L'articolo UNIVERSITA’: ECCO le facoltà più facili! proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Le informazioni da consultare sono certamente tante, soprattutto se non hai idee chiare riguardo al tuo futuro o passioni particolari: tra questi criteri, potresti volere considerare anche quali sono le lauree più facili da prendere e quali corsi invece sono molto difficili. Non è il migliore dei criteri in base a quale scegliere l’università, ma se il tuo obiettivo è finire in fretta il percorso di laurea, avere un attestato e trovare velocemente lavoro, può comunque esserti utile sapere se e quali sono le facoltà universitarie più semplici e quelle più difficili.
Da diverso tempo, gira in internet una classifica che suddivide le facoltà italiane in base al loro grado di difficoltà, da cui si evince la comune distinzione secondo cui i corsi di laurea scientifici sarebbero più difficili di quelli umanistici, mentre le materie di ambito sociologico, economico e linguistiche si troverebbero al centro. In particolare modo, questa sarebbe la distinzione:
Secondo uno studio dell’Università di Durham la distinzione sarebbe stata fatta in base al numero di studenti che hanno voti bassi: le facoltà più difficili avrebbero un tasso più elevato di studenti con voti meno soddisfacenti, in quanto sarebbe più difficile passare gli esami. Criterio simile è quello di considerare invece gli studenti fuori corso e in pari: in questo caso, però, la facoltà più facile sembrerebbe essere Medicina, che conta il numero più basso di studenti fuori corso, mentre Giurisprudenza si confermerebbe quello più difficile, visto l’altissimo numero di fuori corso.
Infatti, l’autorevole ricerca statistica dell’istituto Almalaurea le facoltà più facili sono quelle che contano meno studenti fuori corso. AlmaLaurea ha infatti appreso e dichiarato il numero di studenti che riesce a laurearsi in corso, dimostrando che, probabilmente, le facoltà più semplici da affrontare sono quelle il cui numero di universitari in regola, è maggiore.
Medicina è stata etichettata come quella più semplice (o semplicemente quella con gli studenti più bravi e preparati).
Ha ottenuto questo primato con il solo 18,5% di studenti che si laureano fuori corso. In seconda posizione si colloca Scienze Motorie che tocca una percentuale del 60%. La più difficile sembra essere Giurisprudenza, dove ben l’82% degli studenti si laurea fuori corso.
Secondo la nostra opinione, invece, questa ricerca è a dir poco elementare e poco dettagliata. Medicina, infatti, non può essere la facoltà più semplice in Italia.
La classifica del paragrafo precedente e altre presunte tali presentano molte fallacie, in quanto pur considerando fattori oggettivi, come il numero di studenti in corso, la percentuale di studenti promossi a ogni esame e la media degli studenti, non è possibile fare l’equazione voto più basso = facoltà più difficile, più ore di studio = facoltà più difficile etc. Può darsi che gli studenti di Medicina siano in corso, ad esempio, perché bravi o motivati a proseguire nel loro percorso già molto specializzato, mentre che chi frequenti altri corsi di laurea abbia meno determinazione o abbia scelto un percorso di laurea senza troppo convinzione.
Per quanto sembri banale, poi, la facilità/difficoltà di una facoltà dipende molto dalle attitudini e dalle passioni di ognuno: le materie scientifiche richiedono certamente capacità numeriche e di logica molto spiccate, così come per studiare giurisprudenza è richiesta logica, memoria e grande capacità di ragionamento. Non è detto, però, che frequentare un’università umanistica sia per tutti più facile: capacità comunicative, di oratoria, di ragionamento, di comprensione ampia, di memoria, di apertura mentale, di scrittura sono molto importanti.
Con le evoluzioni degli scenari lavorativi, se un tempo le materie umanistiche erano famose per l’alto tasso di disoccupazione, queste facoltà sono state rivalutate.
Secondo gli studi dell’Harvard University, questi studi forniscono delle soft skill necessarie per entrare nel mondo del lavoro, come:
Per questo l’impegno psicologico-sociale ha priorità rispetto a quello tecnico in molti campi, come quello delle risorse umane.
Stando al report 2019 dell’American Academy of Arts and Sciences, le lauree umanistiche garantiscono livelli occupazionali ed entrate simili a quelli inerenti ad altri percorsi accademici. Uno studio che è confermato anche in Italia da AlmaLaurea, secondo cui vi è un tasso di soddisfazione tra studenti e laureati del 75%.
La semplicità, come abbiamo visto, può essere del tutto opinabile, da facoltà a facoltà. La narrazione di un’università competitiva, porta spesso alla scelta sbagliata, credendo di poter scegliere una facoltà più semplice dell’altra per poter concludere prima gli studi.
Ogni percorso universitario è altamente personale, non ci sono solo gli esami da prendere in considerazione, ma la mole di studio, nonché la crescita personale che lo studente vive dentro l’università, grazie al contatto con i docenti.
Ciò che potrebbe veramente aiutare nella scelta della facoltà più adatta è prendere in considerazione alcuni fattori soggettivi e non come:
La scuola superiore e l’università sono ambienti completamente differenti, i rendimenti potrebbero essere completamente differenti in questi due contesti.
Una domanda valida potrebbe invece essere, dopo aver scelto la facoltà: come rendere l’università più semplice. Ecco quindi alcune piccole tips che potrebbero tornarti utile, validi per qualsiasi università.
Sicuramente la gestione del tempo è fondamentale, lo studio non è più quello liceale, i temi vanno approfonditi e si ha una scansione della vita universitaria (e quindi dello studio) completamente diversa. Il primo scoglio sarà dunque comprendere come impiegare al meglio il proprio tempo.
Un’opzione valida potrebbe essere quella di creare dei gruppi studio, con cui poter studiare e confrontarsi alla fine della sessione. Un modo per poter affrontare lo studio «matto e disperato» in compagnia.
Andare a ricevimento dal docente, benché sia un ottimo aiuto, da molti non è contemplato, in quanto si cerca di evitare il contatto con professori e professoresse; eppure saranno i più validi alleati per risolvere nodi e dubbi emersi a lezione.
