo cosa dice il testo del decreto Agosto e quali sono le novità per l’università in materia di borse di studio e fuorisede.
Per le università le novità sono contenute nell’articolo 33 – Misure urgenti per la continuità del sistema della formazione superiore e le prime riguardano proprio le borse di studio.
Il testo dell’articolo del decreto Agosto stabilisce che le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e le università sono autorizzate a rimodulare, nei limiti delle risorse disponibili, l’entità delle borse di studio destinate agli studenti fuorisede.
Questa misura, in una situazione singolare e di emergenza come quella che il COVID impone, darebbe agli studenti fuorisede la possibilità di non subire troppi disagi ulteriori.
Il destino dell’attività degli atenei a partire da settembre e ancora incerta laddove durante il lockdown e nei periodi successivi si è proceduto sempre con lezioni ed esami anche e soprattutto da remoto. Vediamo ora qual è l’ulteriore novità del testo del decreto Agosto per l’Università.
Per il mondo delle università ci sono altre novità nel decreto e che riguardano sempre gli studenti fuorisede.
In particolare stabilisce il decreto Agosto che in deroga a quanto stabilito dall’articolo 4, comma 8, lettera c del decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 9 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.172 del 26 luglio 2001, si può considerare fuorisede lo studente che frequenta un corso presso l’università lontana dal luogo di residenza a titolo oneroso, usufruendo di residenze pubbliche, private o anche enti anche per un periodo inferiore ai 10 mesi purché non inferiore ai 4 mesi.
Limitatamente all’anno accademico 2020/2021, le regioni, le province autonome di Trento e Bolzano e le università, per gli interventi di rispettiva competenza, possono rimodulare, nei limiti delle risorse disponibili, l’entità delle borse di studio destinate agli studenti fuori sede e, in deroga all’articolo 4, comma 8, lettera c), del decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 9 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 172 del 26 luglio 2001, considerare come fuori sede lo studente residente in un luogo distante dalla sede del corso frequentato e che per tale motivo prende alloggio a titolo oneroso nei pressi di tale sede, utilizzando le strutture residenziali pubbliche o altri alloggi di privati o enti, anche per un periodo inferiore a dieci mesi, purché non inferiore a quattro mesi. Le disposizioni di cui al presente comma trovano applicazione, ove possibile, anche per l’anno accademico 2019/2020
Una buona notizia per i molti fuorisede che pur avendo iniziato a seguire i corsi universitari tra settembre e ottobre sono stati in alcuni casi costretti ad abbandonare l’alloggio per il lockdown.
Con l’entrata in vigore del decreto Agosto le misure per università e studenti fuorisede diventano operative.
Adesso si rimane in attesa di comprendere come le università intendano agevolare gli studenti fuori sede in virtù delle novità introdotte.
Sotto tutte le novità introdotte con il Decreto Agosto
Decreto agosto. Raffica di bonus: ecco quali e a chi spettano
Decreto agosto: se si paga con la carta rimborso del 20%
AGOSTO 2020. MIGLIAIA DI POSTI A BANDO: ECCO LE OPPORTUNITA’ E I CONCORSI ATTIVI AL MOMENTO
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]]>L'articolo “Dove sono i fondi promessi?” Studenti Fuori sede scrivono a Musumeci proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Gli universitari siciliani fuori sede che, durante il lockdown avevano deciso di non tornare a casa durante la pandemia si erano sentiti rassicurati dopo l’annuncio da parte del governo regionale di la Regione aveva annunciato lo stanziamento di 7 milioni di euro coi quali alleggerire le spese delle famiglie per mantenerli fuori dall’Isola. Oggi, però, non c’è traccia né di risposte concrete né dei soldi. Lo denuncia una rappresentanza di tutti quegli studenti che, dopo aver tentato ogni strada per fare chiarezza sullo stato dei finanziamenti, hanno deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Regione Nello Musumeci. Soprattutto perché la crisi post-lockdown continua a colpire indistintamente migliaia di famiglie, e mantenere gli studi dei figli lontani da casa sta diventando insostenibile.
In una lettera al governatore, gli studenti manifestano la “necessità di ricevere chiarimenti in merito al bando di concorso n. 1 del 16 aprile 2020 a noi riservato nell’ambito dell’emergenza Covid-19. Il bando fa riferimento” alla cifra “che il governo Musumeci ha stanziato in favore degli studenti universitari fuori sede per l’anno accademico 2019/2020 a seguito dell’emergenza epidemiologica”, si legge nella missiva, nella quale gli studenti spiegano: “In data 8 giugno 2020 sono state pubblicate sul sito dell’Ersu (Ente regionale per il diritto allo studio universitario, ndr) di Palermo le graduatorie degli idonei all’assegnazione del contributo economico. Dopo alcune settimane dalla pubblicazione delle graduatorie (oltretutto provvisorie), non avendo ancora ricevuto l’accredito, iniziamo a contattare a più riprese l’Ersu, senza però ricevere risposte chiare e soddisfacenti. Non vogliamo entrare nel merito, ma è evidente che siamo davanti a un grave problema di comunicazione”.
