L'articolo Unipa. “Non siamo abusivi”. Studenti rischiano lo sfratto. La risposta dell’ERSU proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La nostra redazione ha contattato il presidente dell’ERSU, Giuseppe Di Miceli, che prontamente ci ha dato riscontro inviandoci una nota con una puntuale precisazione sulla situazione.
Lo scorso anno, gli studenti universitari di tutta Italia si sono mobilitati, scendendo in piazza e chiedendo alle istituzioni, a tutti i livelli, maggiori garanzie circa i posti letto per gli studenti fuori sede: “Troppi aventi diritto senza alloggio, servono investimenti”.
L’Italia ha meno di un terzo dei posti letto rispetto a Francia e Germania. Secondo l’Eurostudent il costo dell’alloggio per gli studenti incide per il 36% sul totale delle spese da sostenere durante il percorso accademico.
Questi dati ci aiutano a riflettere su come il diritto allo studio non si possa compiutamente realizzare senza un diritto alla casa.
I dati del 2019 parlano di oltre 20.000 studenti in tutta Italia che lo scorso anno sono risultati “idonei non assegnatari” di posto letto.
Quest’anno con l’uso della didattica a distanza, gli studenti hanno scelto prudentemente di non rientrare in modo massiccio nelle città in cui studiano. I pochi che hanno scelto la permanenza nelle residenze universitarie lo hanno fatto per ragioni legate alla mancanza di una stabile connessione internet nel proprio domicilio, per la stesura della tesi, per tirocinio o per la necessità di avere un posto tranquillo e silenzioso in cui poter studiare (specie per i figli di famiglie numerose).
Gli idonei attualmente presenti nelle Residenze Universitarie di Palermo sono gli studenti che lo scorso anno sono risultati “assegnatari” di posto letto e sono rientrati a settembre, dunque prima dell’uscita delle graduatorie, per mezzo di una richiesta motivata, per ragioni certificabili di necessità.
L’uscita delle graduatorie ha poi decretato gli assegnatari, secondo un criterio di percentuali delle graduatorie per singoli anni di ciascun corso di laurea.
L’Ente ci ha fatto pervenire una nota di sgombero in cui veniamo definiti “abusivi”, non aventi diritto, con l’intimazione a lasciare le stanze entro il 7 gennaio, pena l’uso della forza pubblica.
Il paradosso è che al momento le strutture sono semi vuote, essendo state le accettazioni in numero esiguo ed essendo stata prevista una deroga al bando di concorso per l’attribuzione dei benefici che permette agli studenti assegnatari di accettare il beneficio senza rientrare nelle strutture: posti vuoti e studenti per strada!
Consapevoli delle logiche aziendalistiche a cui l’Ente deve attenersi, siamo però costretti a chiedere una riflessione sulla Mission dello stesso, in quanto ogni decisione dall’ente assunta ha gravi ripercussioni circa il futuro degli studenti in questione: vite dietro ogni punteggio.
Abbiamo tentato il dialogo istituzione con il Consiglio di Amministrazione ma ci è stato ripetutamente negato. In una situazione pandemica, che ha visto acuirsi la crisi economica già in atto, gli studenti universitari siamo stati abbandonati dalle istituzioni, nonostante l’art. 34 comma 2 della Costituzione reciti: “I capaci e meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto a raggiungere i gradi più alti dell’istruzione”.
Avrei voluto poter presentare queste istanze di persona, nella giusta sede del Consiglio, ma il perpetuato silenzio istituzionale ha generato sconforto e sfiducia.
Si ricorda che la partecipazione della componente studentesca in seno al C. di A. dell’ERSU è garantita da numero tre (su cinque) componenti, eletti democraticamente dagli studenti universitari e afam che hanno, quindi, la maggioranza nell’organismo di indirizzo politico dell’ERSU.
Si evidenzia che il diritto all’alloggio per i fuorisede è garantito in base alla disponibilità dei posti letto disponibili il cui numero – per motivi evidenti a tutti e legati all’emergenza covid 19 – è stato purtroppo ridotto.
In ogni caso, gli studenti assegnatari di borsa di studio e fuorisede (in assenza di assegnazione di posto letto) hanno diritto a un ristoro economico di circa mille euro, oltre la borsa di studio già maggiorata per la condizione di fuorisede, proprio per l’eventuale aiuto suppletivo legato all’eventuale affitto del proprio posto letto.
