Riportiamo l'intervista all'assessore Roberto Lagalla a Livesicilia. 

Assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, sulla scuola le decisioni in materia di Covid sono state assunte dal governo nazionale. Ma sono state quelle giuste secondo lei?

“Sono molto sorpreso di un Paese che riprende ogni attività, compresa la riapertura delle discoteche e non immagina di dare un segnale ancorché finale per ripristinare il senso della comunità scolastica. Abbiamo mancato un’occasione che altri Paesi hanno colto. Credo che qualcosa in più si sarebbe potuto fare”.

Come ha già detto, abbiamo riaperto i pub e i negozi, fra un po’ anche le discoteche, e tenuto chiuse le classi. Quanto sono stati danneggiati gli studenti?

“Gli studenti hanno almeno mantenuto, anche se non so valutare la percentuale reale, un contatto con l’ambiente scolastico e con le metodologie di apprendimento. Che si sono modificate e questo credo che non sia un male assoluto, anzi ci mette davanti alla necessità di nuove scelte. Il danno c’è e molto danno è stato fatto anche quando ad aprile inopinatamente si è anticipato che tutti sarebbero stati promossi, quello non è un buon messaggio e non aiuta i docenti, che hanno svolto un ruolo nuovo con grande impegno e dedizione. Sono molto soddisfatto perché il portale del ministero ci dice che la Sicilia è la decima regione italiana per copertura della didattica on line”.

Sì, ma la didattica on line per qualcuno è stata una chimera. Non tutte le scuole si sono organizzate al meglio, non tutte le famiglie avevano i mezzi. Cosa ci insegna questa emergenza?

“Ci sono differenze, non solo tra scuola e scuola, anche all’interno della stessa scuola tra classe e classe. È il motivo per il quale stiamo raggiungendo un’intesa con Fastweb academy e Cariplo che stanno mettendo a disposizione dei docenti siciliani un sistema di ulteriore approfondimento dell’alfabetizzazione informatica anche in vista di un uso maggiore degli strumenti informatici in futuro, fermo restando che riteniamo necessario il rientro in aula a settembre. Quanto alle famiglie, sono state aiutate dai contributi dello Stato e della Regine e anche da iniziative di solidarietà. Il problema vero è la sensibilità reale rispetto al grande tema della sfida educativa. Io credo che all’indomani di questa crisi ci verrà consegnato un incremento dei dati sulla dispersione scolastica e l’abbandono. Noi comunque abbiamo integrato una disponibilità per via televisiva, con lezioni pomeridiane su un’emittente regionale, Trm, individuata con gara”.

A settembre cosa succederà?

“Quello che sarà stabilito e che in parte è stato delineato dalle linee di indirizzo del comitato tecnico scientifico nazionale. Noi abbiamo promosso una task force regionale che si insedierà nei prossimi giorni, valuterà le linee guida nazionali e le applicherà alla situazione siciliana. Si offrirà alle scuole un ventaglio di possibilità”.

Possiamo dire che si torna in classe di sicuro?

“Che si torna in classe è l’obiettivo che possiamo raggiungere. Per farlo, o tendi ad ampliare gli spazi o a ridurre il numero delle persone. Laddove ci saranno spazi aggiuntivi all’intero delle scuole o all’esterno di queste si potranno distribuire le classi su aule più vaste, laddove non sarà possibile bisognerà ricorrere a una riduzione della durata dell’ora scolastica, tentando di realizzare due fasi nel corso della giornata, che potrebbero essere rafforzate da un potenziamento on line. Sono molto più scettico sulla possibilità di fare la così detta didattica ibrida, cioè alternare le classi un gjorno sì e un giorno no, mi sembra che determini una disuniformità del progetto didattico”.

Quando sapremo qualcosa di più preciso?

“Spero di insediare la task force entro metà giugno e di avere entro il 10 luglio le linee guida da dibattere poi col mondo della scuola. Abbiamo tutto l’interesse di distribuire le risorse agli enti locali o alle scuole”.

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