“Nel frattempo i giorni e le settimane sono diventati mesi – proseguono gli autori della lettera a Musumeci – e noi stiamo ancora aspettando il supporto concreto promesso. Chi non aspetta più invece sono i nostri proprietari di casa, e insieme a loro le bollette che puntualmente arrivano e devono essere pagate. Siamo rimasti responsabilmente nelle nostre città universitarie consapevoli che se fossimo tornati a casa durante l’emergenza avremmo potuto rappresentare un rischio concreto per le nostre famiglie”, precisano i fuori sede siciliani.
“Ci siamo sentiti presi in giro”, commenta Simone Gallo, 24enne nisseno che frequenta il corso magistrale di Informatica umanistica; Gallo è uno degli amministratori del gruppo Facebook da cui è nata la lettera al governatore siciliano. “Io vivo e studio a Pisa – spiega – e fortunatamente vengo mantenuto da mia madre che è insegnante, ma avrei sicuramente fatto un uso comunque fondamentale degli 800 euro annunciati. Noi fuori sede vogliamo chiarezza: intanto perché le uniche graduatorie disponibili sono uscite ormai circa un mese fa, e poi perché sono provvisorie e questo il bando in realtà non lo prevedeva. Ecco perché abbiamo creato il gruppo: non abbiamo una vera e propria rappresentanza, eppure il bando conta circa novemila partecipanti”.
Fra loro c’è anche Laura Collesano, 24 anni, palermitana, specializzanda in Fisica. “Durante l’emergenza Covid sono rimasta bloccata in Germania, dove sono tuttora – racconta – perché i voli costano davvero tanto: si parla di circa 300 euro per arrivare a Palermo da Colonia, e non posso proprio permettermelo. Non torno a casa praticamente da più di un anno, ma come tanti altri sono stata felice del fatto che la Regione avesse comunicato lo stanziamento dei 7 milioni. Collesano spiega che “il bando era suddiviso in categorie: quella degli studenti rimasti fuori sede, prioritaria, e quella degli studenti rientrati in Sicilia. La chiusura era fissata per il primo maggio, e di lì a poco ci aspettavamo la graduatoria – dice – che in effetti è uscita l’8 giugno ma non era altro che un elenco di idonei. Nessun vincitore. Da quel momento tutto tace. Dove sono questi fondi promessi? Almeno ce lo dicano chiaro”.
Molti fuori sede hanno chiesto individualmente dei chiarimenti all’Ersu: “A me è stato risposto che non c’era nessuna notizia certa, né della data di uscita delle graduatorie né dell’effettiva disponibilità dei fondi – dice Collesano –. Ci sono famiglie che stanno riuscendo a sostenere le spese degli studi all’estero anche dopo il Covid, come la mia, ma tante altre invece sono in grandissime difficoltà perché per il coronavirus hanno anche perso il lavoro. Tutto questo lo stiamo facendo soprattutto per loro, ma la sensazione in questi giorni è di sentirci ignorati”.
Dall’Ersu fanno sapere che il personale delle sedi di Palermo, Catania, Messina ed Enna ha gestito la procedura e ha completato l’iter di lavorazione delle pratiche; l’assenza di graduatorie con i vincitori sarebbe legata all’arrivo dei finanziamenti con relativa destinazione e per concretizzare questo passaggio mancherebbe solo l’ok dell’assessorato regionale al Bilancio. Nel frattempo gli universitari e le loro famiglie sono alle strette: “Anche se la fase più critica, almeno in ambito sanitario, sembra ormai alle spalle – scrivono ancora a Nello Musumeci – per alcuni di noi l’emergenza non è affatto finita”.
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]]>L'articolo In Italia, il 10% di chi è in affitto sono studenti universitari proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Milano primeggia tra chi prende casa in affitto per motivi di studio (33,8%), tallonata da Torino (31,9%).
Secondo lo studio, nel secondo semestre del 2019 i canoni di locazione delle grandi città sono in aumento: +2,9% per i monolocali e del 3,1% per i bilocali e i trilocali.
Su tutte le tipologie si vede un segnale positivo, attribuibile prevalentemente a una diminuzione dell’offerta e a un incremento della domanda.
La distribuzione della motivazione di chi prende casa in affitto è così fatta: il 64,7% cerca la casa principale, il 25,7% lo fa per motivi legati al lavoro e il 9,6% per motivi legati allo studio (la percentuale di chi cerca per motivi di studio è soggetta a stagionalità, con percentuali che aumentano nel secondo semestre dell’anno).
Limitando l’analisi al target degli studenti emerge che le tipologie più affittate sono il bilocale (35%) e il trilocale (31,5%), mentre i contratti maggiormente stipulati sono quelli transitori.
