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Un filmato che raccoglie diverse interviste e considerazioni mirate a ricostruire la vicenda del giovane ricercatore italiano, torturato ed assassinato in Egitto nel 2016, gettando fango sulla sua memoria.

“The Story of Regeni”: il documentario

Un docufilm di cinquanta minuti, in lingua araba e sottotitolato sia in lingua italiana che inglese. È questo “The Story of Regeni”. L’intera narrazione sembra esser stata costruita ad arte per sollevare dubbi sulla storia di Giulio Regeni e sulle sue ricerche in Egitto. Inserite anche diverse interviste a personalità italiane. Di seguito il trailer:

“The Story of Regeni”: la tesi complottista

Un ragazzo con la barba e con un trolley alla mano che esce dall’aeroporto del Cairo. Sembrerebbe l’inizio convenzionale di una qualsiasi trama, ma di certo non lo è lo svolgimento. La tesi di fondo del documentario “The Story oh Regeni” non fa altro che gettare ombre sulla figura del ricercatore italiano. In particolare, si insinua che fosse una spia dei Fratelli Musulmani, un’organizzazione politica islamista inserita nelle blacklist delle associazioni terroristiche da governi dei Paesi arabi, tra cui l’Egitto. La voce narrante del documentario sostiene, inoltre, che Regeni incitasse la «rivoluzione» contro al-Sisi.

Grimaldi: “Regeni pensava a destabilizzare il governo”

Il giornalista Fulvio Grimaldi afferma che Regeni non va al Cairo solo per motivi di studio. «Stiamo parlando di un giovane italiano che ha fatto la sua formazione in scuole legate ai servizi segreti americani e occidentali, sia in Italia che negli Usa, che poi si reca a Londra, dove lavora per una multinazionale di spionaggio industriale. Regeni pensa che Mohammed Abdallah – il sindacalista degli ambulanti che il ricercatore ha intervistato più volte – sia un oppositore del governo e gli offre dei soldi per un “progetto“. Che cosa potrebbe essere se non un tentativo di destabilizzare il governo?». Queste le dichiarazioni del giornalista, conosciuto inoltre per la pubblicazione di articoli negazionisti legati al Covid-19.


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Le dichiarazioni italiane

Nel filmato, compaiono anche le interviste ad alcune personalità italiane. Quelle all’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta, al senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri e all’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico. Tutti e tre hanno preso le distanze da quanto riportato nel documentario. “Ho rilasciato un’intervista ad un giornalista egiziano in cui ho detto che bisogna indagare sull’Università di Cambridge, dove ci sono docenti probabilmente vicini ai Fratelli musulmani. Ma nessuna parola di discredito su Regeni”, si difende Gasparri. “Se avessi saputo che la mia intervista sarebbe finita in un documentario che considero vergognoso e inaccettabile, naturalmente non avrei mai dato il mio consenso”, queste, invece, le dichiarazioni dell’ex ministra Trenta. Una spiegazione simile è stata fornita anche dal generale Tricarico: “Non ho giustificato chi ha ucciso Giulio Regeni, ho detto che bisognava indagare di più su Cambridge per capire meglio quello che è avvenuto. Le mie parole sono state rese funzionali alle tesi del filmato che io non condivido“.

Ipotesi depistaggio

Da fonti inquirenti non si esclude che il docufilm ” The Story of Regeni” possa rientrare nell’attività di depistaggio, messa già in atto, in passato, dall’Egitto per screditare le indagini svolte dalla Procura di Roma. Tutto, infatti, farebbe pensare ad una grossolana opera di propaganda egiziana. Da cosa lo si evince? Innanzitutto, dall’anonimato del regista e dei suoi produttori. Poi, dal fatto il filmato sia comparso dal nulla, improvvisamente sponsorizzato su Facebook e su YouTube. Un ulteriore tassello è anche la sua data d’uscita. Questa, coincide infatti con il giorno dell’udienza preliminare nel processo ai quattro agenti dei servizi segreti egiziani che, secondo diverse testimonianze, sarebbero coinvolti nel sequestro, nelle torture e nell’uccisione di Giulio Regeni.

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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