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Il Cavù chiude“. Con queste semplici parole e che hanno lasciato di sasso centinaia di palermitani. Lo storico pub di piazza Rivoluzione, dopo 12 anni, abbasserà per sempre la saracinesca. L’annuncio su Facebook con una video lettera: poche pagine che scorrono lentamente, scritte fitte fitte, con le quali i gestori salutano quelli che sono molto più che clienti, sono amici. “E’ una decisione sofferta afferma Marco Mineo, uno dei titolari – colpa del contratto d’affitto scaduto e ormai troppo alto, dei fatturati in calo sia per un mercato cambiato negli anni sia per la pandemia, delle incertezze legate a paventate nuove chiusure anticipate… Il rischio di accumulare debiti in poco tempo è troppo alto per andare avanti”.

“Domenica 27 settembre si spegneranno per sempre le luci del Cavù – si legge nel saluto social-. Abbassiamo il sipario, ma non ci arrendiamo. Io non mi arrendo mai. Sono trascorsi 12 lunghi anni, è scaduto il nostro contratto di locazione e non siamo riusciti a trovare un nuovo accordo contrattuale con la proprietà”.

“Ho chiesto la riduzione del canone – spiega Mineo – ma la proposta non è stata accettata. Gli incassi non sono gli stessi di quando abbiamo iniziato. Per via dei regolamenti locali possiamo fare meno cose, meno eventi, e anche il mercato non è lo stesso. Guadagnamo meno. L’affitto è solo un costo, poi ci sono i dipendenti, le spese. Il Cavù costa e adesso il rischio di ‘andare sotto’ è troppo alto”.

L’affitto è solo una parte del problema, condiviso tra l’altro con realtà come la Rinascente che saluta Palermo proprio per la mancata rinegoziazione del canone. A gettare una pesante ombra sul futuro è il Covid-19. “Dopo lo stop ci stavamo riprendendo – spiega Mineo – ma gli incassi non sono quelli degli altri anni. Non ci sono gli stranieri, che hanno una capacità di spesa maggiore. I turisti sono italiani e in generale stanno più attenti ai costi. E siamo in estate. Se queste sono le premesse non saprei cosa aspettarmi per il prossimo inverno”. 

E poi c’è l’amarezza per il contesto. “Ci saremmo aspettati, non solo noi ma la categoria – ammette Mineo – più aiuto da parte del Comune. Invece c’è un muro. Nessuna collaborazione. La reintroduzione della Ztl per esempio ci ha ucciso. Ha aggiunto difficoltà su difficoltà”.

“Era il 2008 quando per la prima volta si è andati in scena – si legge ancora nella lettera postata su Facebook -, fino a un’ora prima non eravamo pronti, ancora a passare vernici o a impostare bottiglie. E’ stata dura, una scommessa piena di dubbi, fatiche e notti insonni per cercare di capire come far quadrare i conti, molte critiche. Dicevano: ‘Ma cosa aprite qui, in un quartiere così degradato, in una piazza con le puttane di notte e un pèarcheggio abusivo fino la quinta fila di giorno…’. Una piazza che era un piccolo gioiello abbandonato. Abbiamo tolto spazzatura, erbacce alte fino a un metro tra le balate e poi infine, dopo una lotta, anche le auto. Abbiamo portato il Cavù a essere uno dei locali più conosciuti e frequentati di tutta la città”.

Una riqualificazione che i gestori del Cavù rivendicano con orgoglio: “Abbiamo fatto tanto e se le condizioni lo permettessero andremmo avanti ma ci sono troppi dubbi. Lasciamo una piazza, un quartiere completamente diverso, ci vantiamo di aver contribuito in maniera attiva al cambiamento della parte della città. Dodici anni fa molti non avevano neanche idea di dove si trovassero piazza Rivoluzione, piazza Sant’Anna, piazza Magione. Il Cavù insieme a pochi altri ha dato il via al processo di cambiamento e trasformato un quartiere che adesso è il polo principale della cosiddetat movida di Palermo. Lascio un pezzo di cuore, un pezzo di vita. O forse no, porterò tutto sempre con me”. 

Geplaatst door Cavu' Palermo op Dinsdag 22 september 2020

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