L’assegnazione dei posti letto avviene in base a una graduatoria di merito e reddito: quindi, il fare permanere studenti nelle strutture abitative senza rispettare le graduatorie, significa caducare il diritto degli studenti che precedono in graduatoria, per un invocato diritto di precedenza dovuto all’anzianità di occupazione del posto letto da parte di chi chiede di non rispettare la graduatoria.
Si evidenzia che le università e gli afam, attualmente, svolgono la propria attività formativa esclusivamente con procedure online.
Si chiarisce che il presidente dell’ERSU si era, comunque, già reso disponibile ad incontrare le studentesse richiedenti nella prima data utile proposta per discutere le problematiche segnalate, ma ha – invece – ricevuto riscontro negativo dalle stesse. Orbene, durante il C. di A. del 29 dicembre prossimo, pur volendo invitare soggetti esterni per sentirne le ragioni, il punto richiesto non è all’ordine del giorno e, quindi, sotto il profilo formale non sarebbe possibile affrontare l’argomento: ma si assicura che il tema è stato già oggetto di ampia discussione nelle sedute precedenti e che la stessa problematica sarà, comunque, ulteriormente approfondita per trovare una soluzione amministrativamente corretta e che dia la possibilità agli idonei di potere vedere accolte le proprie aspettative.






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]]>L'articolo Università. Gli studenti chiedono agli atenei di caricare online le lezioni proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Le lezioni nelle università sono ripartite, eppure non tutto sta andando per il meglio: le studentesse e gli studenti tornati nelle università sono molti meno rispetto agli altri anni e anche in quei corsi che hanno ripreso con l’erogazione della didattica in presenza non tutti gli iscritti, per diversi motivi, sono tornati a frequentare l’università.
La modalità telematica da quest’anno è diventata quindi uno strumento fondamentale per permetterci di seguire le lezioni, ma molti tra noi studenti non possono seguirle in tempo reale per motivi legati al lavoro, a problemi di connessione, a malfunzionamenti dei software utilizzati o per altri motivi personali.
La questione non è da sottovalutare: è assolutamente inaccettabile che gli studenti abbiano pagato le tasse per non poter seguire nemmeno le lezioni e prepararsi agli esami.
Per questo gli studenti lanciano un appello al Ministro Gaetano Manfredi e a tutti gli atenei, a cui chiediamo con forza che tutti i docenti carichino le proprie lezioni online nelle piattaforme di cui ogni università si è dotata per erogare la didattica online. Caricare le lezioni telematiche registrate, nel rispetto e nella tutela della privacy di studenti e docenti, è un’esigenza dettata dal periodo, che permette anche di avere un ulteriore strumento per lo studio individuale, che ne verrebbe potenziato e arricchito.
“Per questo chiediamo che le lezioni vengano registrate, che l’università vada incontro alle esigenze di tutte e tutti. Firma anche tu il nostro appello per una didattica telematica pienamente fruibile e a disposizione di tutte e tutti!”
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]]>L'articolo LAVORO per Diplomati, studenti professioni sanitarie. La protezione civile seleziona 2mila Unità proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Sono aperte le procedure per l’individuazione di 1500 unità tra personale medico e sanitario e di 500 addetti all’attività amministrativa da impiegare, su base territoriale, per rafforzare l’attività di ricerca e gestione dei contatti dei casi (contact tracing).
Sarà possibile partecipare alla selezione compilando il form, già disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, fino alle ore 19 del 26 ottobre 2020.
Alla manifestazione di interesse per 1500 unità di personale da impiegare a supporto delle strutture sanitarie territoriali impegnate nell’esecuzione dei tamponi, potranno partecipare medici, infermieri, assistenti sanitari, tecnici della prevenzione e studenti universitari in discipline infermieristiche e sanitarie.
Le 500 unità che saranno impiegate per il supporto amministrativo delle attività di contact tracing, saranno invece scelte tra soggetti di età compresa tra i 18 e i 30 anni, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e di patente europea ECDL.
La partecipazione per entrambe le procedure è consentita solo per la Regione di residenza o dimora.
Al termine della procedura selettiva, il Dipartimento redigerà un apposito elenco su base regionale che sarà pubblicato sul sito dipartimentale e trasmesso alle Regioni e alla Province autonome che, previa verifica dei requisiti, provvederanno al conferimento degli incarichi.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito del Dipartimento. Tutte le altre opportunità QUI
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]]>L'articolo Università. Fuorisede: “Disposta l’erogazione del bonus affitto” proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>La Federazione dei Giovani Socialisti comunica con enorme soddisfazione di aver vinto una propria battaglia.