Infine attenzione alla burocrazia: è proprio questa a essere uno dei più grandi nemici degli studenti, in quanto spesso ci si dimentica di prenotare esami, controllare ricevute e controllare le scadenze delle tasse (queste ultime se non saldate possono diventare molto salate a causa della mora). Per quanto spaventi molti studenti, la burocrazia può essere affrontata in serenità se ci si confronta con studenti più grandi, se si cercano informazioni sui siti indicati o chiamando le segreterie. In questo modo sarà più facile gestire non solo lo studio ma l’intero percorso accademico.
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]]>L'articolo Università. Come è cambiata la vita degli studenti al tempo del Coronavirus proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L’emergenza sanitaria non si è ancora arrestata e continua ad influenzare la vita degli studenti universitari. Dopo il lockdown, infatti, gli atenei italiani hanno adottato diverse procedure per garantire l’erogazione della didattica, tra turni in presenza e video lezioni da casa. Con il nuovo dpcm, inoltre, le università potrebbero dare più peso alle classi virtuali per evitare la diffusione del virus. Nulla sembra come prima: dalle amicizie portate avanti sulle chat di Whatsapp all’organizzazione dello studio a casa e non più in biblioteca, dalle ripetizioni collettive prima di un esame agli aperitivi a fine lezione.
Ecco quello che è cambiato dopo l’emergenza sanitaria nella vita degli studenti.
Si sa, vivere pienamente gli anni universitari significa anche giovare dei rapporti e delle amicizie nate durante gli anni di intenso studio. Gli studenti diventano più maturi, riconoscono maggiormente il valore delle responsabilità ma mantengono ancora vivo lo spirito giovanile. L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha sicuramente contribuito a cambiare la vita e le abitudini degli studenti universitari, introducendo nuove e desolanti novità.
Leggi anche:
Noi di Younipa.it abbiamo pensato di fare un breve riepilogo di tutto ciò che è cambiato per gli studenti che frequentano l’università!
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]]>L'articolo Università: ci sarà una chiusura totale? proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Una delle domande che viene posta più spesso in ambito scuola e università è quella in merito alla chiusura totale delle attività in presenza; questa soluzione sarà adottata anche dagli atenei a livello nazionale? A rispondere alla domanda è stato proprio il Ministro Manfredi che ha assicurato: “Le modalità utilizzate per ulteriori restrizioni sono su base regionale da parte del Comitato universitario regionale. Ora è possibile che in alcune aree metropolitane ci sia un passaggio tutto alla didattica online ma dipende dalle realtà locali, si è scelto di avere molta flessibilità. – E ha poi concluso – Il sistema però fin dall’inizio si è organizzato per essere pronto a qualsiasi situazione perché abbiamo adottato una modalità mista che permette di aumentare o diminuire la presenza in aula in base alla situazione pandemica”. Tuttavia ci sono regioni che hanno già adottato la chiusura dell’Università, come Campania, Sardegna e Abruzzo, ecco la risposta del Ministro anche in merito a questa questione: “Dalla fine della chiusura della scorsa primavera fino a metà ottobre era prevista la presenza del 50% degli studenti in aula con un sistema di prenotazioni che offriva ai ragazzi l’opportunità di scegliere come seguire. Nelle ultime settimane il numero di chi è in presenza è diminuito con l’aumento della crisi pandemica. Il sistema ha trovato però comunque un suo equilibrio”.
Sono comunque molti gli studenti che non rientrano in aula da prima dello scoppio della pandemia, questa lontananza non rischia di penalizzare comunque i ragazzi? Non secondo Manfredi, che risponde: “Ci siamo organizzati in modo da permettere sempre lezioni in presenza quando ci sono attività di laboratorio e i risultati come numero di esami sostenuti e come laureati non mostrano cali rispetto all’anno scorso. – E ricorda – È chiaro che stiamo gestendo una situazione di emergenza e che bisogna riuscire a far emergere la migliore combinazione tra formazione e sicurezza sanitaria.” Invece la situazione matricole è diversa, infatti nei primi mesi di questo nuovo anno scolastico si è cercato di privilegiare la presenza proprio dei novelli studenti universitari, purtroppo anche loro in queste settimane hanno dovuto adottare la didattica a distanza in maniera più massiccia.
Invece è interessante scoprire i dati del Ministero dell’Università sui contagi nelle aule degli atenei, infatti in merito Manfredi ha commentato: “Dal monitoraggio che svolgiamo regolarmente nelle aule delle università non si sono verificati contagi. C’è un grande lavoro per garantire la sicurezza sanitaria. Voglio anche sottolineare che dall’inizio della pandemia nelle università le attività di ricerca sono sempre andate avanti sia sulla ricerca medica che su altri temi cruciali per il futuro del Paese”. E infine, l’intervista si è conclusa chiedendo al Ministro dell’Università un parere in merito al comportamento dei giovani in pandemia, visto come irresponsabile da molti: “Sono contrario a questa narrazione. È chiaro che i giovani percepiscono il tema della malattia più distante da loro ma voglio sottolineare che il livello di responsabilità e rispetto delle regole nelle università è stato straordinario”.
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]]>L'articolo Università. Parte il monitoraggio dei contagi proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Come riportato da Diregiovani.it, il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, è intervenuto ieri pomeriggio a Roma durante la presentazione della ricerca European House Ambrosetti sui Collegi di merito, e ha introdotto un nuovo strumento a disposizione delle Università: “Per avere chiaro l’andamento dei contagi è stato insediato presso il ministero un tavolo che fa monitoraggio continuo dei dati che arrivano dai responsabili Covid delle università. Questo ci consente di seguire in tempo reale la situazione anche per poter prendere eventuali decisioni a livello centrale”. Scopriamo meglio di cosa si tratta.
Manfredi, nel corso del suo intervento, ha poi precisato come sarà gestita la situazione in caso di studenti o professori positivi all’interno di un ateneo: “Se sarà necessario ci sarà una progressiva riduzione della didattica in presenza. L’idea è quella di una didattica a fisarmonica che si adatta alle situazioni di sicurezza sanitaria del momento. – Ha quindi precisato il Ministro, che però ha chiarito che, per adesso – Il sistema sta tenendo, con alcune difficoltà, ma fino ad ora non abbiamo rilevato dei cluster di contagio all’interno delle aule universitari – ha quindi spiegato Manfredi, concludendo poi il suo intervento – Dove sono stati trovati, i positivi non hanno determinato altri contagi nelle università. Anche perché distanziamento e mascherine obbligatorie fanno sì che le condizioni di sicurezza sanitaria nelle aule siano alte”.
