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Un dato che fa tremare l’isola e che offre una sfida ardua e complessa per i rettori della Sicilia. Quelle che viene fuori è una fotografia amara dell’università italiana. Almeno questo risulta dall’analisi degli ultimi numeri di Miur, Istat ed Eurostat. I dati sono riportati dall’Adnkronos.

Nell’anno accademico 2019/2020 soltanto 7 regioni su 20 hanno un saldo positivo tra studenti in ingresso e studenti in uscita ovvero 13 regioni perdono più studenti di quanti ne guadagnano. Secondo i dati del Miur, i saldi maggiormente negativi si registrano in tre regioni del Sud. La Sicilia perde 52.198 studenti, la Puglia ne perde 50.489 e la Calabria 31.104.

Un caso emblematico di studenti fuorisede riguarda i siciliani che, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca decidono di andare in altri atenei. Ma la domanda sorge spontanea: perché ci si sposta in un’altra regione per studiare?



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La Sicilia è la regione che perde più studenti universitari

Le ragioni sono molteplici: dalla qualità dell’offerta formativa alle maggiori possibilità di inserimento lavorativo, ma anche con riguardo la qualità della vita e le offerte ricreative e culturali di una città rispetto a un’altra, oltre naturalmente ai maggiori livelli salariali per i neo laureati.

A tale proposito, dai dati del Rapporto 2021 sulle università dell’Osservatorio JobPricing è possibile notare come laurearsi in una determinata area geografica piuttosto che in un’altra porta a maggiori livelli salariali una volta entrati nel mondo del lavoro. Nello specifico, laurearsi al Nord permette di guadagnare in media annualmente 3.757 euro in più rispetto al Sud e alle Isole.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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