Nel tardo pomeriggio di martedì 20 ottobre l’assessore Roberto Lagalla ha comunicato, replicando al documento politico mandato dalla Federazione, che è stata finalmente disposta l’erogazione, tramite Ersu, del bonus affitto per un ammontare complessivo di 7 milioni.
A riprova di ciò è giunto il comunicato del presidente Ersu Palermo, Giuseppe Di Miceli, che ha confermato che i bonus sono in fase di erogazione. “Una vittoria di civiltà e di solidarietà – commenta il segretario della FGS palermitana Mattia Carramusa – prima che politica. Ci siamo, come si dice qui, attaccati a camurria in queste settimane ma finalmente abbiamo ottenuto un risultato importantissimo a tutela di famiglie siciliane e studenti fuorisede. Nessun’altra giovanile politica e nessun altro partito si è occupato di questa battaglia, che noi seguiamo da giugno. Il merito di questo successo – conclude Carramusa – lo condividiamo principalmente con Udu Palermo con cui ci siamo confrontati spesso e abbiamo valutato ogni possibilità”.
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]]>L'articolo La laurea è un pezzo di carta? proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Ma prendere la laurea serve? Numerose indagini cercano una risposta alla domanda che molti studenti si pongono dopo il conseguimento del diploma.
A darci una mano – e a raccontarci come bisognerebbe pensare prima di parlare per maledire un surplus formativo – è Almalaurea. Il consorzio che raccoglie 72 atenei e copre il 90% dei laureati italiani racconta che solo il 30% dei giovani 19enni si iscrive all’università. Spesso la fetta proveniente dalle famiglie più agiate.
E l’altro 70%? Niente, s’arrangia. Questo perché manca una seria politica del diritto allo studio – forse uno degli aspetti costituzionali più calpestati – e ovviamente la crisi ha fatto il resto.
Ecco perché quello sciocco refrain che ricordavamo in apertura non ha alcun senso nella realtà: “Come mostrano le indagini del Consorzio, che da oltre vent’anni si occupa di formazione universitaria, i laureati continuano a godere di vantaggi occupazionali rispetto ai diplomati e a chi è in possesso di un titolo di scuola dell’obbligo, sia nell’arco della vita lavorativa sia e ancor più nelle fasi congiunturali negative come quella attuale” racconta Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea.
Qualche numero? Prendiamo la laurea magistrale, la seconda cifra del meccanismo 3+2. Nel 2019, a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione era del 70%, i disoccupati erano invece il 23% (dato che si abbassa al 12,5% se si guarda al complesso dei laureati). Dati buoni in termini assoluti, soprattutto in una congiuntura simile, ma certo peggiorati rispetto a precedenti rilevazioni, come dimostra anche una recente indagine dell’università di Torino. Basti raffrontarli alle cifre del 2008, l’ultimo anno prima della tempesta: il tasso di occupazione a 12 mesi era all’81% e quello di disoccupazione al 21%.
Ovviamente, allontanandosi dalla laurea gli occupati salgono, toccando l’82% a tre anni dal brindisi e l’87% a cinque. Così come, questo un dato interessante e un messaggio da passare, conviene darsi da fare mentre si studia: i laureati che non erano occupati al momento del conseguimento della magistrale hanno ovviamente avuto più difficoltà una volta licenziati dall’università. Insomma, il biennio si configura sempre più – non tanto nei programmi, che pure spingono sempre più su tirocini e stage, quanto nella pratica – come il vero periodo da sfruttare per (tentare di) lanciarsi nel mondo del lavoro in quel caso sì, senza aspettare il pezzo di carta.
Ogni studente si è sentito dire almeno una volta che conseguire una laurea è un’inutile perdita di tempo ed energie.
Che tale perla d’ingegno provenga da un amico, uno zio, un vicino di casa o una “persona informata” su Facebook, l’indignazione dello studente non cambia. Soprattutto se nel frattempo ci si districa tra dosi di caffè e pianti notturni su montagne di libri.
Questa insinuazione è intuitivamente sbagliata, ma non altrettanto semplice da demolire. Certo, ci si può appellare alla cultura come antidoto all’ignoranza. O al valore intrinseco del sapere. Ma state certi che queste osservazioni non cancelleranno lo scetticismo del nostro amico “laureato all’Università della Vita”.