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]]>L'articolo Prof. di Medicina durante esame online: “Che palle sti raccomandati. C’è pure una supergnocca” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Parolacce, insulti, espressioni volgari ed apprezzamenti a studentesse durante la seduta d’esame online. Il tutto registrato per filo e per segno in diretta.
Il protagonista della vicenda è il docente di Odontoiatria dell’Università di Bari e direttore del reparto di Chirurgia maxillo-facciale all’ospedale Miulli di Acquaviva, ignaro probabilmente di essere ascoltato.
“Quanto mi sta sul c…questa qua”, le parole proferite ad una studentessa che sta per affrontare l’esame. “Che giramento di c….”, “Questi raccomandati, politicizzati”, gli insulti sono rivolti anche ai rappresentanti degli studenti e ai dipendenti amministrativi.
Non manca neppure l’apprezzamento ad una studentessa. Quando vede il profilo, registrato sulla piattaforma, della candidata che sta per affrontare la prova, il professore esclama: “C’è una supergnocca qui”.
I rappresentati degli studenti hanno preso carta e penna e hanno denunciato l’episodio ai vertici dell’ateneo e del corso di laurea e ora il professore rischia una diffida. “Questo atteggiamento è oltraggioso, non solo durante una prova di esame, che è il momento di massima verifica degli apprendimenti, ma anche nei confronti dell’istituzione accademica tutta”, si legge nella missiva.
Il docente per 7 anni inoltre non avrebbe mai tenuto lezioni e presenziato agli esami. “Riteniamo inaccettabile la sua inadempienza ai doveri didattici, rivelando al contempo una condotta irrispettosa rispetto al diritto di apprendimento degli studenti e a quello di non essere offesi in una sede istituzionale”, concludono gli studenti. Al momento la facoltà di Medicina ha deciso solo di diffidare Cortellazzi a non ripetere più episodi di questo tipo.
Muore improvvisamente Jole Santelli, presidente della Regione Calabria
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]]>L'articolo Come te lo racconto il mare? proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Nel 2009 Palermo: la mia prima Università, la mia prima casa in affitto, la mia prima valigia, il mio primo distacco dalla famiglia. Una scelta comoda. Ma a me non bastava! Nel 2010 così volo verso Milano, la città per eccellenza! Adattarsi non è stato semplice, ma quel cielo grigio mi ha regalato anni felici e anche la conquista della mia prima laurea. Quel piccolo traguardo mi stava ponendo per l’ennesima volta davanti ad una scelta: specialistica? Quale? Dove? Così arrivano i miei anni a Roma. Roma è davvero la città eterna, si respira arte in ogni angolo! E io stavo bene. Quel caotico disordine, quella imperfetta viabilità, quell’empatia nella gente, mi ricordavano un po’ la mia Sicilia!
Tra un bagaglio e un altro, una partenza e un’altra, avevo finalmente abbandonato la vita da adolescente per rivestire quella di una piccola donnina alle prese con il lavoro, la casa, la sveglia, gli affitti, la spesa, la routine quotidiana che ti assorbe, intanto che la vita ti passa avanti, i genitori invecchiano, i nipoti crescono, vecchi amici che ritornano e altri di nuovi che si aggiungono. Avevo tutto, ma dentro, qualcosa mi mancava…
Vi è mai capitato di non riuscire a tradurre a parole un’emozione, un’esperienza, una sensazione così forte che se non la si vive non si può spiegare? Questo è quello che è successo a me quando ho deciso di fare una valigia, l’ultima, dopo 10 anni e tornarmene a “casa”… ritornare in Sicilia.
Sicilitudine: La sostanza di quella nozione della Sicilia che è insieme luogo comune, idea corrente, e motivo di univoca e profonda ispirazione nella letteratura e nell’arte.
LEONARDO SCIASCIA
Molti hanno provato a definire questo senso di profonda appartenenza che è inspiegabile e solo chi è nato qui, in questa isola, potrà capire veramente.
Siamo in molti ad essere scappati da questa terra, si, come si scappa da una guerra politica, come si scappa da un paese che ti soffoca, ti reprime, come si scappa da un posto in cui non ti senti te stessa e non vedi uno spiraglio per il futuro, per la tua vita. Si scappa con la leggerezza di un’adolescente che vuole scoprire cosa c’è al di là del confine, di una terra inesplorata, cosa separa il mare dall’ultimo pezzetto di terra ferma.
Così, si va via… così, tutti vanno via con l’entusiasmo di aprirsi a nuove strade da percorrere. E per molto tempo questa sensazione di espatrio è davvero LIBERTA’!
FARE DI OGNI CASA, LA TUA CASA
E così i giorni passano e con essi i mesi e gli anni e si rincorre sempre quel senso di familiarità che non arriva e che ritrovi per un attimo in quella casa, si, quella che hai preso in affitto, che hai pulito e profumato per bene, rendendola un po’ più tua… ma non sarà mai casa tua. Entri e respiri ambiente familiare, ma più passa il tempo, più ti guardi intorno e ti chiedi: “ma dove sono finita?”. QUESTA NON è CASA MIA! Ma l’hai scelto tu di andare via, di respirare libertà, di fare nuove esperienze e così ripeti a te stessa che è questo quello che vuoi e tutto ciò che ti circonda è tuo! Ti ripeti che ogni casa che abiterai, sarà casa tua! Ma si sa, non si può mentire a se stessi a lungo…
LA SICILITUDINE CHE RIAFFIORA
E dopo molti anni che convivi con questo senso di finta appartenenza che ti sei ricreato nella tua mente per non sentire il vuoto che rimbomba dentro di te, ti poni finalmente delle domande… le più salvifiche che io mi sia mai posta in vita mia: Cosa voglio davvero? E’ questa la mia felicità?