I ragazzi che cercano casa sono attenti alla distanza dalla facoltà universitaria per abbattere i tempi di spostamento, alla presenza dei servizi, alla tranquillità della zona oltre che allo stato dell’immobile e dell’arredamento. Spesso l’appartamento è condiviso con amici per poter risparmiare.
A livello nazionale il rendimento annuo lordo di un bilocale si aggira intorno a 5,0% e quello di un trilocale è di 4,7%. Rendimenti che, spesso, in caso di affitti a studenti aumentano se si opta per l’affitto del posto letto.
Considerando che in Italia solo il 2% degli studenti vive in uno studentato contro una media europea del 19% appare chiaro il motivo per cui molti investitori negli ultimi anni si stanno riversando sul segmento dello student housing, in particolare nelle città ad alta presenza di atenei (Milano, Bologna, Torino e Roma per citarne alcune ma anche Padova o Pisa). Senza contare che in Italia c’è anche una forte presenza di studenti stranieri.
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]]>L'articolo Studenti FuoriSede. 1200 euro per rientrare in Sicilia proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Infatti, l’ultima iniziativa delle Regione Sicilia e del Presidente Nello Musumeci prevede l’esenzione del pagamento delle tasse universitarie per quegli studenti che torneranno a studiare in Sicilia.
290 milioni di euro per il diritto allo studio sono stati stanziati dal governo nazionale con il cosiddetto Decreto Rilancio, a questi fondi si stanno aggiungendo diverse iniziative nella varie regioni d’Italia.
Come quella, molto discussa dai Rettori delle Università del Nord, della Sicilia che ha previsto un contributo di 1.200 euro che verrà incassato l’anno prossimo dagli atenei dell’isola per ogni studente che tornerà a studiare nelle Università Siciliane rientrando dal Nord. Gli studenti che rientrano in questo caso verranno esonerati dal pagamento delle tasse universitarie.
Dalla Regione Sicilia per gli studenti fuorisede, una misura dal valore di 4 milioni: un contributo per il prossimo anno accademico di 1.200 euro per ogni studente iscritto fuori regione o all’estero che sceglierà di tornare.
I fondi andranno agli atenei dell’Isola che dal canto loro dovranno azzerare le tasse universitarie. Una misura che l’assessore regionale all’Istruzione, Roberto Lagalla, invita a inserire nel «ventaglio di azioni» messe in campo dalla Regione su suggerimenti dei rettori dell’isola. Senza alcun intento di limitare la «libera scelta dello studente: i sistemi regionali – spiega – devono valorizzare le opportunità offerte dal proprio territorio e dal proprio sistema universitario. Stiamo parlando – aggiunge Lagalla – di una misura a favore delle famiglie che l’anno prossimo non potranno mantenere i loro figli fuori».
L’iniziativa della Regione Sicilia, come riporta il Sole 24 Ore, ha suscitato, infatti, le proteste di diversi rettori del resto d’Italia. Il presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) e Rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta ha dichiarato che “la mobilità studentesca è un valore e se cominciamo a stopparla o impedirla non facciamo un favore al sistema”
Nel mentre, gli studenti siciliani iscritti presso gli Atenei dell’Isola attendono il Bonus di 500 euro per gli studenti fuorisede come previsto dall’ultima legge finanziaria approvata in Assemblea Regionale Siciliana nei primi giorni di Maggio.
Il contributo straordinario ‘una tantum’, nella misura forfettaria di 500 euro per ciascuno studente approvato dalla Giunta del Governo Musumeci riguarda gli studenti conduttori o co-conduttori di unità immobiliari ad uso residenziale, fiscalmente a carico dei nuclei familiari di provenienza, individuati come fuorisede, con contratto di locazione regolarmente registrato alla data del 28 febbraio 2020, che non risultino fruitori alla stessa data di servizi abitativi erogati dagli ERSU.
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Laureandi di Luglio scrivono lettera a Micari
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]]>“Per dare risposte immediate alle esigenze degli studenti in difficoltà, non abbiamo voluto aspettare la pubblicazione della Legge di Bilancio regionale in cui il governo regionale Musumeci mette in campo nuove risorse per gli ERSU siciliani (n.d.r.: 6 milioni di euro) – dichiara il presidente dell’ERSU Palermo, Giuseppe Di Miceli – e abbiamo voluto procedere, immediatamente, all’assegnazione di nuove 1.051 borse di studio agli studenti universitari, facendo scorrere le graduatorie, e decidendo di distribuire anche a 4.425 studenti (che sarebbero rimasti idonei senza alcun aiuto) un assegno di 400 euro riassorbibile in caso di erogazione della borsa di studio.