Al di là di valutazioni filosofiche, i dati parlano chiaro.
Come riportato dal libro “Dall’Università al Lavoro: scegli cosa studiare per costruire il tuo futuro”, avere una laurea paga, eccome. Riportiamo qui una serie di fatti eloquenti che convinceranno chiunque.
Quasi l’80% dei laureati sono occupati. Tra chi è solamente in possesso di un diploma gli occupati ammontano a circa il 60%. Uno scarto del 20% non sembra poco e in effetti non lo è. [Figura 1 – Fonte: ISTAT]

In media, una laurea assicura uno stipendio più alto. E questo già tra i giovanissimi (dai 15 ai 24 anni). Per questa fascia d’età la differenza di stipendio tra i laureati e non è quasi del 10% in favore dei primi. I laureati guadagnano mediamente 22 mila euro all’anno, contro i 20 mila euro dei non laureati.
Lo scarto del punto 2. vi sembra poco? Non vi sorprenderà sapere che la differenza retributiva va allargandosi sempre più con l’aumentare degli anni. Infatti si attesta al 75% in favore dei laureati tra 45 e 54 anni.
In questa fascia i laureati possono vantare uno stipendio in media sui 45 mila euro contro quello appena superiore ai 25 mila euro dei loro coetanei diplomati. Il tasso di crescita salariale è molto più consistente per chi quindi “perde qualche anno” per conseguire l’agognato titolo. [Figura 2 – Fonte: Jobpricing]

I dati qui presentati si riferiscono all’Italia. Si tratta comunque di figure non troppo lontane da quelle che riguardano le altre nazioni. Questo dimostra ancora una volta l’esistenza di una forte correlazione tra il possesso di un titolo di laurea e tassi più elevati di occupazione e retribuzione.
Ecco alcune tra le tante argomentazioni pratiche da opporre all’argomento dell’inutilità. Forse aiuteranno qualche studente ad avere il cuore più leggero, tra una sessione d’esame e l’altra. E forse faranno cambiare idea a un neodiplomato che ritiene che la laurea non faccia per lui. Del resto, chi ha optato per questo percorso conosce bene la posta in gioco.
Scrive così Khalil Gibran, scrittore libanese: “amare la vita attraverso la fatica è penetrarne il segreto più profondo”. Ci penso mentre bevo la terza tazzina di caffè.
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]]>Si scatenerà l’assalto molto italiano di quelli che difendono la cultura umanistica (come se io avessi criticassi quella), che sostengono, per fede e non sulla base di dati, che gli studi letterari o filosofici aprono qualunque carriera. Stabilire un legame tra disciplina di studi e percorso di carriera era indice, stando ai commenti più benevoli, di una mia aridità di spirito, di una deformazione della mia mente, sicuramente plagiata dai cinque anni che ho passato alla Bocconi. E così via.
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Bene. Ora arriva un’interessante indagine dell’Istat, appena pubblicata, su “I percorsi di studio e lavoro dei diplomati e laureati”. Il campione è piuttosto ampio, hanno risposto 36.468 laureati del 2019, a quattro anni dalla fine del loro percorso di studi. Quindi possiamo prendere per buone – e definitive – le conclusioni di questa ricerca.
Riporto in modo letterale le parti che chiudono, spero per sempre, la polemica sulla scarsa utilità di alcuni corsi di laurea.
Primo: se scegli l’università sbagliata trovi lavoro più difficilmente.
“L’inserimento nel mercato del lavoro è più difficile per i laureati, sia di I che di II livello, nei gruppi Letterario e Geo-biologico. Lavora infatti il 61,7% dei laureati di I livello e il 73,4% di quelli di II livello del gruppo Letterario, il 58,6% dei laureati di I livello e il 76,5% di quelli di II livello del gruppo Geo-biologico. Critica è anche la situazione dei laureati di I livello nel gruppo Psicologico (lavora il 54,4%) e dei laureati di II livello nel gruppo Giuridico (lavora il 67,6%)”.
Secondo: ci sono lauree che non interessano a chi deve pagarti lo stipendio.