E’ quello il momento in cui si riapre la voragine che hai sepolto sotto i tuoi piedi e ti manca l’aria, il respiro si affanna e ti senti in un posto che non è più il tuo… hai solo bisogno di vedere il mare! Quel mare che mi ha sempre coccolata tra il rumore delle sue onde al passo del vento… quel mare che mi ha accolto sempre con il sole anche a dicembre, quando tornavo per le vacanze natalizie… quel mare che quando lo respiro mi purifica i polmoni e l’anima.
Quando le persone ad oggi mi chiedono: Ma che ci vai a fare giù in Sicilia? Non c’è nulla per te… io nella mia testa rispondo: COME TE LO RACCONTO IL MARE???
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]]>L'articolo Stage Si, sfruttamento NO proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Lo stage è il passo iniziale che solitamente viene fatto all’interno del mondo del lavoro. Si tratta della prima esperienza professionale particolarmente indicata per tutti coloro che stanno per laurearsi o che si sono appena laureati in quanto è l’occasione più adatta per imparare sul campo ciò che si è assimilato teoricamente durante il corso di studi. Le principali modalità di stage sono due: lo stage curriculare ovvero il percorso formativo inserito all’interno del piano di studi universitario o di un altro istituto scolastico, e quello extracurriculare che invece deve essere effettuato entro i dodici mesi successivi al conseguimento del titolo di studi.
Leggi anche:
È importante specificare che lo stage non è un contratto di lavoro vero e proprio in quanto il suo scopo è quello di formare a livello professionale i tirocinanti. Questo aspetto, però, non deve assolutamente giustificare un eventuale sfruttamento o sottopagamento del candidato il quale ha dei diritti determinati da alcune norme specifiche. Ecco tutto quello che bisogna sapere per non farsi sfruttare:
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]]>L'articolo Università: cosa portare il primo giorno di lezione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Università. Cosa succede in caso di un caso positivo
Quando si andava a scuola, bene o male, tutti erano consapevoli dei libri di testo da portare, dei quaderni e di ciò che li aspettava al rientro dalle vacanze. Ma con il nuovo anno e il nuovo inizio all’Università il rischio di rimanere spaesati è molto alto. Ecco che Skuola.net ha redatto una breve lista che potrebbe esservi utile per iniziare con il piede giusto il primo giorno nel vostro nuovo ateneo:
Senza dubbio alcuno, ai tempi del coronavirus: Mascherina e gel igienizzante
I ricercatori dell’Università di Hiroshima scoprono fascio di luce che uccide il virus del Covid-19.
Università, Manfredi: “Obbligo mascherine per gli studenti e lezioni in Ateneo”
Facebook Campus. La nuova funzionalità pensata per gli studenti universitari
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]]>L'articolo Unipa. Disservizi Segreterie, continuano le denunce degli studenti proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Gli studenti dovrebbero concentrarsi sullo studio e sull’approfondimento dei loro saperi, invece a UNIPA gli studenti sono costretti a spendere la maggior parte delle loro energie nel cercare di barcamenarsi tra le questioni burocratiche. Il tutto nella totale assenza delle Segreterie Universitarie di unipa. Riportiamo una delle ultime segnalazioni ricevute:
Salve, vi scrivo per fare la mia denuncia in aggiunta alle tante altre.
Da un mese ormai tento invano di contattare le segreterie perché devo presentare una domanda di ricognizione dello status di studentessa di un corso di laurea che ormai è chiuso e ho bisogno di sapere come fare domanda. Ebbene, nessuna risposta, i numeri rimbalzano ad altri contatti utili dei quali sembrano essere attivi solo un indirizzo mail e una chat.Nessuno ha mai risposto alle mie mail e la chat mi mette in attesa. È ridicolo!
Quando è se riuscirò a fare domanda probabilmente dovrò pagare la mora per l’iscrizione in ritardo. È vergognoso!
Come possiamo parlare di aumentare gli iscritti, Di scalare le classifiche italiane, di invogliare i ragazzi a continuare a studiare nella propria terra se quello che offriamo loro è questo. Prima dello studio, prima della qualità dei corsi e dei docenti, la base dovrebbe essere quella di una offerta di servizi efficienti e orientati allo studente.
Buongiorno ho letto il vostro articolo di oggi, vorrei contribuire con un’altra segnalazione. Anche a me la segreteria risulta non pervenuta. Sono stata ammessa ad un altro corso di laurea in un altro ateneo e devo quindi fare la rinuncia agli studi a UNIPA. Fatta ormai più di una settimana fa e pagato il bollettino, la pratica non risulta ancora confermata in segreteria. Visto che non riceve in presenza, ho mandato la documentazione per mail, senza risposta. Ho aperto una segnalazione di sollecito attraverso il sistema di ticketing e le uniche risposte che ho ricevuto sono mail automatiche di cui riporto per intero il testo perché sono vergognose ed inaudite.
“Grazie per avere utilizzato il servizio sperimentale di ticketing.
Se fosse necessario comunicare altre informazioni in merito alla stessa problematica la preghiamo di entrare su https://supporto.unipa.itcon le sue credenziali di ateneo e aggiungerle al ticket con lo stesso numero indicato sopra. Sarà contattato/a nel minor tempo possibile. Qualora non avesse indicato dei dati necessari per l’espletamento della sua richiesta, la preghiamo di farlo per noi poterle fornire un assistenza più efficace. Sarebbe opportuno la presenza del codice fiscale. Il contact center normalmente è attivo dal lunedì al venerdì e pertanto potrebbero essere necessarie almeno 72 ore per rispondere alla sua richiesta.
Ho segnato in grassetto le parti più assurde. Ogni giorno, in seguito alle decine di mail uguali che inoltro (sarò arrivata a circa un centinaio di mail) mi rispondono sempre con “grazie per il servizio sperimentale (!!!!!!!!!!) e ci vogliono 72 ore.”
Oltre al danno, la beffa. Sempre Unipa venerdì mi invia una mail come promemoria per iscrivermi all’anno 2020/2021. Ma la rinuncia agli studi quando?
