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Non è stato un inizio 2021 facile quello di WhatsApp. Le polemiche legate all’aggiornamento dei termini del servizio e dell’informativa relativa alla privacy annunciato lo scorso fine settimana. Hanno messo in fuga tanti utenti. Telegram ha guadagnato 25 milioni di utenti in 72 ore, mentre Signal è balzata in testa alla classifica delle app “di tendenza”.

Spieghiamo con calma cosa sta succedendo

Quel che appare sullo schermo del nostro smartphone sembra una sorta di dichiarazione di guerra all’utente. A guardarla bene si propone come la sottoscrizione della “resa” da parte del suddito telematico che cede dinanzi alle pretese del “conquistador” e accetta le invasive condizioni cui si deve sottostare per continuare ad utilizzare il sistema di messaggistica istantanea.

L’informativa sulla privacy, dopo il solito “pippone” che vuol far credere che WhatsApp ha la riservatezza dei dati personali nel proprio DNA (affermazione cui non hanno creduto nemmeno la mamma né gli altri congiunti di chi ha scritto quella buffa cosa).

Spiega anzitutto che noi “europei” dobbiamo fare i conti con WhatsApp Ireland Limited, che eroga il servizio ed è anche il titolare del trattamento. Dovrebbe comunque bastare il rivolgersi al nostro Garante della Privacy e auspicare l’effettivo rispetto del cosiddetto GDPR…

Qualsiasi cosa dirai o farai potrà essere usata contro di te 

WhatsApp, che se qualcuno non se ne fosse accorto è – con Instagram – un “pezzo” di Facebook, informa gli utenti che ogni loro azione genera dati utilizzabili per i più diversi scopi e che gli stessi vengono raccolti perché inseriti direttamente o creati automaticamente.

Le fameliche fauci del fornitore di servizi ingurgitano anzitutto le “informazioni fornite dall’utente”. A cominciare da quelle fin troppo ovvie dei dati necessari per la registrazione a WhatsApp (dati anagrafici, utenza telefonica, immagine del profilo, eventuali elementi integrativi).

WhatsApp si premura di spiegare le circostanze

In cui “potrebbe” archiviare messaggi dell’utente durante il processo di consegna. Questo succede quando il destinatario è offline o per altro motivo la consegna non riesce ad avvenire e il messaggio resta in forma crittografata sui server di WhatsApp per 30 giorni durante i quali vengono ripetuti tentativi di recapito.

È curioso invece l’inoltro di file multimediali, a proposito del quale si legge che Se un utente inoltra file multimediali all’interno di un messaggio, archiviamo tale file multimediale in forma crittografata sui nostri server per consentire di inoltrarlo ulteriormente in modo più efficiente.

Chi osserva con attenzione nota che non si fa alcun cenno alla cancellazione dopo la consegna o dopo un certo intervallo di tempo necessario per reiterare l’operazione di recapito.

È inevitabile una raccomandazione a chi “virtualizza” le proprie relazioni sentimentali o passioni erotiche.

Attenti quindi a quel che mandate via WhatsApp, perché una copia di video e immagini sono destinati a restare nella disponibilità (qualunque ne sia la forma anche eventualmente cifrata) dei server del gestore del servizio.

È UN PREZZO CHE VOGLIAMO PAGARE per utilizzare WhatsApp?

Prima di mollare WhatsApp e passare ad un’altra piattaforma di messaggistica istantanea ci si deve domandare se la riservatezza dei propri dati e dei dettagli della propria vita può essere un prezzo equo per ottenere un servizio di comunicazione.

L’altro quesito è semplicissimo. Siamo sicuri che Telegram, Signal o le tante altre “app” siano più rispettose delle nostre informazioni?

Da tempo il signor Zuckerberg ha fuso le informazioni di ciascuno attingendo a WhatsApp, Instagram e Facebook, sapendo delle nostre esistenze e relazioni più di quanto i diretti interessati possono sapere o ricordare. 

WHATSAPP FA CHIAREZZA

 In seguito all’aggiornamento della nostra Informativa sulla privacy, abbiamo ricevuto numerose domande alle quali desideriamo rispondere per fare chiarezza ed evitare che continuino a circolare informazioni errate e non veritiere. Ci impegniamo sempre al massimo per far sì che WhatsApp continui ad aiutare la gente a comunicare in modo privato. 

È importante precisare che l’aggiornamento dell’informativa NON riguarda in alcun modo la privacy dei messaggi che scambi con amici e familiari.

Questo aggiornamento include invece modifiche che riguardano lo scambio, del tutto facoltativo, di messaggi con le aziende che usano WhatsApp e fornisce maggiore trasparenza sulle nostre modalità di raccolta e utilizzo dei dati.

WhatsApp taglia subito corto: anche con l’ultimo aggiornamento dei termini di servizio, né l’app di messaggistica, né Facebook possono leggere i messaggi privati degli utenti o ancora ascoltare le loro chiamate.

Se ancora non siete convinti, vi lasciamo ad un video spiegativo


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