“Il 64,2% dei laureati di I livello e il 74,9% dei laureati di II livello dichiarano che la laurea era espressamente richiesta per accedere all’attività lavorativa mentre è stata utile rispettivamente nel 23,8% e 17,8% dei casi. La laurea sembra non premiare chi l’ha conseguita nei gruppi Letterario e Politico-sociale, dal momento che per l’attività lavorativa svolta non era richiesta e non è stata nemmeno utile”.
Magari chi ha fatto scienze della comunicazione o filosofia si sente comunque appagato, perché ha sviluppato la propria personalità, cultura e flessibilità mentale. Ma dal punto di vista professionale sembra decisamente scontento.
“Relativamente ad alcuni aspetti del lavoro svolto, i laureati di I e II livello esprimono livelli di soddisfazione analoghi. La soddisfazione è più alta riguardo al grado di autonomia e alle mansioni assegnate (7,7 e 7,6 punti rispettivamente), e più bassa per le possibilità di carriera e il trattamento economico (5,8 e 6,0 punti). I laureati di I livello nei gruppi Letterario e Psicologico manifestano su tutti gli aspetti i livelli di soddisfazione più bassi, il contrario si verifica per quelli del gruppo Difesa e sicurezza (9,2 per le prospettive di stabilità e 8,7 per il grado di autonomia)
La morale resta la stessa di un anno fa: se all’università chiedete di aiutarvi a entrare nel mercato del lavoro e se pensate all’istruzione come la garanzia per raggiungere un lavoro stabile e un reddito che vi garantisca indipendenza, state lontani dalle facoltà che sfornano disoccupati.
Questo non significa rinunciare alla cultura, avere la busta paga come unico orizzonte e il conto corrente come priorità. Ma visto che la scelta dell’università avviene molto presto, quando è impossibile avere già un quadro preciso delle dinamiche del mondo in cui si entrerà di lì a pochi anni, è giusto che ai diciottenni venga sottoposta l’evidenza dei numeri e non qualche convinzione priva di basi fattuali.
P.S. Lo so che l’indagine Istat contiene moltissime altre cose interessanti e che mi sono concentrato soltanto su un aspetto marginale, ma c’è tempo e modo di approfondire.

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]]>L'articolo Università: cosa portare il primo giorno di lezione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Università. Cosa succede in caso di un caso positivo
Quando si andava a scuola, bene o male, tutti erano consapevoli dei libri di testo da portare, dei quaderni e di ciò che li aspettava al rientro dalle vacanze. Ma con il nuovo anno e il nuovo inizio all’Università il rischio di rimanere spaesati è molto alto. Ecco che Skuola.net ha redatto una breve lista che potrebbe esservi utile per iniziare con il piede giusto il primo giorno nel vostro nuovo ateneo:
Senza dubbio alcuno, ai tempi del coronavirus: Mascherina e gel igienizzante
I ricercatori dell’Università di Hiroshima scoprono fascio di luce che uccide il virus del Covid-19.
Università, Manfredi: “Obbligo mascherine per gli studenti e lezioni in Ateneo”
Facebook Campus. La nuova funzionalità pensata per gli studenti universitari
L'articolo Università: cosa portare il primo giorno di lezione proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>L'articolo Con quali lauree si guadagna di più. Ecco tutte le facoltà più redditizie e ricercate dalle aziende proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Sempre prodigo di lezioni preziose, di principi che credevamo dimenticati per sempre, e dritte travestite nei modi più impensabili, una direzione, anche stavolta, il mercato del lavoro sembra volercela indicare.
Prendete ad esempio l’ultimo rapporto sul profilo e sulla condizione occupazionale dei neolaureati in Italia: la fotografia scattata da AlmaLaurea e in cui si evince, tra le altre cose, anche la lista delle facoltà più redditizie del momento. Ecco, da questa indagine, condotta su un campione di oltre 276mila laureati a vario titolo, iscritti in 74 diverse università del paese, emergono numeri che raccontano benissimo verso quale direzione sembra orientato oggi il mercato del lavoro. E il modo in cui, assestandosi nel tempo, questo indichi – in qualche modo – una strada da seguire.
A mettersi lì e riscrivere la rotta tracciata dai numeri di questa indagine, si scopre, tanto per cominciare, che laurearsi conviene ancora. Il modo più rapido per trovare lavoro, spiega il rapporto, è infatti mettersi alla ricerca del giusto impiego con già una laurea in tasca. Il principio è semplice: più aumenta il livello di studio, meno possibilità ci saranno di restare inoccupati. Per dirla coi numeri, a un anno dal titolo di primo livello, mettono le mani su uno stipendio più del 71% dei laureati. Che diventa il 74% quando parliamo dei magistrali biennali.