Vogliamo una presa di posizione seria da parte delle istituzioni universitarie. Gli studenti hanno bisogno di ricevere efficienza nei servizi. Le Segreterie di Unipa devono rivedere i loro protocolli di azione. I ragazzi devono studiare, non si sono iscritti a UNIPA per inseguire gli addetti alle segreterie, come in una caccia al tesoro. Svegliamoci, se vogliamo essere un ateneo serio e competitivo!
Noi siamo qui. Continuiamo a raccogliere le vostre segnalazione su [email protected]
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]]>L'articolo Università, Manfredi: “Obbligo mascherine per gli studenti e lezioni in Ateneo” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Si è cercato di privilegiare le matricole hanno bisogno di una guida più robusta ma stiamo cercando di garantire il massimo della sicurezza convivendo con la pandemia. Abbiamo imposto l’uso della mascherina anche durante le lezioni: è un fastidio ma i numeri nelle aule sono importanti».
Così il ministro dell’Università Gaetano Manfredi su Sky tg 24. «Tutte le aule sono state cablate per garantire un servizio di qualità».
Il ministro aggiunge che “tutte le aule sono state cablate per garantire un servizio di qualità.
Nel frattempo all’ Università di Palermo – Sona state pubblicate le Linee Guida per la Fase 3.
Gli Aggiornamenti contenuti nella nota della Governance di Ateneo riguardano: Svolgimento lezioni in presenza, Esami di profitto, Esami di Laurea e Proclamazioni, Mobilità Outgoing, Biblioteche e Sale lettura, Attività Front-Office, Tirocini
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]]>L'articolo L’Università riparte a metà. Sempre la mascherina e app per prenotare il posto proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L’università riparte con aule a numero chiuso, con capienza ridotta del 50 per cento, didattica mista e mascherine obbligatorie sempre: da quando si mette piede in ateneo a quando si esce, ma anche per tutto il tempo in cui il professore spiega. Per andare a lezione ci si dovrà prenotare, una volta esauriti i posti, dimezzati per esigenze di distanziamento, chi rimarrà fuori seguirà da casa.
È la via scelta dal mondo accademico per riprendere il semestre di lezioni a settembre approvata dal Comitato tecnico scientifico. Un compromesso per riaprire garantendo la sicurezza in un contesto di ripresa dei contagi proprio tra i più giovani.
L’obiettivo è ripristinare quel filo interrotto da febbraio scorso, scongiurare il non ritorno dei fuorisede, assicurare il diritto allo studio a chi non vorrà o non potrà spostarsi. «Rivogliamo i nostri studenti» il grido dei rettori, condiviso dai sindaci delle città universitarie che temono il crollo dell’indotto economico. Prove di ripartenza, dunque. Le linee guida sulla sicurezza sono già definite.
Riguardo alla gestione dei casi sospetti e dei focolai, con il Comitato tecnico scientifico si è deciso di seguire le linee adottate per la popolazione generale riguardo alla segnalazione dei contagiati e alle indagini epidemiologiche che spettano ai dipartimenti di prevenzione delle Asl, in accordo con le figure della prevenzione degli atenei.
Ogni ateneo intanto ha declinato le indicazioni generali in modo differente, mentre sugli esami e i laboratori la scelta è quasi univoca: saranno in presenza. A Bergamo, per esempio, si andrà in aula nei corsi con meno di 50 studenti, il resto sarà a distanza con turni e modalità mista. Il rettore di Trento Paolo Collini ha scritto ai suoi studenti: «La situazione complessa non ci permette di avere risposte semplici, né un modello unico» stimando in un terzo la presenza fisica alle lezioni in questo semestre.
Luca Pietromarchi, rettore di Roma Tre, in un video messaggio annuncia che saranno accolte le matricole (50 per cento al giorno) nelle aule; per tutti gli altri le lezioni fino a dicembre saranno online. A turni si starà nelle aule alla Sapienza, Palermo prevede in modalità mista il 70 per cento dei corsi. Ma vediamo, per tutte le università, le prescrizioni di base da seguire.
Le aule
Il distanziamento testa-a-testa degli studenti è di un metro, con un margine concesso del 10 per cento in meno o in più per non penalizzare la capienza delle aule fatte ad anfiteatro o a gradoni, con file di sedute fisse: sono la maggioranza negli atenei. La variabilità è legata anche alla differenza fisica tra gli studenti. La capienza va ridotta di almeno il 50 per cento indicando i posti dove non ci si potrà sedere. Laddove ci sono sedute mobili può essere ampliata mantenendo il metro di distanza. Ogni giorno le aule vanno sanificate e va garantito il ricambio d’aria.
Prenotare il posto
Per seguire la lezione nelle aule si faranno turni, con app che gli atenei stanno testando o hanno già messo a punto per prenotarsi: a Cagliari si chiama App-Posto, a Padova EasyRoom, lo prevedono, tra altri, anche Catania, Bologna, la Statale di Milano.
La mascherine
Per «tutto il tempo di permanenza nelle strutture didattiche» sono obbligatorie. Gli studenti non potranno abbassarle nemmeno durante la lezione. Lo potrà fare il professore mentre spiega.
La didattica mista
Lezioni in presenza ma con la possibilità anche di seguire in contemporanea da casa per chi non può tornare in università, ovvero fuorisede, studenti “fragili”, stranieri.
Spazi comuni
Per prevenire gli assembramenti vanno valutati i flussi in entrata ed uscita predisponendo percorsi dedicati. In ogni aula deve esserci il gel disinfettante.
Febbre
Non va misurata negli atenei. Se si hanno sintomi di infezioni respiratorie acute (febbre, tosse, raffreddore) non si può andare all’università.
Contagi
Il caso sospetto va isolato e vanno informate le autorità sanitarie. Se positivo al Covid parte il tracciamento dei contatti. La chiusura di un corso sarà valutata caso per caso. (LaRepubblica.it)
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]]>L'articolo “Io non mi sento italiano”. La lettera-sfogo dello studente Luigi proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Il perché proverò a spiegarlo proprio tramite questo articolo.
L’Italia è quel magico paese in cui la mattina vigono tutte le misure di contenimento anti-covid mentre la sera viene attuata una sorta di versione soft del film “the purge”: per usare un francesismo ognuno fa quel che vuole.
L’Italia è quel magico Paese in cui per certi politicanti il Covid esiste solo quando bisogna scagliarsi contro i migranti gridando all’invasione di infetti.
