Gasometro di Palermo, il gigante dimenticato che aspetta una scelta

Ci sono luoghi che raccontano una città più di mille monumenti. A Palermo, uno di questi è il...

Ci sono luoghi che raccontano una città più di mille monumenti.

A Palermo, uno di questi è il Gasometro di via Remo Sandron. Un’imponente struttura metallica costruita nel 1914, sopravvissuta a guerre, trasformazioni urbane e cambiamenti tecnologici, che ancora oggi domina il quartiere tra via Tiro a Segno, via Schirò e via Remo Sandron.

Da quarant’anni è fermo.

Dal 1985 non svolge più alcuna funzione produttiva. Eppure continua a rappresentare una delle più straordinarie occasioni di rigenerazione urbana dell’intera città.

La domanda è semplice: Palermo vuole lasciarlo arrugginire o trasformarlo in un simbolo del proprio futuro?


Un pezzo di storia industriale unico in Sicilia

Il Gasometro faceva parte dell’antica Officina del Gas che alimentava l’illuminazione pubblica e le abitazioni della città prima dell’arrivo del metano.

Con un diametro di circa 25 metri, un’altezza di 10 metri e un volume superiore a 5.000 metri cubi, rappresenta oggi uno dei più importanti esempi di archeologia industriale presenti in Sicilia.

Negli anni il sito è stato studiato da studenti e ricercatori dell’Università di Palermo, che lo hanno più volte individuato come possibile fulcro di una nuova centralità urbana.

Non si tratta di un edificio qualsiasi.

È un landmark già esistente.

Un monumento contemporaneo che Palermo possiede senza averne ancora compreso il potenziale.


Cosa è stato fatto finora

Negli ultimi anni AMG Energia, proprietaria dell’area, ha avviato alcune iniziative di valorizzazione.

Gli edifici storici dell’ex officina del gas sono stati recuperati e aperti in occasioni culturali come “Le Vie dei Tesori“, ospitando mostre, documenti storici e attrezzature originali utilizzate nella produzione del gas.

Nel 2021-2022 è stata inoltre pubblicata una manifestazione di interesse per raccogliere proposte di recupero e rifunzionalizzazione dell’area.

L’obiettivo era individuare idee capaci di restituire il sito alla città attraverso attività culturali, sociali, ambientali e di interesse pubblico.

Tuttavia, a oggi, non risultano avviati cantieri per il recupero definitivo del grande gasometro.


Un progetto possibile per Palermo

Le tavole progettuali elaborate mostrano una visione concreta e perfettamente compatibile con le caratteristiche dell’area.

Gasometro di Palermo – L’idea è semplice:
gasometro Palermo – ipotesi progettuale

conservare integralmente la struttura metallica, trasformandola nel cuore di un nuovo polo urbano aperto alla città.

All’interno potrebbero trovare spazio:

  • auditorium da 500-600 posti;
  • sala per concerti;
  • centro congressi;
  • museo dell’energia;
  • spazi espositivi permanenti e temporanei;
  • laboratori per scuole e università;
  • coworking culturale;
  • caffetteria e servizi.

All’esterno:

  • parco urbano;
  • percorsi pedonali;
  • piazze pubbliche;
  • aree relax;
  • giardini tematici;
  • spazi per eventi all’aperto.

Il tutto senza consumare nuovo suolo e mantenendo la destinazione pubblica prevista dal Piano Regolatore.


Le città che lo hanno già fatto

Palermo non sarebbe un caso isolato.

Molte città europee hanno trasformato vecchi gasometri in attrattori urbani.

Vienna

I celebri Gasometers sono diventati un quartiere multifunzionale con spazi culturali, commerciali e residenziali.

Londra

L’area di King’s Cross ha recuperato le antiche strutture industriali integrandole nel nuovo tessuto urbano.

Roma

Il Gazometro Ostiense è oggi uno dei simboli della capitale e ospita eventi, produzioni audiovisive e iniziative culturali.

Gazometro Ostiense – Roma
Palermo possiede già una struttura iconica comparabile. Manca soltanto la decisione di investire sul suo futuro.

Le responsabilità della politica

Il Gasometro non è soltanto una questione architettonica.

È una questione politica.

La città ha bisogno di sapere:

  • quale sia la strategia di AMG Energia;
  • quali siano gli obiettivi del Comune;
  • quali risorse possano essere intercettate;
  • quali partner pubblici e privati possano partecipare.

Oggi esistono fondi europei, programmi nazionali e strumenti di rigenerazione urbana che potrebbero sostenere un progetto di questa portata.

Ogni anno di inattività aumenta i costi di recupero e riduce le opportunità.


Un’opportunità economica, culturale e turistica

Un Gasometro recuperato potrebbe generare:

  • nuovi posti di lavoro;
  • incremento del turismo culturale;
  • valorizzazione immobiliare dell’area;
  • nuovi spazi per associazioni e università;
  • nuove opportunità per eventi e congressi;
  • una nuova porta urbana tra porto e centro città.

Palermo ha spesso inseguito grandi opere immaginarie.

In questo caso, invece, possiede già tutto ciò che serve:

una struttura esistente, una storia da raccontare, un’area disponibile e una posizione strategica.


L’appello alla città

Il Gasometro non deve diventare l’ennesimo simbolo delle occasioni perdute.

Può trasformarsi in un luogo dove memoria industriale, cultura, innovazione e sostenibilità convivono nello stesso spazio.

Le idee esistono.

Le competenze esistono.

I modelli internazionali esistono.

Ora serve una scelta.

Perché Palermo non ha bisogno di costruire un nuovo simbolo.

Lo possiede già da oltre cent’anni.