Okay, sappiamo cosa vi state chiedendo in questo momento: cosa devo studiare, allora, per dare un senso alla mia carriera? Anche voi, però, che domande: viviamo nell’evo dell’intelligenza artificiale, degli algoritmi predittivi, dell’ICT, dei Big Data, della cyber security; cosa volete che ci sia mai in cima all’elenco delle lauree più richieste dalle aziende? Ingegneria, ovvio. Il tasso di occupazione di un laureato in ingegneria, a un anno dalla laurea di primo livello, è infatti pari al 94,6%. Sul podio, insieme agli ingegneri, salgono – anche qui senza troppe sorprese, date le premesse – gli specializzati in materie economico-statistiche (il 91,6% di loro trova lavoro entro i primi dodici mesi dalla tesi) e gli esperti in ambito medico/sanitario (93,8%).
Tra le lauree con un tasso di occupazione compreso tra l’80 e il 90%, quindi al di sopra della media, compaiono, invece: architettura (88,8%); chimico-farmaceutico (88,2%); educazione fisica (87,7%); scientifico (87,1%); agraria e veterinaria (86,6%); linguistico (86,3%); politico sociale (84,8%); psicologico (83,2) e insegnamento (82,4%). A fare più fatica di tutti, con un tasso di occupazione inferiore alla media dell’80%, gli indirizzi letterario (79,7%), geo-biologico (78,5%) e giuridico (76,5%).
Come tutti i mercati che si rispettino, va da sé che anche quello del lavoro sia regolato sul principio della domanda e dell’offerta. Non deve stupire, perciò, di sapere che la retribuzione netta più alta, percepita a un anno dalla laurea, spetti proprio agli ingegneri. I quali, con 1.753 euro, guidano la classifica dei paperoni tra i neolaureati italiani.
A seguire, compaiono gli specialisti in ambito scientifico, che a dodici mesi dalla fine del percorso di studi staccano un assegno medio mensile di 1.668 euro. Dietro di loro i laureati del chimico-farmaceutico (1.633€); del ramo economico-statistico (1.543€) e del comparto medico e delle professioni sanitarie (1.487€). Completano la lista i neolaureati in agraria e veterinaria (1.363€); gli architetti freschi di titolo (1.337€); i laureati in materie politico-sociali, che si portano a casa, in media, ogni mese, 1.329€; gli specialisti in materie linguistiche, cui toccano, a un anno dalla laurea, 1.269€ di media; i dottori in educazione fisica (1.228€) e i laureati in materie giuridiche (1.210€) e letterarie (1.168€).
Chiudono la lista delle facoltà più redditizie del momento quelle relative all’insegnamento (1.127€) e alla psicologia, con “appena” 1.042€ di retribuzione media netta mensile, ottenuta dopo un anno dal titolo.
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]]>L'articolo Palermo. Uomo muore nella piscina del CUS proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Stava nuotando in piscina quando avrebbe accusato un malore che in poco tempo non gli ha lasciato scampo.
Secondo una prima ricostruzione l’uomo, intorno alle 12.30, aveva raggiunto insieme alla moglie la piscina della struttura per fare un po’ di attività sportiva. Dopo appena un quarto d’ora il 63enne si sarebbe sentito male.
Immediato l’intervento degli assistenti bagnanti che hanno eseguito le manovre di primo soccorso utilizzando anche un defibrillatore in attesa che arrivassero i sanitari del 118, giunti a bordo di un’ambulanza dopo circa 10 minuti. Per lui però non c’è stato nulla da fare.
Sul posto anche una pattuglia dei carabinieri e il medico legale per effettuare l’ispezione cadaverica. A stroncare il 63enne potrebbe essere stato un infarto fulminante. Attese ulteriori disposizioni da parte dell’autorità giudiziaria.
A Corleone scatta il lockdown, a Palermo chiuso un quarto asilo
Coronavirus. Palermo, focolaio al Pagliarelli: 23 agenti positivi al carcere
Palermo. Nuovo positivo al Covid. Scatta l’allarme in tribunale
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]]>L'articolo Test di medicina: i segreti per affrontarlo con successo proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Come ci riescono? Come fanno tutti quegli studenti ogni anno a superare un test che sbarra le porte a migliaia e migliaia di iscritti?