L’italia è quel magico Paese in cui si parla di scuola solo quando i genitori non hanno un posto in cui “parcheggiare” i figli per andare a lavoro, tanto alla fine del resto a chi importa?
A chi importa se siamo giunti ad agosto ed ancora noi studenti siamo col fiato sospeso sulle modalità di rientro? (possibile rientro in presenza, didattica mista, didattica a distanza o, più probabile, qualche girone infernale creato appositamente).
A chi importa se ordinanza dopo ordinanza si sta distruggendo il ruolo sociale della scuola e dell’università? Eh si, perché scuola e università non devono essere intese come deputate unicamente alla trasmissione del sapere. Si parla di banchi singoli, distanziamento, ricreazione da seduti, entrate scaglionate ed ovviamente niente assemblee. Le nostre scuole e le nostre università, lo sappiamo bene, sono molto di più e noi non meritiamo tutto questo specialmente se una volta usciti da queste, per tornare a casa, si salirà su quei stessi mezzi pubblici riempiti a tappo e la sera si potrà tranquillamente andare in un pub o in un club.
A chi importa se plausibilmente i nuovi studenti non potranno conoscere né i propri compagni e colleghi né i propri docenti di presenza ma si dovranno limitare a fredde lezioni a distanza?
Insomma di tutto questo importa veramente poco ai più. Alla fine quest’estate è stato più importante riaprire le discoteche rispetto a fare cautela guardando a settembre.
Ma sapete che c’è? A me tutto questo fa schifo. Rientro nella categoria di quei pochi “deficenti” a cui di tutto questo importa. Per questo posso dire che io oggi NON riesco a sentirmi orgogliosamente italiano.
Luigi
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]]>L'articolo Younipa, il mese più bello. Record di utenti e visite al sito proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Un mese record in tutti i sensi in termini di visite, nella storia di Younipa.
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]]>L'articolo Università chiuse, fabbriche aperte proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Archivi e biblioteche risultano spesso in funzione, ma con macchinosi appuntamenti (diversi di caso in caso) che rallentano enormemente i tempi della ricerca. Evidente la differenza da musei e mostre, che riaprono praticamente dappertutto. È chiaro perché: musei e mostre hanno introiti di biglietteria, biblioteche e archivi no. In questo orizzonte una riflessione s’impone.
Con un colpo di spada, e in nome del virus, stiamo tagliando il mondo in due, e lo stiamo facendo in coro, tutti insieme: chi scrive le norme, chi le rispetta e perfino chi le contesta. Il confine che stiamo tracciando è fra attività produttive e quelle che non lo sono, dando per scontato che le attività produttive non possono aspettare, il resto sì. Ma davvero biblioteche, archivi, università e ricerca non sono “attività produttive”? E poi: si può davvero credere che l’insegnamento telematico sia un valido sostituto di quello in presenza? Gira una conspiracy theory secondo cui l’università in presenza verrà presto sostituita da reti virtuali, lezioni registrate, professori e studenti a casa in ciabatte, senza far comunità. Occulti controllori delle coscienze starebbero manovrando per narcotizzare la vocazione critica dell’università come comunità pensante, e dunque focolaio di ribellione, un perpetuo Sessantotto che cova sotto la cenere. Fantasie, queste, coltivate da pochi; ma generalmente diffusa è invece la convinzione che le attività produttive sono il motore della società (cioè non solo dell’economia ma della vita civile), perciò vanno protette e rilanciate subito, mentre altre cose, a cominciare da scuola, ricerca e università, possono ben attendere, e se tutto va online non cambia niente (si è anche inventato un neo-acronimo, DAD “didattica a distanza”, da preferirsi alla “didattica in presenza” o DIP). E non mancano studenti (o le loro famiglie) che vedano in una proroga della DAD un vantaggio economico: niente viaggi, niente camere d’affitto e altre scomodità.
Le università nacquero nel Medioevo europeo come comunità di studenti e d’insegnanti, e questo è stato e resta il sale e il cuore del loro vivere, progettare, produrre il futuro. La disgregazione anche solo temporanea di questo tesoro lo mette a rischio. Da qui bisogna partire per chiedersi : ma perché radunare alcune decine di persone in un ristorante è segno di rinascita, di democrazia, di ripresa del Paese, e radunare lo stesso identico numero di persone in un’aula è invece pericolosissimo? E come mai criteri e decisioni variano da una città all’altra, da un ateneo all’altro, e il ministero tace? Conseguenza, certo, del malinteso regime concorrenziale fra le università tanto strombazzato nell’era Gelmini, mentre proprio l’emergenza che attraversiamo dovrebbe render chiari i vantaggi, qui come nella sanità, di una necessaria regia governativa centrale. Continua invece, rinfocolata dall’incerta prospettiva di un autunno che incombe, la giungla dei provvedimenti sede per sede, dipartimento per dipartimento.
Le autorità accademiche non nascondono quale sia la preoccupazione che le guida in favore della DAD anche se sanno che è meglio la DIP: il timore di prendersi la responsabilità di eventuali contagi, l’incubo che uno studente contagiato potrebbe far causa, che so, all’università o alla biblioteca. Ma come mai non si fa lo stesso ragionamento per fabbriche, ristoranti, bar, stabilimenti balneari? Scartata l’ipotesi che il Coronavirus ami colpire selettivamente studenti e docenti risparmiando bagnanti e avventori dei bar, non resta che una congettura: i luoghi di ricerca e insegnamento hanno un senso istituzionale indebolito, chi li amministra non ritiene che la loro funzione sia talmente essenziale da organizzarne la riapertura, anche graduale, appena possibile. Governo e opinione pubblica fanno ben poco per combattere questa debolezza che rischia di diventare congenita, e perciò molti responsabili di strutture accademiche o di ricerca si lasciano guidare non dal senso delle istituzioni e del pubblico interesse, ma dalle paure di una responsabilità personale che paventa rappresaglie ed evita il minimo rischio. Chi ragiona così non si sente protetto dallo Stato o dalla società, anzi si sente esposto a ogni vento, a ogni accusa. Non può ignorare che se tutti ragionassero come lui non potrebbe metter piede in un bar, andare dal barbiere, sperare in un bagno di mare, visitare una mostra; ma è convinto che ristoratori, bagnini e baristi siano al riparo da querele e accuse, lui no.
