Frana di Niscemi, il futuro possibile in 5 Fasi: cosa si può fare davvero per mettere in sicurezza persone e territorio

La frana che interessa l’abitato di Niscemi non è un evento improvviso né un episodio isolato. È la...

La frana che interessa l’abitato di Niscemi non è un evento improvviso né un episodio isolato. È la manifestazione evidente di una instabilità geomorfologica profonda, storica e strutturale, documentata da tempo e più volte riattivata nel corso dei decenni. Per questo motivo, la risposta non può limitarsi all’emergenza né basarsi su soluzioni tampone: serve una strategia articolata, realistica e tecnicamente fondata.

La sicurezza della popolazione passa da azioni coordinate su più livelli, con tempi diversi ma obiettivi chiari. Governare il rischio significa accettare la complessità del fenomeno e lavorare su prevenzione, controllo e pianificazione.


FASE 1: Misure immediate (0–30/45 giorni): la priorità è la sicurezza

Nel brevissimo periodo l’obiettivo è uno solo: ridurre il rischio residuo per le persone.

Le azioni indispensabili sono:

  • interdizione rigorosa delle aree a maggiore pericolosità, in particolare il coronamento della scarpata, il piede del versante e la viabilità compromessa;
  • rafforzamento delle ordinanze contingibili e urgenti, con perimetrazioni dinamiche aggiornate in base all’evoluzione del dissesto;
  • monitoraggio visivo continuo, attraverso sopralluoghi frequenti, controllo delle fessurazioni, delle deformazioni e dei crolli localizzati;
  • allontanamento preventivo dei nuclei abitativi esposti, anche in via temporanea, quando le condizioni lo impongono.

Tempistica: giorni o poche settimane
🎯 Obiettivo: evitare vittime e incidenti durante eventuali nuove riattivazioni


FASE 2: Monitoraggio e conoscenza (1–6 mesi): capire come si muove la frana

A Niscemi il problema non è “scoprire” il dissesto: è misurarlo in modo continuo. Senza dati affidabili non esiste gestione del rischio.

Gli interventi prioritari includono:

  • installazione di capisaldi topografici e sistemi GNSS;
  • utilizzo di estensimetri e inclinometri per misurare le deformazioni;
  • analisi piezometrica per comprendere il ruolo delle pressioni interstiziali;
  • integrazione con monitoraggio satellitare InSAR, capace di rilevare velocità e accelerazioni del movimento.

Tempistica: breve–medio termine
🎯 Obiettivo: capire come, quanto e quando si muove il versante


FASE 3: Gestione delle acque (3–12 mesi): il vero nodo del problema

La storia geomorfologica di Niscemi è chiara: l’acqua è il principale fattore di innesco e riattivazione dei fenomeni franosi. Senza una gestione efficace delle acque, ogni altro intervento rischia di essere vano.

Le azioni strutturali indispensabili sono:

  • regimazione delle acque superficiali urbane;
  • realizzazione di drenaggi profondi e sub-orizzontali;
  • eliminazione degli scarichi incontrollati;
  • separazione netta tra acque meteoriche e reflue.

Tempistica: medio termine
🎯 Obiettivo: ridurre la probabilità di nuove accelerazioni del dissesto


FASE 4: Interventi strutturali di consolidamento (1–5 anni): niente scorciatoie

Qui serve chiarezza: non esistono soluzioni rapide né miracolose.

Le opzioni tecniche valutabili comprendono:

  • opere di sostegno profonde come paratie, pali e diaframmi;
  • rimodellamento controllato dei versanti;
  • interventi di alleggerimento del carico in sommità;
  • delocalizzazione definitiva degli edifici non tecnicamente difendibili.

Ogni scelta deve poggiare su studi geotecnici avanzati, perché il corpo di frana può raggiungere 80–100 metri di profondità ed estendersi per chilometri.

Tempistica: lungo termine
🎯 Obiettivo: riduzione strutturale del rischio, non semplice gestione dell’emergenza

Frana di Niscemi, il dissesto che minaccia la città: cause (note) geologiche, danni e una comunità evacuata

FASE 5: Pianificazione e prevenzione: il vero cambio di passo

La messa in sicurezza di Niscemi non è solo una questione tecnica: è una decisione politica e amministrativa.

Servono:

  • aggiornamento del PAI e degli strumenti urbanistici;
  • integrazione piena nel Piano Comunale di Protezione Civile;
  • informazione costante, corretta e trasparente alla popolazione;
  • pianificazione di scenari di evacuazione realistici e periodicamente verificati.

Tempistica: continua
🎯 Obiettivo: trasformare un territorio fragile in una comunità consapevole

A Niscemi non serve rincorrere l’emergenza.
Serve governare il rischio, con competenza, trasparenza e tempi coerenti con la complessità del fenomeno.

La sicurezza non si costruisce quando la frana corre.
Si costruisce prima, con prevenzione, pianificazione e rispetto della geologia.

Ed è proprio lì che si misura la maturità di un sistema di Protezione Civile e di una classe dirigente.

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