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Anche Palermo scende in piazza in occasione dello sciopero globale per il clima. Centinaia di studenti di scuole e università hanno risposto all’appello lanciato dal collettivo Studenti palermitani e hanno attraversato la città dietro uno striscione con su scritto: “Siamo la natura che si ribella“. Bruciate a metà corteo le gigantografie del premier Draghi e del ministro per la Transizione ecologica Cingolani.

“Non abbiamo nessuna fiducia nei confronti di questo governo – dice Nicoletta Sanfratello di Studenti Palermitani -. Draghi rappresenta un modello di sviluppo, quello degli investimenti alle multinazionali e alle grosse concentrazioni industriali, altamente inquinante e devastante per territori e abitanti”.  “Il suo governo ha istituito un ministero per la transizione ecologica che aveva come primo obiettivo quello della transizione energetica verso fonti rinnovabili, ma che ha invece firmato nuove autorizzazione per le trivellazioni”, aggiunge.


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“Nella nostra isola la transizione ecologica vogliono che passi per la costruzione di mega impianti di eolico o di fotovoltaico, che distruggeranno interi territori e metteranno a rischio gli equilibri dell’ecosistema – sottolinea Giorgio Caruso del liceo scientifico Einstein a nome del collettivo Studenti Palermitani -. I governi la battaglia per fermare i cambiamenti climatici e per salvare il pianeta l’hanno già persa. La perdono in ogni summit che si conclude con accordi di riduzione di emissioni e politiche di riconversione green che non vengono mai rispettati”.

Glasgow ospiterà la 26esima Cop, una riunione in cui i leader mondiali si incontrano per discutere di possibili rimedi alla crisi climatica. Ma gli studenti incalzano. “In 26 anni non si è risolto nulla – dice Ludovica Di Prima, studentessa universitaria del collettivo -. Cosa dovremmo aspettarci da una conferenza in cui i signori del fossile, hanno diritto di voto? L’unica soluzione è mandarli tutti a casa, l’unica soluzione siamo noi. Noi che lottiamo per il nostro futuro, noi che lottiamo per la vita contro un sistema di morte e devastazione che loro ci hanno imposto”.

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