Intanto, a tutti i 1.282 fuorisede (non già assegnatari di nessuna borsa di studio) in regola con il contratto di locazione verrà assegnato un contributo alloggiativo fino a 1.300 euro (costo 1,6 milioni ricevuti con questa finalità proprio dall’assessorato dell’Istruzione in questi giorni) che si aggiungono agli 865 contributi alloggiativi già erogati (costo 1,1 milioni di euro). Purtroppo – continua il presidente dell’ERSU – la Sicilia occidentale registra un numero molto sopra la media regionale e nazionale di studenti in difficoltà economica e di fuorisede, elementi questi che rendono più difficile la copertura di tutte le borse (n.d.r.: nell’anno accademico in corso c’è stato un incremento del 30% di studenti richiedenti la borsa di studio).
Ma – continua Giuseppe Di Miceli – auspichiamo che con le ulteriori risorse che sono state stanziate grazie all’impegno dell’assessore regionale dell’Istruzione Roberto Lagalla, anche in quest’ultima legge di Stabilità regionale ormai in procinto di essere pubblicata, si riescano a colmare tutte le criticità dando attuazione pienamente al diritto allo studio portando l’importo della borsa di studio erogata alla piena quota prevista. In ogni caso – conclude il presidente dell’Ersu – rimaniamo sempre pronti ad ascoltare e incontrare gli studenti che abbiano bisogno di dialogare con l’Ente per la risoluzione delle problematiche inerenti il tema del diritto allo studio”.
Durante l’ultimo Consiglio di Amministrazione dell’ERSU, svolto il 4 maggio scorso, era stata deliberatal’erogazione di 4 milioni di euro in favore di 5.476 studenti universitaririsultati idonei al bando di concorso 2019/2020 per i benefici e i servizi ERSU che si sono sommati ai 4.829 studenti già assegnatari e fruitori di borsa di studio e che hanno percepito un assegno (in base alla fascia ISEEU e alla condizione di studente in sede, pendolare o fuorisede) da euro 1.183 a euro 2.731. Invece, 2,2 milioni di euro sono stati, destinati allo scorrimento delle borse di studio destinate a numero 1.051 studenti. Sulla base delle risorse disponibili, 1,8 milioni di euro sono stati destinati a 4.425 studenti cui è attribuito un assegno di 400 euro quale “assegno straordinario emergenziale riassorbibile” (“contributo DSU Covid-19”):un aiuto per la grave situazione sanitaria ed economica che verrà riassorbito in caso di erogazione di sussidi straordinari o della borsa di studio che l’ERSU auspica di potere erogare al maggiore numero possibile di idonei.
Da mercoledì 6 maggio 2020, è stata anche pubblicata sul sito www.ersupalermo.it la piattaforma online per fare richiesta dei benefici riservati a tutti gli studenti del bacino dell’ERSU Palermo (anche non già partecipanti al bando di concorso 2019/2020) che, anche a causa dell’emergenza COVID, si trovano in particolari difficoltà.
I benefici dell’ERSU sono destinati alla platea degli studenti universitari e dell’alta formazione artistica e musicale: dell’Università degli Studi di Palermo e dell’università pubblica non statale LUMSA di Palermo; delle accademie di Belle Arti di Palermo, “Kandinskij” di Trapani, “Abadir” di San Martino delle Scale, “Michelangelo” di Agrigento; dei conservatori di Musica “Bellini” di Palermo, “Scontrino” di Trapani, “Toscanini” di Ribera.
Per ogni ulteriore informazione:
Ufficio Stampa Ersu Dario Matranga: mail [email protected] tel. 0916546010 – 3939956916
URP ERSU– Ufficio Relazioni con il Pubblico: Tel. 091.654 6050/6056/2104 Mail [email protected]
Direzione ERSU di Palermo mail: [email protected] tel.091 6545919
ERSU UOB1 – Concorsi e benefici mail: [email protected] tel.0916545921
Orari ricevimento telefonico del pubblico: lunedì/venerdì ore 9/13; mercoledì anche ore 15/17
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]]>L'articolo Fuorisede. Musumeci apre al “Rientro”. Più collegamenti per chi deve ricongiungersi con famiglie” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Adesso il presidente della Regione Nello Musumeci fa retromarcia. Dopo l’annunciato che in “Sicilia non entra nessuno” e che la Sicilia restava chiusa per tutto Maggio, adesso l’apertura. Dopo le polemiche sul rientro dei fuorisede e gli interventi di alcuni deputati regionali, il governatore chiede al ministero dei Trasporti di far aumentare le corse per permettere ai siciliani sorpresi fuori dalla Sicilia di tornare: “Adesso – dice Musumeci in un video – allarghiamo un po’. Possono possono rientrare anche coloro che si vogliono ricongiungere con le proprie famiglie. E per farlo devono rispettare le solite regole, cioè la verifica al momento dello sbarco e poi la quarantena”.
Musumeci, intanto, chiede a Roma di raddoppiare i collegamenti aerei. “Abbiamo chiesto al ministero dei Trasporti di portare i voli da Roma per Palermo e Catania da 2 a 4 – dice – sperando che l’Alitalia non si abbandoni a speculazioni, perché mi risulta che il costo dei voli negli ultimi giorni sia assolutamente inaccessibile è inaccettabile. Al tempo stesso manteniamo la corsa del treno da Roma a Messina, e per quanto riguarda lo Stretto invece chiediamo di passare dalle attuali 5 corse a 8 corse”.
