Palermo di notte fa sempre più paura: il racconto di una ragazza che ama la sua città ma non la riconosce più

Io Palermo la amo davvero.

La amo quando il sole tramonta sul mare del Foro Italico, quando le luci si accendono tra i vicoli del centro storico, quando la gente ride ai tavolini di piazza Sant’Anna o passeggia alla Vucciria mangiando qualcosa al volo. Palermo è viva. Sempre. Ed è forse proprio questo il suo fascino più grande.

Ma da un po’ di tempo, insieme a tanti ragazzi della mia età, ho iniziato a provare una sensazione diversa. Una sensazione che fa male dirlo ad alta voce: paura.

Perché uscire la sera a Palermo, oggi, significa sempre più spesso chiedersi cosa potrebbe succedere.

Risse improvvise.
Aggressioni.
Baby gang.
Ragazzi armati di coltelli.
Persone pestate per uno sguardo o una parola sbagliata.
Scene che fino a pochi anni fa sembravano eccezioni e che invece ormai fanno parte quasi della normalità del weekend palermitano.

Ed è questo il problema più grande:
ci stiamo abituando.

Ci stiamo abituando ai video delle risse sui social.
Alle ambulanze davanti ai locali.
Alle urla nel cuore della notte.
Ai gruppi di ragazzi che cercano lo scontro come fosse un gioco.
Ai genitori che aspettano i figli svegli fino alle 4 del mattino con l’ansia che possa succedere qualcosa.

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Palermo è sempre stata una città caotica, viva, esagerata. Ma non era questa la sua anima.

La movida doveva essere incontro, libertà, spensieratezza.
Oggi invece molte zone della città sembrano diventate terra di nessuno appena cala la notte.

E la cosa più triste è vedere tanti ragazzi crescere nella convinzione che la violenza sia normale.
Che “farsi rispettare” significhi fare paura.
Che filmare una rissa sia più importante che fermarla.

Non voglio fare il solito discorso nostalgico del “prima era meglio”.
Perché Palermo resta una città meravigliosa, piena di energia, cultura e umanità.
Ma proprio per questo fa ancora più rabbia vedere certe scene.

Fa rabbia vedere piazze trasformate in ring.
Fa rabbia vedere ragazzi di sedici anni già pieni di rabbia.
Fa rabbia vedere che spesso si interviene solo dopo l’ennesimo episodio grave.

Perché il problema non è soltanto la sicurezza.
Il problema è il vuoto.

Un vuoto educativo, sociale e culturale che cresce da anni e che oggi esplode nelle strade, nei social, nelle notti del centro storico.

E forse Palermo dovrebbe iniziare a chiedersi seriamente che tipo di città vuole diventare.

Perché una città non perde la propria identità tutta insieme.
La perde lentamente.
Una notte alla volta.
Una rissa alla volta.
Un silenzio alla volta.

E io Palermo continuo ad amarla.

Ma vorrei tornare a viverla senza dovermi guardare attorno ogni volta che torno a casa.