Tre fattori sono in ballo in questo gioco al massacro delle istituzioni educative e di ricerca. Prima di tutto, la fragilità e debolezza delle strutture, a cominciare dalle aule : ma perché non coinvolgere, invece, le istituzioni di ogni città, sempre ricche di spazi poco utilizzati – fondazioni bancarie, camere di commercio, unioni industriali – per moltiplicare il numero delle aule disponibili? Anche il personale è insufficiente a organizzare turni adeguati, e la povertà dei bilanci spinge a puntare sulla convenienza “aziendale” di sospendere la parte di lavoro (crescente) svolta da cooperative, come spesso avviene nelle biblioteche, e si finisce così col licenziare di fatto i precari più deboli. Secondo fattore, l’abbiamo ricordato, il pregiudizio secondo cui insegnamento e ricerca non sono produttivi (ma dove sarebbero le fabbriche senza chi ha progettato quel che vi viene costruito? E quei progettisti dove mai hanno imparato, se non nella scuola e nell’università?). Infine l’habitus (non proprio ardimentoso) di cautelarsi costi quel che costi; e anche qui c’è di mezzo una gerarchia, fra l’interesse di una persona (il burocrate o preside di turno) e quello di una comunità o del Paese. Il ristoratore che riapre la pizzeria si dirà: se qualcuno dei miei avventori tra un mese risulta contagiato, come farà a dimostrare che è successo qui e non altrove? Il rettore che chiude l’università si dirà invece: e se poi qualcuno se la prende proprio con me, io perché dovrei rischiare? Su questo tema servirebbe un deciso pronunciamento del governo, un’analisi rigorosa delle opzioni, un coordinamento delle risposte. Se no, dovremo chiederci: il virus che indebolisce le responsabilità istituzionali non sarà ancor più dannoso del Covid-19?
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]]>Ed è in quel caso che c’è sempre uno studente di turno che si immola per gli altri, registrando e sbobinando la lezione per ricavarne delle vere e proprie dispense.
Vi siete mai chiesti se tutto ciò è lecito? Anche in assenza dell’obbligo di frequenza di un corso, si può registrare una lezione universitaria se il professore non ha espresso il proprio consenso?
A tal proposito, ci sono tre piani da valutare quando si decide di registrare una lezione universitaria.
Il primo è quello penale, ossia l’eventuale commissione di un reato connesso alla altrui privacy.
Il secondo riguarda il diritto d’autore che il prof potrebbe vantare sulle proprie spiegazioni.
Il terzo è quello costituito da eventuali regolamenti interni all’università che potrebbero stabilire divieti e restrizioni all’uso dei cellulari all’interno delle aule.
La prima questione da trattare riguarda il diritto penale e la lesione dell’altrui privacy. Il prof può vietarti di registrare la sua spiegazione adducendo come motivazione il rispetto della sua riservatezza? Assolutamente no.
A fornire questo chiarimento è stata, innanzitutto, la Cassazione secondo cui è sempre lecito registrare una conversazione intrattenuta con altre persone, anche se queste non ne sono al corrente e, quindi, non hanno fornito il proprio consenso.
L’unica accortezza di chi decide di registrare è di non allontanarsi dal luogo ove avviene la discussione, ingenerando negli altri la convinzione che il loro dialogo resti riservato.
Con riferimento poi alla registrazione delle lezioni universitarie, anche il Garante della Privacy ha fornito il medesimo parere.
Secondo l’Authority, infatti, lo studente può filmare il video o registrare l’audio di una spiegazione tenutasi all’università, o di un intero corso, purché lo faccia per lo studio personale e, in ogni caso, nel rispetto della dignità e dell’immagine del docente.
Questo segnica che:
Un discorso può essere oggetto di diritto d’autore; in tal caso, la riproduzione è riservata. È quanto potrebbe succedere, ad esempio, in una conferenza o un convegno, ma non in attività didattiche pubbliche come appunto i corsi universitari. Quindi, il professore non potrà rivendicare il copyright sulle proprie spiegazioni se queste non vengono pubblicate, trascritte in dispense e poi vendute.
Si tenga peraltro conto che il commercio di materiale didattico con realizzazione di un utile può integrare anche un illecito tributario se i proventi derivanti dall’attività non vengono dichiarati all’Agenzia delle Entrate.
Con una nota del 15.03.2008, il ministero della Publica Istruzione ha stabilito il divieto di utilizzo del cellulare durante le ore di lezione. Ciò al fine di evitare che l’uso improprio dei dispositivi possa costituire una distrazione per gli altri studenti e insegnanti (del resto, l’uso del cellulare è interdetto anche ai professori).
L’università potrebbe munirsi di un proprio regolamento interno che vieti o limiti l’uso del cellulare o degli altri dispositivi elettronici: si tratterà, però, di una infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti interni, ma che non integrerà mai una violazione di tipo penale.
fonte: La legge per tutti
I 10 consigli per seguire al meglio le lezioni online dell’Università
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Nasce alla Kore di Enna il quarto corso di laurea in Medicina della Sicilia
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]]>Le politiche dell’assessore regionale al Diritto allo Studio universitario, Elena Chiorino, e del presidente dell’Edisu, Alessandro Sciretti, sono converse in una novità all’interno del Bando Edisu 2020-2021, approvato negli ultimi giorni nella Regione Piemonte. Il motivo? Nei mesi scorsi alcuni atenei hanno dovuto interrompere l’erogazione della didattica e lo svolgimento di alcuni esamiproprio per episodi irrispettosi e violenti da parte di alcuni studenti. Altre volte, come riportato su Targatocn, alcuni universitari turbolenti e forsennati hanno provocato danni cospicui alle strutture, compreso il ferimento di alcuni esponenti delle Forze dell’ordine. “Si tratta di un passo molto importante – ha spiegato Chiorino – perché afferma un principio fondamentale, ovvero il rispetto della legalità all’interno dell’Ateneo, della meritocrazia e delle più basilari regole del vivere civile. L’Università è certamente un luogo di confronto, ma non può essere considerata una zona franca in cui chiunque, in base ad astrusi ragionamenti ideologici, può fare ciò che vuole, anche arrivando al punto di distruggere e devastare spazi pagati con le tasse dei piemontesi. Con questo provvedimento la Regione dice no al “dirittismo”, ovvero alla teoria che tutti possano fare ciò che credono, senza dover rispondere di alcun dovere, ma, allo stesso tempo, garantisce il diritto allo studio a tutti e con tutti i mezzi a disposizione“. L’Ente continuerà comunque a garantire il diritto allo studio con borse di studio, servizio abitativo e di ristorazione e con tutte le altre provvidenze da sempre sostenute dal trasferimento regionale.