Per Musumeci, d’altro canto, “un blocco per i casi di necessità non c’è mai stato. Neanche nei gravi momenti di crisi, sia gli ordinamenti nazionali che quelli nostri hanno sempre detto che l’ingresso è consentito alle forze dell’ordine, alle forze armate, al personale sanitario, e per gravi motivi personali, sanitari o di famiglia. Quindi un blocco totale non c’è mai stato”. Adesso, però, si allarga ancora, in controtendenza rispetto alle indicazioni date venerdì dallo stesso Musumeci (“Per ora chiediamo di restare chiusi, blindati”) e con la promessa di aumentare ancora i voli se non ci sarà un aumento dei contagi. “Nessuno – avvisa però il governatore – deve pensare che la fase 2 sia un ‘tutti liberi’, stiamo attenti. Il dato di tre regioni deve farvi riflettere. Veneto, Lombardia e Piemonte assieme hanno 60.000 positivi in questo momento. La Sicilia, regione particolarmente popolosa, ne ha 2.200. Ecco, noi vorremmo che questo dato possa scendere man mano che passano i giorni. Guai a dover registrare una nuova impennata”.
‘esempio è riferito ai 263 tamponi positivi su 24.900 controlli sui rientranti: “Quando c’è stato il famoso esodo di inizio marzo – assicura Musumeci – su decine di migliaia di persone abbiamo trovato centinaia di positivi che non mostravano assolutamente alcun sintomo. Quindi bisogna stare prudenti per evitare di ricominciare da capo, e la ricaduta sarebbe più complicata della prima fase”. Intanto, però, il ritorno è possibile. E anche i siciliani emigrati entrano in fase 2.
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]]>L'articolo “Fateci tornare a casa”, la mobilitazione e gli appelli disperati LETTERE E VIDEO proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Petizioni, appelli, video e lettere al Presidente della Regione siciliana per chiedergli di poter tornare a casa. Lavoratori e studenti siciliani rimasti bloccati in varie parti d’Italia si rivolgono a Musumeci e lo fanno in tutte le forme possibili.
“Il DPCM del 26 aprile prevede espressamente la possibilità “di rientrare in ogni caso presso il proprio domicilio, residenza o abitazioni”. Tradotto, significa che tutti gli italiani che NON sono fuggiti, a marzo, irresponsabilmente, dai luoghi in cui si trovavano, possono farlo adesso, dopo quasi due mesi, in sicurezza, per poter finalmente riabbracciare i propri cari. Musumeci, però, ha detto di no. I siciliani a casa non possono tornare. Se, in barba a tutte le direttive, sei tornato a marzo, ormai resti a casa, se, invece, ti sei comportato bene e adesso vuoi comprensibilmente rientrare in Sicilia, rispettando le misure di quarantena, non puoi. Per universitari e giovani lavoratori siciliani costretti in monocali, con atenei chiusi e lavoro che scarseggia, ogni giorno lontano da casa è una sfida, ma questo il governatore non lo sa. Troppo facile riempirsi la bocca di giovani solo in campagna elettorale”. Questo il contenuto di un messaggio che ci arriva da Sabrina, studentessa Palermitana al Politecnico di Torino, e che sintetizza lo stato d’animo di migliaia di giovani studenti e lavoratori che non possono far rientro in Sicilia. Infatti, in Sicilia è stato limitato l’accesso non consentendo un facile rientro.
Sono diverse le petizioni che sono nate in queste ore per supportare la causa. La prima è stata lanciata dai deputati regionali del Partito Democratico Michele Catanzaro e Nello Dipasquale. Fondamentalmente si chiede al Presidente della Regione Sicilia di affrontare la situazione dei residenti in Sicilia, momentaneamente fuori regione, dopo 2 mesi di quarantena, di poter rientrare in Sicilia. I firmatari chiedono “coerenza e soprattutto solidarietà nei confronti dei Siciliani”, e ricordano “che potevamo essere in quei treni stracolmi dell’8 marzo e invece per il bene della nostra terra, abbiamo rispettato le indicazioni e siamo rimasti al Nord, al centro Italia, all’estero”.
La disperazione dei tanti appelli sono sintetizzati in un video da tanti studenti e lavoratori che si trovano nella stessa condizione. Prima lo guardiamo e poi lo descriviamo.