Possiamo darvi una certezza: non sono alieni. E neanche robot.
Il test si avvicina? Preparati alla grande
Esercitati con infinite simulazioni online. Perché la pratica fa la differenza.
Test medicina 2020: Cosa si può portare alla prova, aule, sedi e indirizzi
In questo post scopriamo alcuni consigli utili per chi vuole prepararsi al test di medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria. Questi consigli in realtà sono preziosi anche per chi vuole superare il test di veterinaria o qualsiasi altro test d’ammissione.
C’è una cosa che molti studenti prima di iscriversi al test di ammissione sottovalutano: capire come è veramente fatto il test.
Si ritrovano così a studiare argomenti, capitoli o – peggio ancora – materie che non servono a superare il test. Per evitare questo errore c’è una cosa tanto semplice quanto trascurata da fare: leggere attentamente tutto il bando.
Nel bando dell’università, infatti, trovi tutto ciò di cui hai bisogno per capire esattamente su cosa verterà il test, quante domande saranno, quanto tempo avrai a disposizione, quante domande sono previste per ogni materia, i punteggi, le graduatorie e tutto ciò che può aiutarti ad approcciare al meglio al test.
Il test di ammissione a medicina (ma anche in veterinaria) prevede quesiti di cultura generale, ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica. Per superarlo dovrai rispondere in maniera corretta al maggior numero di domande e nel minor tempo possibile. Avrai una manciata di secondi a domanda, per intenderci.
Questo significa che dovrai non solo studiare gli argomenti ma anche allenarti a pescare le informazioni dalla tue testa molto velocemente.
Come si fa tutto ciò? Come puoi diventare una scheggia a rispondere ai quiz? Partendo dalla cosa più importante di tutte: la motivazione.
Conosciamola meglio nel prossimo paragrafo.
C’è solo una persona che può aiutarti a dare il massimo per il test di ammissione, si chiama “io” e ognuno di noi la conosce molto bene.
Per prepararti al test di medicina dovrai sudare, sudare, sudare. Dovrai rinunciare a una fetta di vita sociale. Dovrai passare ore sui libri o a svolgere simulazioni online. Dovrai vedere da lontano vacanze e gite fuori porta, probabilmente. Eh sì, è proprio tosta.
L’unico modo che hai per riuscire a resistere alle tentazioni di distrarti tutto il giorno – le distrazioni sono importanti, sia chiaro, ma di questo parleremo più avanti – è quello di trovare la tua motivazione quotidiana.
La motivazione è la benzina per il tuo motore (il cervello), senza di lei non vai da nessuna parte.
Ma come trovare la giusta motivazione ogni giorno? Semplice: ponendoti le giuste domande.
Chiediti perché vuoi entrare nella facoltà di medicina; quali sono le tue prospettive di lavoro, di vita; cosa succederebbe se non superassi il test e come ti sentiresti dopo questo fallimento; chiediti quali sono le alternative. Immaginati, proiettati nel futuro. Dove sarai tra 10, 15, 20 anni? Cosa avrai fatto per essere orgoglioso di te stesso o di te stessa?
Ecco, ogni volta che pensi che sia arrivato il momento di abbandonare i libri, poniti queste domande. Rispondi con carta e penna, ti aiuterà a fissare meglio le tue idee.
Una volta chiarito il tuo profondo “perché” è il momento di mettersi al lavoro. E il tuo lavoro inizia dalla pianificazione.
C’è tempo per fare tutto, se riusciamo a programmarlo (bene). La pianificazione è un elemento importantissimo di questo puzzle che ti porterà a superare il test di ammissione.
Pianificare significa programmare ogni cosa nel giusto momento e dedicargli le giuste attenzioni.
Come abbiamo detto qualche riga sopra la prima cosa da fare per passare il test di ammissione è capire come è strutturato leggendo attentamente il bando.
E proprio dal bando partiamo per programmare il nostro studio.
Salva sul tuo computer/smartphone il programma che dovrai studiare per ogni singola materia.
Leggi tutti gli argomenti per riconoscere cosa ti richiederà più e meno tempo e inizia la tua pianificazione.
Quanti giorni mancano al test? In base a questo deciderai quante pagine al giorno studiare.
Cerca di essere realista! Non pensare di poter studiare e apprendere 300 pagine di chimica il giorno del tuo compleanno ad esempio. Datti obiettivi che puoi realizzare e aggiusta il tiro se ti accorgi di aver preteso troppo (o troppo poco!) da te.
