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Le immatricolazioni crescono, anche se gli atenei rimangono chiusi. L’attrattiva nei confronti del mondo universitario aumenta, compresa Unipa. Ad evidenziarlo la classifica Censis, che mostra che le iscrizioni al primo anno accademico nella stagione appena conclusa, un 2020-2021 in pieno periodo pandemico, sono cresciute del 4,4%.

Un risultato condizionato anche dalle nuove modalità d’apprendimento. Sono sette stagioni, ormai, che i neoiscritti aumentano e il tasso di immatricolazione dei 19enni è tornato a quota 56,8%. La quota maggioritaria dei neoiscritti (il 34%) segue un percorso di studi nell’area economica-giuridica-sociale. Il 29.9% si iscrive a un corso Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Mentre il 19,8% a un’area artistica-letteraria-insegnamento (il 77,7%, qui, è donna). La stessa quota di iscrizioni generali pesa a Medicina, il 16,3 per cento infine sceglie Agraria o Veterinaria. Nelle discipline Stem il 39,4% dei nuovi arrivi è femminile.


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Ad Unipa boom di iscritti nell’ultimo anno: “Non tutti però continuano”

La classifica Censis dice che tra i mega atenei statali (quelli con oltre 40.000 iscritti) nelle prime due posizioni si mantengono stabili, rispettivamente, l’Università di Bologna, prima con un punteggio complessivo pari a 91,8, seguita come gli scorsi anni dall’Università di Padova, con un punteggio pari a 88,7. Quindi, scambiandosi le posizioni della precedente annualità, terza è La Sapienza di Roma, con 85,5 punti. Quarta l’Università di Firenze, 85 punti.

Rimane stabile in quinta posizione l’Università di Pisa, con un punteggio di 84,8, cui segue Università di Torino, che si riprende una posizione in graduatoria (82,8). Al settimo posto si colloca una nuova entrata: l’Università di Palermo, passata dai grandi ai mega atenei statali: con 82,7 di punteggio totale si posiziona prima della Statale di Milano (81,8). Penultima tra i “mega” è l’Università di Bari, ultima l’Università di Napoli Federico II.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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