L’obiettivo è arrivare proprio nei palazzi palermitani, e di portare fin sulla scrivania del Presidente l’hashtag #fatecitornare. Su change.org è partita una petizione, su Facebook e Instagram si moltiplicano post e appelli, e su Telegram è stato creato un gruppo che conta decine di ragazzi che non possono e non vogliono più aspettare. C’è chi ha perso il lavoro, chi non può pagare l’affitto, chi non riprenderà le lezioni e i genitori non ce la fanno più a mantenerli. Lo hanno fatto per due mesi, adesso sono stremati. “Invece di premiarci per la scelta responsabile di rimanere, due mesi fa, ci stanno punendo. Ci sentiamo presi in giro, – dicono – e siamo costretti a pensare che chi è scappato, sprezzante delle regole, sia stato più furbo di noi e abbia fatto bene”. Sono migliaia, e alcuni di loro, per non rimanere solo voci, hanno deciso di metterci anche la faccia, con un video (vedi sotto) che arriva dritto al cuore, perché chi gli dovrà ribadire che davvero non possono ancora rientrare dovrà farlo dopo averli guardati negli occhi. Come Marinella Vanini, vittoriese di 20 anni e studentessa al 2^ anno in Biotecnologie, a Ferrara; come Martina Patti, l’autrice del video, 21enne nativa di Palermo e studentessa di Scienze Infermieristiche, bloccata anche lei a Ferrara da gennaio. E’ per aiutare pure loro che Nicolò Beneventi, 20enne ferrarese studente di Ingegneria Meccanica, ha inviato una mail con una lettera sia a Musumeci che all’assessore regionale all’Istruzione, Roberto Lagalla. “Lei non può voltargli le spalle, chiudendo le Frontiere della loro Sicilia – scrive Nicolò – non può cancellare tutti i treni, tutti i voli, tutte le navi, e non può impedire a questi poveri ragazzi di tornare a casa. Adesso che abbiamo imparato come limitare il contagio e l’andamento della curva epidemica è in netta discesa, le chiedo, con tutto il mio cuore, di prendersi cura di questi suoi conterranei e di dar loro la possibilità di esercitare i propri diritti, perché questo è un loro sacrosanto diritto”. Jessica Salamone ha 20 anni e da due studia a Bologna, alla facoltà di Scienze della Formazione Primaria. Anche lei l’8 marzo ha deciso di rimanere.”Ho scrupolosamente seguito tutte le disposizioni, ho passato il mio periodo di quarantena e ho aspettato con ansia che mi dessero di nuovo la possibilità di rientrare a casa. Mi preme scendere giù poiché i miei genitori fanno dei sacrifici per mantenermi, e siamo in difficoltà. Inoltre, essendo una studentessa, ho degli esami da sostenere e mi serve una buona connessione ad internet che nella casa di Bologna non ho. Ho bisogno di rivedere i miei genitori, di raggiungere la mia casa e rasserenarmi psicologicamente, ma anche di poter esercitare il mio diritto allo studio”. Martina Failla, invece, è trapanese, spegnerà 27 candeline a luglio e vive a Milano. A dicembre ha conseguito la laurea in Fotografia e Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera e la pandemia l’ha sorpresa proprio in quella fase in cui, ultimati gli studi, si deve decidere cosa fare ‘da grande’, ma c’è pure un altro problema: Martina ha il diabete di tipo 1, rientra nelle categorie a rischio e ha, quindi, tutto il diritto di tornare, ma non ci sono i mezzi e ora che i suoi coinquilini stanno ricominciando a lavorare e a stare a contatto con altre persone vive con l’ansia del contagio. “Sono in quarantena dal 27 febbraio – racconta – e sono andata avanti grazie a qualche soldo messo da parte e agli aiuti dei miei, ma adesso ho l’esigenza di rientrare. Subito, non tra un mese. Ho organizzato tutto, c’è una casa vuota che mi aspetta per la quarantena, sono stata responsabile fino ad oggi e non mi metterò a far festa domani”. Martina vive fuori da anni, è abituata, e il suo pensiero in questo momento così delicato è soprattutto per chi è fuorisede da pochi mesi. E’ stata lei, che su Instagram ha un profilo da 18mila followers, a creare un gruppo su Telegram che, in due giorni appena, ha raccolto oltre 80 ragazzi nella stessa situazione. “Avevo percepito fin da subito il pericolo, – continua – mentre ancora altri consideravano il mio un ‘panico esagerato’ e il virus una ‘normale influenza’. Quel fatidico sabato in cui in tanti decisero di tornare al sud, io non sono scesa. Mi sono detta: Perché rischiare? La situazione è che, dopo 60 giorni, mi trovo senza lavoro, perché in Italia l’arte viene sempre per ultima, un affitto da pagare e le bollette. Invece di chiamarlo ‘nuovo esodo’ e farci sentire appestati, perché non ci aiutate a tornare in sicurezza? Voi non potete nemmeno lontanamente immaginare lo stato d’animo di chi si trova fuori”. Infine, un messaggio diretto al Presidente Nello Musumeci: “Proteggere i siciliani è il suo compito, no? Bene. Siamo siciliani anche noi!” “Tornare a casa è un mio diritto” le fa eco Erika. Anche lei è rimasta in Lombardia mentre tutti fuggivano, per non mettere a rischio i propri cari qualora fosse stata asintomatica. “Non