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La laurea in Giurisprudenza è ancora utile? Certo che sì. Ma differentemente da altri corsi di laurea, richiede ancora qualche sforzo in più per entrare a far parte del mondo del lavoro, ricco comunque di prospettive.

Laurea in Giurisprudenza: gli sbocchi lavorativi

“Diritto privato, mezzo avvocato”? Non necessariamente. Dopo la laurea, tra le carriere più ambite restano sempre quelle tradizionalmente legate alla facoltà di Giurisprudenza, come avvocato, notaio e magistrato. Ma non sono le uniche. Gli sbocchi lavorativi, infatti, sono tanti e diversi, con la possibilità di svolgere diverse attività e professioni. Tra queste:

  • il giurista d’impresa, specializzato in legal management;
  • il consulente del lavoro;
  • l’insegnante di scuola superiore (con integrazione di alcuni esami di Economia e i 24 cfu per l’insegnamento) o la carriera universitaria, passando per il Dottorato di Ricerca;
  • l’impiegato nelle istituzioni europee (Parlamento, Consiglio e relative Agenzie) che richiedono, però, la conoscenza approfondita di almeno 3 lingue ufficiali dell’UE;
  • la carriera nell’Arma;
  • l’ambasciatore e la carriera diplomatica.

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Giurisprudenza: come prepararsi dopo la laurea?

La laurea in Giurisprudenza, si sa, non è (ancora) una laurea abilitante. Così, nel caso dell’avvocatura, occorre espletare un periodo di pratica e superare l’esame di abilitazione molto selettivo. Per altre professioni legali, come notaio e magistrato, bisogna invece attendere lo specifico concorso pubblico, tra i più difficili, preparandosi per bene, spesso scegliendo una Scuola di specializzazione. Con la laurea in Giurisprudenza è anche possibile partecipare a quasi tutti i concorsi pubblici (Agenzia delle Entrate, Forze dell’Ordine, Ufficio del processo), consultando e studiando dagli appositi manuali. Per chi, invece, vuole entrare in azienda (consulente del lavoro, ad esempio), potrebbe esser necessario iscriversi ad un Master, rendendo così il proprio curriculum più appetibile.

Quanto guadagna un laureato in Giurisprudenza?

La facoltà di Giurisprudenza ha tradizionalmente formato la classe dirigente italiana. Eppure, i dati occupazionali e le prospettive di guadagno mostrano uno scenario diverso. Il recente Rapporto di Almalaurea, infatti, stima che lo stipendio medio, a 5 anni dalla laurea, per gli ex studenti di Giurisprudenza sia di 1.468 euro netti al mese, con un tasso occupazionale del 79,7%. Un’aspettativa di guadagno simile a quella degli Architetti, ma nettamente al di sotto dei laureati in Informatica, Ingegneria, Medicina e Chirurgia ed Economia.

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A proposito dell'autore

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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