Previste pene fino a tre anni di carcere, tuttavia in molte comunità queste pratiche sono considerate necessarie per dare un marito alle ragazze

Da oggi in Sudan le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono un reato: è l’inizio di una nuova era per i diritti delle donne nella nazione africana. Il governo sudanese ha approvato un emendamento alla sua legislazione penale, in base al quale chiunque pratichi mutilazioni genitali all’interno di un istituto medico o altrove rischia tre anni di reclusione e una multa.

Secondo le associazioni che si occupano di difesa dei diritti delle donne, il provvedimento aiuterà a porre fine alle MGF, ma dovrà confrontarsi con la realtà di numerose comunità dove queste pratiche vengono considerate necessarie per dare marito alle ragazze. 

Tra le associazioni che esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto anche un’associazione dell’Università di Palermo, Intesa Donne che per tramite della sua presidentessa, Martina Urso, ci trasmette il suo apprezzamento per il risultato raggiunto e che vi riportiamo in seguito.

Intesa Donne annuncia un piccolo, ma al contempo grandissimo, passo avanti per la comunità femminile di tutto il mondo: da oggi, le mutilazioni ai genitali femminili saranno reato in Sudan. Purtroppo resta ancora tanto da fare: vengono praticate, ad oggi, in almeno 27 Paesi africani, ma anche in Medio Oriente e in Asia. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono almeno 200 milioni le bambine, ragazze e donne in almeno trenta Paesi del mondo, che hanno subito una forma di mutilazione genitale. Sono tante però le associazioni che si battono per porre fine a quella che è una gravissima violazione dei diritti umani oltre che un grande pericolo per la salute di chi la subisce. Auspichiamo, quindi, che questo sia solo l’inizio di un iter atto a migliorare le condizioni umane in tutti i Paesi e a garantire i diritti a tutte le donne che hanno subito questo tipo di violenza.

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