è stata una scelta facile, lontana dalla mia famiglia, con un affitto da pagare, un lavoro da precaria e il terrore causato dalla situazione. Dopo 60 giorni i nervi iniziano a crollare, i nostri appartamenti sono diventati delle gabbie e il senso di solitudine si fa sempre più grande. Sono disposta a farmi anche altri 60 giorni di quarantena, ma li voglio fare a casa mia, nella terra in cui sono nata e cresciuta, nel luogo in cui mi sento sicura, nella terra che oggi non mi vuole perché per il Presidente Nello Musumeci ‘non possiamo spalancare le porte della Sicilia a chi viene dal resto d’Italia, non è ancora il momento’. Allora mi chiedo, caro Presidente, quando sarà il momento? Questa è una grandissima ingiustizia! – conclude – e proprio in questo momento di difficoltà lei dovrebbe aiutarci e non abbandonarci!”. Chiede aiuto anche una madre che preferisce restare anonima e che, da febbraio, si trova da sola con suo figlio in provincia di Treviso. “Io sono felice di avere mio figlio, è la mia gioia, ma se dovesse accadermi qualcosa, se mi dovessi ammalare, lui resterebbe solo! Se avessi la possibilità di tornare giù, mio figlio per lo meno avrebbe qualcuno con cui stare. Non sono solo gli studenti fuori sede a reclamare il rientro, ci siamo anche mamme, papà e lavoratori che vorrebbero tornare dalle proprie famiglie e ognuno ha una storia personale. La situazione è molto pesante dal punto di vista psicologico”. Infine c’è Claudia, 22enne di Trapani che vive a Rimini e studia marketing. Anche lei ha scritto una lettera nella quale afferma di far parte “di quel grande gruppo di persone che, all’inizio dell’emergenza, ha scelto di agire con responsabilità e cognizione di causa”. “Siamo rimasti al Nord – aggiunge – perché era giusto. È stato un bene per la nostra salute, per quella dei nostri familiari, per quella dell’intera comunità Siciliana e del nostro sistema sanitario. È da mesi che siamo presso i nostri domicili, in totale isolamento, in situazioni più o meno difficoltose. Abbiamo stretto i denti, noi e le nostre famiglie, ma in tanti ora si ritrovano senza alcuna possibilità di incrementare il proprio reddito. Molto persone sono figlie di genitori che hanno perso il posto di lavoro e che non sono più in grado di pagare un ulteriore canone di locazione (con i prezzi del Nord Italia, peraltro!). Dopo tutti questi mesi, finalmente, il Presidente del Consiglio ci dà la possibilità di tornare presso le nostre residenze, ma, sempre perché ad essere onesti a quanto pare si sbaglia, il governatore Musumeci ha scelto di blindare la Sicilia e non esiste la possibilità di acquistare viaggi mediante trasporto aereo, stradale, ferroviario e marittimo. Sappiamo quali sono le misure che dobbiamo adottare una volta raggiunta la nostra Regione. Siamo coscienti e totalmente d’accordo! Ma non siamo tutelati, ci stanno privando di ogni diritto”.
Innanzitutto mi presento, sono una studentessa Siciliana che vive a Ferrara da circa tre anni, precisamente da quando ho deciso di intraprendere il mio percorso di studi al di fuori della mia amata Sicilia; a malincuore e con tanto coraggio ho deciso di lasciare i miei cari, i miei affetti, per cercare di coronare il sogno che ho sempre avuto sin da bambina, sogno che mi ha portata ad iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza di Ferrara.
Nessuno, purtroppo, poteva mai immaginare che un virus, così piccolo fuori, ma tanto grande dentro, sarebbe riuscito a scombinare un intero sistema, nessuno di noi avrebbe mai immaginato le conseguenze e le ripercussioni che avrebbe generato, lo scompiglio che avrebbe portato, sia alla società che nelle nostre vite, ma nonostante ciò, noi tutti studenti fuori sede, abbiamo provato a non buttarci giù, abbiamo provato ad avere fiducia nel sistema e in lei, siamo rimasti qui, al nord, lontani da casa; abbiamo cercato di far prevalere il buon senso, la ragione, mettendo da parte il cuore, gli affetti, i sentimenti( e come lei ben sa, per noi Siciliani è difficile mettere da parte il cuore o gli affetti), abbiamo cercato di dare, nel nostro piccolo, il nostro contributo, consapevoli che non sarebbe stato giusto ritornare a casa in quel preciso momento, consapevoli che potevamo essere considerati fonte di contagio, pur essendo sani, pensando ai nostri nonni, alle persone più anziane, mettendo al primo posto la loro salute anziché la nostra. Abbiamo aspettato, e non le nego che abbiamo sofferto tanto per questo, perché sa, quando si aspettano solo le vacanze per tornare a riabbracciare i nostri cari, per tornare a sentire il profumo della nostra terra, negare ciò è come togliere ad un bambino il giocattolo a lui più caro e prezioso, ma noi siamo stati forti e ci abbiamo creduto. Pochi giorni fa, così come noi tutti sappiamo, il nostro presidente del Consiglio, ha emanato un nuovo decreto, in vigore dal 4 Maggio, annunciando a tutti gli Italiani l’inizio della così detta fase due.
