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Le elezioni presidenziali in America tenutesi martedì hanno tentato, in questi giorni, di distrarci dall’emergenza globale dovuta al covid-19.

Donald Trump contro Joe Biden. Il presidente uscente contro l’ex vice di Obama. Repubblicani contro democratici. Insomma, due modi apparentemente opposti di vedere gli Stati Uniti.

Elezioni presidenziali: i commenti sui social

Sui social network, l’argomento delle elezioni presidenziali non passa inosservato. Orde di utenti e di politici nazionali bardati di tutto punto (primo su tutti, il senatore leghista Matteo Salvini con la mascherina pro-Trump) prendono posto in uno dei lati della barricata a stelle e strisce. Le casse di risonanza dei social amplificano le più disparate e fantasiose analisi politiche. Il ritardo del conteggio dei voti è frutto di un GomBlotto! E questa è una storia già sentita nel 2000 in occasione della controversa elezione di George Bush Jr. E ancora: i voti dello stato del Michigan risultati decisivi per Biden – questa è bellissima –  grazie al movimento politico di Renzi.

Ma non eravamo un popolo di santi, poeti e navigatori? No, giusto, adesso siamo un popolo di virologi, esperti di esplosivi, balistici e analisti politici. Non eravamo la nazione degli ottomila campanili che si facevano dispetti tra loro? No, giusto, adesso ci preoccupiamo delle elezioni presidenziali e delle altre nazioni.

Cosa ci spinge ad occuparci delle questioni oltreoceano?

Un cittadino statunitense medio, che conosce – anche superficialmente – il proprio sistema politico ed elettorale, ci potrebbe rimproverare dicendo: elezioni a casa nostra, padroni a casa nostra!

E forse potrebbe avere tantissima ragione. Mi chiedo cosa porta un mio concittadino che abita in un paesino sperduto dell’entroterra agrario a pensare di sostenere Trump o Biden e a parlare di elezioni presidenziali, se, in tutta la sua vita, avrà visto altri dieci o venti paesini limitrofi e contigui? Forse lo stesso motivo che porta un milanese, un romano o un palermitano ad interessarsene? Curiosità o semplicemente voglia di viaggiare metaforicamente oltre l’Atlantico. Tutti motivi più che legittimi.

Ecco, però, trovato l’ago nel pagliaio. Manca la responsabilità di informarsi e scrivere sull’argomento in maniera seria e responsabile. Sicuramente non basta un’intera vita negli States per capirli fino in fondo, con tutte le loro sfavillanti bellezze e le impietose contraddizioni.

A volte, pur di non guardare le tremende inefficienze che ha la nostra nazione, ci giriamo coscientemente dall’altra parte dell’oceano per cercare una terra promessa. Pensiamo sempre all’America, per dirla con le parole di Eros Ramazzotti. I nostri nonni e i nostri anziani ci direbbero di adesso che “si va a peggiorare” o che “u munnu sta squagghiannu ghiornu pi ghiornu, figghiu miu!!”. Loro hanno capito tutto, veramente, anche senza i social o senza emigrare all’estero.


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A proposito dell'autore

Paolo La Scala

Paolo La Scala, classe 1988, palermitano un po' alla torinese e un po' alla romana. Laureato in storia contemporanea, ricercatore storico, polemista, libero scrittore.

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