Frana di Niscemi, il dissesto che minaccia la città: cause (note) geologiche, danni e una comunità evacuata
La frana di Niscemi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, non è un evento improvviso ma la conseguenza di cause note da decenni. Tra il 16 e il 26 gennaio 2026, una serie di movimenti franosi di grande estensione ha colpito i margini occidentali e sud-occidentali del centro abitato, costringendo circa 1.000 persone a lasciare le proprie case e mettendo in crisi viabilità, servizi essenziali e assetto urbano.
Il dissesto, oggi attivo apparentemente in evoluzione, interessa un’area vasta, lunga fino a 3–4 chilometri, coinvolgendo interi quartieri come Sante Croci, Trappeto e via Popolo, con cedimenti del terreno che in alcuni punti hanno raggiunto abbassamenti di 10 metri.


Un territorio geomorfologicamente fragile
Il centro abitato di Niscemi sorge a circa 330 metri sul livello del mare, su un altopiano che degrada bruscamente verso la piana di Gela. I margini dell’abitato coincidono con orli di terrazzo e scarpate sub-verticali, caratterizzati da:
- versanti a media–alta acclività
- profonde incisioni morfologiche
- processi erosivi regressivi
L’urbanizzazione storica si è sviluppata a ridosso del ciglio del versante, creando una forte interferenza tra assetto naturale e costruito. Una condizione che, nel tempo, ha aumentato l’esposizione al rischio.
Frana di Niscemi: il contesto geologico e le cause
Dal punto di vista geologico, l’area è costituita da depositi argilloso-sabbiosi pliocenici, tipici dell’avanfossa di Gela:
- argille sabbiose e argille marnose (“argille azzurre”)
- sabbie medio-fini e livelli di arenaria
- falde acquifere superficiali a pochi metri dal piano campagna
Si tratta di materiali a bassa permeabilità primaria ma altamente sensibili all’acqua. In presenza di piogge prolungate, l’acqua si infiltra negli strati sabbiosi e ristagna sulle argille impermeabili sottostanti, aumentando le pressioni interstiziali e riducendo drasticamente la resistenza al taglio.
La dinamica del dissesto: una frana complessa e profonda
Il fenomeno in atto è classificabile come frana complessa di grandi dimensioni, con:
- arretramento regressivo del ciglio
- crolli localizzati delle scarpate
- perdita progressiva di supporto degli strati superiori
Le evidenze sul campo sono nette:
- scarpate di distacco sub-verticali e continue
- fratturazioni in testa, prossime agli edifici
- accumuli caotici di materiale al piede del versante
- gravi deformazioni della viabilità
La cinematica suggerisce uno scorrimento profondo roto-traslativo, con coinvolgimento di porzioni massive di versante che stanno scivolando lentamente ma in modo progressivo verso valle.


Frana di Niscemi: gli eventi e le cause di gennaio 2026: una riattivazione su larga scala
Due episodi hanno segnato l’evoluzione recente del dissesto:
- 16 gennaio 2026: frana sul versante ovest (zona Belvedere–Canale), con fronte attivo di circa 1,6 km e danni alla SP12, oltre alla rottura di gas e fibra ottica. Evacuate circa 35 persone.
- 25–26 gennaio 2026: nuovo collasso sul margine sud-ovest (quartiere Sante Croci), con gravi cedimenti della SP10, evacuazione di circa 500 persone in poche ore e progressiva estensione del fronte franoso.
Questa sequenza indica la riattivazione di un sistema franoso dormiente, già responsabile di un grave evento nel 1997, quando furono sfollate oltre 400 persone e demoliti edifici.
Il ruolo del maltempo e del ciclone “Harry”
Il fattore scatenante immediato è stato il maltempo eccezionale di gennaio 2026, legato al ciclone mediterraneo “Harry”. In pochi giorni sono caduti centinaia di millimetri di pioggia, saturando completamente i terreni.
L’imbibizione profonda ha favorito la riattivazione di superfici di scivolamento preesistenti, trasformando una fragilità strutturale nota in una vera e propria emergenza urbana.
Emergenza, evacuazioni e monitoraggio continuo
Dopo il 25 gennaio è stato attivato l’intero sistema di Protezione Civile, con:
- attivazione del COC comunale
- evacuazione di circa 1.000 residenti
- chiusura di tutte le scuole
- interdizione delle aree a rischio
Circa 300 persone sono state accolte nel Palazzetto dello Sport “Pio La Torre”, mentre sul fronte tecnico sono stati avviati:
- rilievi geologici e topografici
- monitoraggi con droni
- installazione di strumenti geotecnici (inclinometri, piezometri, GPS)
Tra gli esperti coinvolti anche il prof. Nicola Casagli, uno dei massimi studiosi italiani di frane.


Viabilità compromessa e servizi interrotti
Le conseguenze sulle infrastrutture sono pesantissime:
- SP10 e SP12 completamente interdette, con carreggiate spezzate e abbassamenti fino a 10 m
- rischio di isolamento del centro abitato
- rottura della rete gas e fibra ottica
- interruzioni idriche ed elettriche localizzate
Attualmente l’unico collegamento sicuro resta la SP11 verso Vittoria, anch’essa sotto monitoraggio costante.
Una crisi che impone scelte strutturali
La frana di Niscemi mette in evidenza una verità difficile da ignorare: la prevenzione non può più attendere. Interventi di consolidamento per oltre 14 milioni di euro erano già stati programmati prima dell’emergenza, a conferma che il rischio era noto.
Ora la sfida è doppia: gestire l’emergenza e pianificare il futuro, con opere di stabilizzazione, drenaggio, monitoraggio continuo e una rigorosa revisione dell’uso del suolo.
Solo così Niscemi potrà trasformare questa tragedia in un punto di svolta, rafforzando la resilienza di una comunità che oggi vive sospesa tra paura, attesa e speranza.

