Dici Beirut e pensi subito ad una città simbolo, ad una “città immaginario” in cui tutto è sempre stato ed è il contrario di tutto. C’è la città cristiana e quella islamica, quella drusa e quella armena, quella che si chiude in sé stessa ma solo per riaprirsi subito dopo agli altri e al mondo, con dinamismo e grande vivacità culturale.

Beirut è, come è stata definita recentemente, “il punto zero della nostra storia”, il luogo in cui si intrecciano tutte le storie che influenzano il nostro presente, il luogo di convergenza di tutti quei conflitti religiosi, etnici, politici e militari che influenzano la politica mondiale.

Il ministro della salute libanese Hamad Hasan consiglia a chiunque possa di andare via da Beirut, devastata ieri da due potenti esplosioni che hanno causato almeno 100 morti, altrettanto dispersi e oltre 4.000 feriti. Hasan – citato dai media locali – afferma infatti che materiali pericolosi sprigionatisi nell’aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali.

Non è convinto che il nitrato di ammonio sia l’unico responsabile delle potenti esplosioni che hanno devastato Beirut un ex agente della Cia con grande esperienza in Medio Oriente. Secondo Robert Baer, citato dalla Cnn, i video delle esplosioni mostrano che il nitrato di ammonio potrebbe essere stato presente nel magazzino da cui è partita l’esplosione, ma l’ex agente della Cia non crede che sia stato l’unico responsabile della massiccia esplosione che ne è seguita. Baer ritiene ci fossero munizioni militari e cariche esplosive e che si trattava forse di un deposito di armamenti. “Era chiaramente esplosivo militare – ha detto – Non era fertilizzante, come nitrato di ammonio. Ne sono abbastanza sicuro“. “Guardate la palla (di fuoco) arancione e chiaramente – ha affermato – è esplosivo militare”. Tutto il bianco che si vede nei filmati prima dell’esplosione più potente, ha aggiunto, è probabilmente segno della presenza e della combustione di nitrato di ammonio. “Sembra – ha aggiunto – un incidente”. “Ho lavorato in Libano per anni e – ha concluso – nessuno vuole ammettere che tenevano esplosivi militari nel porto“.

UN AUSTRALIANO E DUE FILIPPINI TRA LE VITTIME

Ci sono anche un cittadino australiano e due delle Filippine tra le vittime delle esplosioni che ieri hanno devastato parte della città di Beirut. “Posso confermare che un australiano è stato ucciso”, ha detto il premier Scott Morrison, in dichiarazioni riportate dai media australiani. Il primo ministro ha dichiarato solidarietà al Libano, dove vive una “grande comunità australiana”. Il ministero degli Esteri di Manila ha invece confermato che ci sono due morti, 11 dispersi e otto feriti tra i cittadini delle Filippine. Tutte le vittime si trovavano nelle abitazioni dei loro datori di lavoro quando sono avvenute le terribili esplosioni, ha detto il portavoce Eduardo Menez, citato dai media locali. Nel Paese dei Cedri vivono e lavorano circa 33.

A provocare le esplosioni che hanno dilaniato Beirut, nel Libano, sarebbe stato un carico di nitrato di ammonio di oltre 2700 tonnellate che era conservato in un magazzino nei pressi del porto dopo esser stato confiscato sei anni fa. Il ministro degli interni Mohammed Fahmi ha riferito spiegando che da una prima ricostruzione il nitrato di ammonio sarebbe stato posizionato nel magazzino dopo esser stato sequestrato da una nave mercantile nel 2014. Testimoni hanno riferito di aver visto una nuvola arancione come quella che appare quando viene rilasciato gas tossico di biossido di azoto dopo un’esplosione che coinvolge nitrati e nel Paese è forte la preoccupazione anche per le tossine presenti ora nell’aria.

TRE OSPEDALI DISTRUTTI DA ESPLOSIONI, DANNI IN ALTRI DUE

Tre ospedali di Beirut sono stati “completamente distrutti” e altri due “parzialmente distrutti” dalle devastanti esplosioni di ieri nella capitale libanese. Lo ha confermato ad al-Jazeera Mirna Doumit, presidente dell’Ordine degli infermieri di Beirut. “Abbiamo dovuto trasferire i pazienti in altri ospedali – ha detto – Altri due ospedali sono parzialmente distrutti. E’ una catastrofe“. I pazienti vengono ora curati nei parcheggi degli ospedali o di quello che resta di queste strutture dopo la devastante esplosione di ieri nella capitale libanese. Al Arabiya racconta di medici e paramedici impegnati a liberare le strade di accesso dalle macerie, mentre i feriti che continuano a essere trasportati ricevono le prime cure nei parcheggi.

DONALD TRUMP IPOTIZZA UN ATTACCO CAUSATO DA UNA BOMBA MILITARE

Donald Trump afferma che secondo quanto appreso da fonti della Difesa statunitense le terribili esplosioni avvenute a Beirut, in Libano, potrebbero esser state causate da causato da una bomba. Il presidente degli Stati Uniti, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca ha detto di aver incontrato alcuni generali secondo i quali si sarebbe trattato di un’esplosione indotta, di “un attacco, provocato da un qualche tipo di bomba“. I funzionari libanesi affermano di non aver determinato la causa dell’esplosione, che ha distrutto gran parte di un porto e danneggiato edifici in tutta la capitale, causando almeno 78 morti e oltre 4000 feriti.

SI CERCANO VITTIME NEL MARE E SOTTO LE MACERIE

I soccorritori libanesi stanno cercando “in mare” e “sotto le macerie” i corpi di eventuali ulteriori vittime delle due potenti esplosioni avvenute ieri al porto di Beirut, che hanno causato in un bilancio provvisorio oltre 100 morti e 4.000 feriti. E questo mentre il capo della Croce Rossa libanese ammette che non si è mai sentito prima “così impotente” di fronte a una tragedia di queste dimensioni. “E’ la prima volta che vediamo gli ospedali dire ‘non possiamo più ricevere’ feriti“, ha detto all’emittente locale LBCI il segretario generale della Croce Rossa libanese, George Katanah.

Le operazioni di ricerca proseguono – ha continuato – ma la situazione è drammatica. E’ la prima volta che ci sentiamo impotenti”. Da parte sua il capo della Difesa Civile, Raymon Khattar, interpellato da LBCI, ha detto che “le nostre squadre stanno cercano le vittime al mare“, e anche “sotto le macerie” spiegando che la sua struttura “ha urgente bisogno di ingegneri e bulldozer perché diverse strutture sono in pericolo di crollo“.

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