Attenzione! Non dovrai pianificare solo le ore di studio giornaliere. Dovrai pianificare anche il tempo da dedicare agli esercizi (quindi ai quiz) e il tempo da dedicare alle pause.
Le pause sono essenziali. Non viverle con sensi di colpa. Sono proprio loro ad aiutarti a studiare meglio e apprendere di più. Il nostro cervello ha bisogno di ricaricarsi di tanto in tanto. Concediti brevi pause durante tutto il periodo di studio, ti aiuteranno a mantenere la concentrazione e non sprecare tempo guardando pagine di un libro.
Abbiamo capito l’importanza di pianificare, e ora? Si inizia a fare sul serio. Si inizia a studiare davvero.
Se c’è una cosa che probabilmente non ti hanno spiegato durante gli anni delle superiori, è proprio come studiare per i test a risposta multipla.
Se nella tua routine di studio c’è il leggi-ripeti-leggi-ripeti finché ogni singola parola del libro non è ben impressa nella tua mente… be’ è il momento di rivedere qualcosina.
Studiare e ripetere è sicuramente un modo efficace per fissare i concetti e aiutarti a creare dei discorsi logici a patto che tu abbia realmente compreso quello che hai letto. Questo metodo è utile specialmente se devi affrontare un esame orale.
Ma attenzione, il test di ammissione non è un esame qualsiasi. Oltre a capire e memorizzare i concetti infatti, dovrai sviluppare l’abilità di rispondere nel modo più veloce possibile alle domande.
C’è un lato positivo però: la risposta corretta è proprio sotto ai tuoi occhi, è tra quelle proposte. E nei momenti di buio totale, anche le risposte sbagliate possono aiutarti a trovare quella giusta andando ad esclusione, ad esempio.
Come si studia per il test quindi?
Assodato che studiare, capire e ripetere può aiutarti a fissare meglio i concetti, per migliorare la tua velocità e allenare la tua mente il metodo più efficace è l’allenamento.
Quindi allo studio teorico aggiungi una consistente parte pratica svolgendo tanti esercizi, tanti quiz.
Come svolgere i quiz? Ne parliamo nel prossimo paragrafo.
Anche i quiz vanno svolti con una certa logica. Parliamoci chiaro, è inutile che ti costringi a fare simulazioni complete o test di ammissione degli anni passati se ancora non hai aperto neanche il primo libro.
Sarebbe una perdita di tempo e anche rischioso sotto un certo punto di vista. Rispondere ai quiz che – ovviamente – non sei pronto ad affrontare perché non hai studiato può gettarti nello sconforto e farti credere che sia tutto troppo difficile. Questo avrebbe ripercussioni anche sul tuo studio reale… quindi ogni cosa a suo tempo!
La cosa migliore che puoi fare è svolgere i quiz solo dopo aver toccato gli argomenti. Esercitati quindi al termine dei capitoli, poi esercitati per materia e, infine, quando avrai studiato tutto il programma, cimentati con le simulazioni complete o con i test di ammissione degli anni passati.
Ricordati, mentre svolgi i quiz, di impostare un timer che ti indichi il tempo massimo che hai a disposizione per ogni simulazione. Deve rappresentare la realtà, quindi dovrai impostarlo in base a quanto tempo e quanti quiz dovrai affrontare per il test reale.
Superare il test di ammissione che sia di medicina, di veterinaria, di professioni sanitarie o di qualsiasi altro corso di laurea, richiede impegno e sacrificio. Lo abbiamo detto e non ci stancheremo di ripeterlo. D’altronde, quali cose magnifiche sono state fatte senza sforzo?
Impegno e sacrificio però non devono risucchiarci la vita. Non dobbiamo dimenticarci di ritagliare del tempo per noi stessi, per gli amici, per la vita.
Il tempo che dedichiamo a queste cose non è affatto sprecato, anzi! Ci aiuta a rimanere concentrati e produttivi quando torneremo sui libri e a vivere i giorni/mesi che mancano al giorno del test con meno ansia e più serenità.
Ma come possiamo far conciliare tutto? Semplice: pianificando e impegnandoci a rispettare il calendario che ci siamo dati.
Siamo arrivati alla fine di questo lungo post. Speriamo che farai buon uso dei nostri consigli e non ci resta che augurarti buona fortuna!
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