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Ricercatori? Solo un immenso «spreco di risorse umane»: così Flc Cgil ha definito la dispersione dei ricercatori formati dagli atenei italiani.

Negli ultimi dieci anni le università nostrane ne hanno formati circa 65mila ma, carte alle mani, «solo uno su dieci è stato poi effettivamente assunto».

Solo per poco meno del sette percento dei ricercatori precari italiani, in poche parole, il sogno dell’inserimento in pianta stabile nell’organico di un ateneo diventa realtà, mentre per il 93 percento rimane un miraggio.

E gli altri? Che futuro si prospetta per coloro che, dopo anni trascorsi a portare avanti studi o a tenere lezioni, si sono visti scadere il contratto a tempo determinato, con la conseguente chiusura delle porte del mondo accademico?

Semplicemente nessun futuro, anni di precariato, anni di frustrazione. Perlomeno all’interno del contesto nazionale, perché spesso i cervelli che non abbiamo saputo valorizzare se ne sono andati all’estero.

Dall’indagine è emerso anche che nel decennio 2003-2013 sia cresciuto vistosamente il ricorso da parte delle università ai contratti a tempo determinato, a quelli a progetto, agli assegni di ricerca e alle borse post-doc, che sono passati da 18mila a 31mila.

A determinare questa situazione – non c’è da stupirsi – sono diversi fattori: primo fra tutti il blocco del turn over che flagella il sistema da anni e impedisce l’assorbimento di forze nuove.

La ricerca Flc Cgil, infine, ha mostrato che, in poco più della metà dei casi, si tratta di donne (57 percento), con un’età di circa 35 anni e senza figli.

Per loro, la media è di sei contratti a tempo determinato accumulati ma c’è anche chi ne ha avuti trenta…

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2 Risposte

  1. Avatar
    veggente

    Gli altri nove non vengono assunti perché non hanno la raccomandazione.
    Tutti sanno che in Italia la meritocrazia non esiste e si diventa ricercatori, associati ed ordinari esclusivamente grazie agli accordi do ut des.
    Ma dove vai se la raccomandazione non ce l’hai!!!

    Rispondi
  2. Avatar
    gIOVANNI

    Quanta tristezza e che triste realtà! Potremmo essere i migliori ed un popolo grandissimo se solamente ce ne rendessimo conto davvero e si desse la giusta gratificazione ad un settore così importante come la ricerca! Bell’articolo!

    Rispondi

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