Lei non sa, caro presidente, che felicità abbiamo provato nel sentire quelle parole, nel sentire che finalmente potevamo tornare nella nostra residenza, nelle nostre case, rispettando ovviamente tutte le misure di precauzione necessarie, così come abbiamo fatto fino ad ora, per essere totalmente immuni da ogni rischio, pericolo, tutelando noi stessi, le nostre famiglie, la nostra Regione; è come se finalmente, dopo tanto buio , fossimo riusciti a vedere un po’ di luce, ma questa luce però è durata ben poco, perché è stato proprio lei a togliercela, dal momento in cui ha annunciato di non avere alcuna intenzione di farci rientrare. Poi però, dal decreto da lei emanato, leggo che, tutte quelle famiglie che hanno una seconda casa nella nostra amata Sicilia, hanno la possibilità di farvi ritorno purché vi rimangano fino alla fine della stagione estiva. E allora noi, caro presidente, ci chiediamo, noi che abbiamo la nostra prima casa giù, perché non possiamo tornare?
È come se in un qual senso, fossimo le “pecore nere” del gregge. Perché non possiamo ritornare nella nostra terra, nelle nostre case, com’è nostro diritto, seguendo, come le ho detto sopra, tutte le direttive necessarie? Perché? Sa, ci sono tanti perché e tante domande che continuano a perseguitarci, domande alle quali, ad oggi, non abbiamo alcuna risposta. D’altro canto, penso che lei sia anche consapevole del periodo in cui ci troviamo noi studenti universitari; siamo a Maggio, e come lei ben sa, fra meno di un mese ci saranno gli esami, perché quelli giustamente non sono bloccati, e ripeto giustamente, ma come si possono preparare degli esami se non c’è un minimo di serenità fra noi, se il nostro pensiero fisso è ritornare a casa, adesso, prima che la situazione possa degenerare nuovamente. La prego di riflettere e di fare tutto ciò che è in suo potere fare, al fine di farci ritornare semplicemente a casa, non chiediamo altro, non abbiamo pretese irragionevoli. Ogni individuo, come lei meglio di me sa, e così come afferma “La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, ha diritto di tornare nel proprio paese, e noi, ora più che mai, dobbiamo godere di un diritto che ci spetta, e ci spetterà sempre. Abbiamo bisogno del suo contributo, abbiamo bisogno di continuare a sperare e a credere che avere buon senso non significhi essere penalizzati, abbiamo bisogno di continuare a credere nel sistema, in lei, ora più che mai. Sono certa che queste saranno solo parole, prive di rilevanza, di una studentessa disperata, che non chiede altro di poter tornare a casa, ma, voglio continuare a crederci, parlando a nome di tutti quelli che si trovano nella mia stessa posizione, voglio continuare a sperare che ci aiuterà, che non sarà invisibile ai nostri occhi.
Valentina, insegnante, siciliana si rivolge a Musumeci in una lettera aperta/appello che pubblichiamo interamente:
Sono un’insegnante siciliana che da settembre lavora al nord.
Dall’entrata in vigore del DPCM, che ha sancito le misure restrittive per tutta l’Italia, disponendo la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, ogni mattina con grande senso di dovere, svolgo il mio lavoro in modalità Smart Working, attività che potrei benissimo svolgere dalla mia residenza andando a risparmiare sulle spese di vitto, alloggio e perfino di sussistenza personale che come è facile immaginare, qui sono molto elevate.Tuttavia, ci tengo a sottolineare che vista la mia giovane età, non sono un’insegnante di ruolo e come me anche a tanti precari, chi a maggio e chi a giugno, scadrà il contratto. Cosa farà la Regione Sicilia nel momento in cui non avremo più un lavoro e dovremo continuare a stare qua pagando i costi elevati d’affitto, perché al sud non ci sarà consentito rientrare? Avrà ancora intenzione di ripudiare e di nutrire pregiudizi e perfino un senso di disprezzo verso tutti i lavoratori che dal nord rientrano al sud? Oppure tornerà a credere nei valori che da sempre contraddistinguono e accomunano la nostra terra, quali: la solidarietà, il calore umano e l’accoglienza verso chiunque fino ad oggi è giunto in Sicilia?
Ritengo che una categoria sociale di così ampio spessore come la nostra che ogni anno, spinta da un forte impegno e forza di volontà, sceglie di spostarsi al nord nella speranza di poter lavorare, sia da ammirare e che dunque meriti un po’ più di ascolto e comprensione e non di essere DIMENTICATA DA TUTTO E DA TUTTI!
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