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]]>Sono alcuni dati emersi dall’indagine “La scelta universitaria al tempo del Covid-19 condotta dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e da Ipsos” tra il 10 aprile e 28 maggio 2020 – quindi in piena fase 1 e all’inizio della fase 2 dell’emergenza, con il coinvolgimento di 1000 18-19enni, frequentanti l’ultimo anno delle superiori. Il campione ha rispettato l’attuale distribuzione degli studenti della scuola, che vede una prevalenza dei licei, seguiti dagli istituti tecnici e dagli istituti professionali.
I risultati dell’indagine sono stati presentati mercoledì 24 giugno in occasione del webinar “La scelta universitaria ai tempi del Covid-19. Indagine rappresentativa sui maturandi italiani”, promosso dal Toniolo e dell’Università Cattolica. È toccato a Elena Marta, docente di Psicologia sociale e di Psicologia di comunità, autrice dello studio assieme con Pierpaolo Triani, docente di Pedagogia generale, illustrare alcuni aspetti salienti. Per esempio che per il 68% degli intervistati frequentare fisicamente l’università consente di “sviluppare amicizie e nuovi legami”; il 55% è dell’idea che “incontro e confronto con i docenti qualificano la formazione universitaria”. Più della metà dei giovani intervistati ritiene che il Covid-19 non abbia inciso sulla scelta circa il percorso post-diploma. Vanno peraltro messe in evidenza alcune consistenti “minoranze”: il 15% pensa che l’emergenza abbia influenzato pesantemente le decisioni; il 14% ha optato per un Ateneo vicino a casa e il 13%, dato di sicuro interesse, si orienta verso studi che permettano di aiutare maggiormente gli altri. Tale percentuale sale al 17,6% nell’area del Nord-Est.
A commentare i dati dell’indagine, coordinati dal giornalista Roberto Fontolan, sono stati i rettori Franco Anelli, dell’Università Cattolica, e Elio Franzini, dell’Università degli Studi di Milano, il giornalista Mario Calabresi, e Michele Faldi, direttore Offerta Formativa in Cattolica.
«Gli studenti sanno benissimo che la scelta del percorso di studi universitari condizionerà il loro futuro e si rendono conto dell’importanza di scegliere un corso di studi che li motivi nella prospettiva di fare un lavoro che piaccia», ha osservato il rettore Anelli. «Sono anche consapevoli di prepararsi a trovare una occupazione che richiederà un continuo aggiornamento». L’altro tema evidente, ha aggiunto il rettore dell’Università Cattolica, «è che gli studenti l’università vogliono frequentarla davvero per entrare a far parte di una comunità; per gli studenti l’università diventa occasione per raggiungere traguardi professionali più gratificanti di chi rinuncia alla formazione universitaria per provare a entrare subito nel mondo del lavoro, che non è solo fonte di reddito».
Per il rettore Anelli «nella fase di lockdown tanti studenti non solo sono stati costretti ad abbandonare programmi di formazione internazionali, ma si sono rivolti anche ad atenei più prossimi ai luoghi di residenza. Oggi, nella Fase 2, la risposta probabilmente sarebbe diversa, anche condizionata dalla capacità delle università di rispondere con una didattica innovativa sul piano tecnologico e adeguata all’emergenza». Certamente «non è intenzione della nostra università come pure degli altri atenei “tradizionali” di trasformarsi in università telematiche. Però questa emergenza ci ha fatto imparare cose nuove che ci permetteranno di accogliere al meglio gli studenti alla ripresa delle lezioni in autunno e di arricchire stabilmente la nostra capacità di proporre didattica innovativa, dotando tutte le università di tecnologie per svolgere anche formazione a distanza. L’obiettivo è di offrire agli studenti una formazione universitaria compiuta che consenta loro di acquisire competenze e capacità indispensabili per affrontare le complessità del mondo», ha dichiarato il rettore della Cattolica.
Secondo Elio Franzini, rettore dell’Università degli Studi di Milano «l’indagine fa capire uno spaccato della generazione che accoglieremo il prossimo anno nelle nostre aule», fatta di «persone realistiche e concrete». Si tratta di una generazione, che «da una parte, cerca il contatto con gli altri, dall’altra, molto uguale a quello che sono i giovani: desiderosi di socializzare, di essere insieme e vivere l’università».
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]]>La necessità è quella di predisporre misure organizzative per consentire che i test di ammissione Università per l’A.A. 20/21 siano svolti regolarmente; il nuovo calendario sostituisce in maniera integrale quello precedente, che era già stato programmato; non è ancora noto, invece, come verranno svolti i test di ammissione.
Il ministro Gaetano Manfredi si augura che le prove possano avvenire in presenza, ma potrebbero ancora essere a distanza (come del resto si sta facendo adesso con i regolari esami nel corso delle sessioni, ma anche con le lauree)
Fissate le nuove date per i test di ammissione per i corsi di laurea ad accesso programmato per l’A.A. 2020/2021.
Come riporta il MIUR in un comunicato stampa: “In considerazione delle recenti misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e della necessità, per gli Atenei, di predisporre misure organizzative per consentire lo svolgimento delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato, si comunica di seguito il nuovo calendario delle date che sostituisce integralmente il precedente calendario pubblicato con avviso dell’11 marzo 2020“. Ecco quindi le date delle prove nel dettaglio:
Le modalità e i contenuti delle prove ed il numero dei posti disponibili per le immatricolazioni saranno definiti successivamente dal Miur
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