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5 lauree a Ventott’anni, Giulio Deangeli: «Studiare dà superpoteri»

Giulio Deangeli oggi fa ricerca con l’IA all’Università di Cambridge nel Computer Lab fondato da Bill Gates. Il suo obiettivo? Sconfiggere le malattie neurodegenerative.

Giulio Deangeli

«L’intelligenza artificiale ci permetterà di scoprire i meccanismi di molte malattie». La nuova storia di “Venti di futuro”

Applica l’intelligenza artificiale e il machine learning alla ricerca scientifica. Lo fa per scoprire cose nuove sui meccanismi di certe patologie. Lavora all’Università di Cambridge in due laboratori incredibili. Uno è il Computer Lab, fondato da Bill Gates, l’altro lo Spillantini Lab, diretto dall’erede di Rita Levi-Montalcini. Ha 28 anni, in tasca cinque lauree con lode e un titolo mondiale. «Studiare ti dà superpoteri». Lui è Giulio Deangeli. Segni distintivi? Ha un metodo di studi infallibile, un obiettivo: sconfiggere un giorno le malattie neurodegenerative. E un sogno: aiutare i ragazzi a scegliere la facoltà giusta. Ha appena pubblicato il suo secondo libro, dal titolo “La Facoltà di scegliere” (Mondadori), un testo con un format innovativo, pieno di enigmi e quiz da risolvere per aiutare a capire che cosa vuoi fare nella vita. «Scegliere in maniera consapevole e informata non è facile. Se vai in una scuola e chiedi allo studente cosa vuol fare, nella maggior parte dei casi sono indecisi fra le materie più diverse (medicina/filosofia/fare l’astronauta). Questo perché manca informazione di cosa si fa concretamente nelle varie discipline. Invece si possono scegliere più cose e avere più vite. Per questo mi piace definire questo libro un moltiplicatore di vite».

Nel 2020, a 24 anni, Giulio si è laureato in Medicina, Biotecnologia, Ingegneria, Biotecnologia molecolare. Più un diploma d’eccellenza della scuola Sant’Anna in scienze mediche. È finito su tutti i giornali. Ha fatto 150 esami, 1 esame a settimana, con la media del trenta. Un percorso difficile e pieno di difficoltà burocratiche. «Finalmente il Parlamento ha approvato l’aggiornamento del famigerato Regio Decreto 31 agosto 1933, n. 1592, che vietava la co-iscrizione a corsi di laurea multipli, e costringeva gli studenti che, come me desiderassero un percorso multidisciplinare, a una serie di difficoltà. Ho fatto tre interventi in Parlamento (2 in Senato e 1 alla Camera) in merito a questa questione e sono felice del risultato». Figlio unico, mamma professoressa di inglese, papà veterinario. Di Este.

Ogni estate della sua adolescenza l’ha passata a studiare all’estero. Nel 2013 è vicecampione del mondo di Neuroscienze. Nel 2016 Giulio vince una borsa di studio, selezionato tra 26mila candidati, e va all’Università di Cambridge, lavora nel laboratorio con Maria Grazia Spillantini, la biologa italiana che nel 1997 ha scoperto la proteina del Parkinson, considerata la miglior allieva di Rita Levi- Montalcini. Nel 2018 è il primo italiano a vincere la borsa di studio mondiale Harvard Hip (Harvard Stem Cell Institute Internship Program). «Oggi sono ancora nel laboratorio Spillantini dove sto lavorando a un modello di Parkinson, cercando di capire il viaggio che le proteine responsabili delle malattie degenerative fanno all’interno del corpo, dall’intestino al cervello. Lo faccio in memoria di mio nonno che ho visto morire per una malattia degenerativa. Lo guardavo e mi sentivo impotente: ho giurato a me stesso che avrei fatto qualcosa. In parallelo, sto collaborando con il Computer Lab dell’Università di Cambridge, presso il Bill Gates building, fondato da Bill Gates in persona. Sto progettando una piattaforma che, con una serie di tool di AI, identifica i meccanismi di patologia.

Lavoro con Pietro Liò, docente di computer science, uno dei massimi esperti in IA al mondo. L’intelligenza artificiale sta aprendo delle possibilità pazzesche in ambito biologico». Che cosa fai esattamente? «Faccio ricerca con l’intelligenza artificiale. È difficile applicare IA alla ricerca, perché è difficile ottenere dati e l’intelligenza artificiale si basa su questi. Noi seguiamo un metodo diverso rispetto a quello di Galileo. Con il metodo galileiano, lo scienziato guarda il fenomeno, gli viene un’ispirazione, formula un’ipotesi e poi fa un esperimento per validare l’ipotesi. Nelle scale biologiche, ci sono circa 20mila geni, in cui ognuno fa cose diverse: non possiamo fare esperimenti su 20mila geni. Come si procede allora? Si usa un paradigma della scienza, si chiama paradigma omica, che prima genera una massa di big data, poi studiando questi enormi data base, sfrutta IA per dare senso a questa massa di dati e generare dei modelli che dopo saranno validati in maniera galileiana con l’esperimento». Il 21 gennaio Giulio sarà protagonista al TedX di Bari. Allo stesso evento, nello stesso slot, ci sarà anche il premio Nobel Giorgio Parisi. Poi parte il suo tour per presentare il nuovo libro, che lo porterà anche alla Camera e in Senato. Il primo libro, intitolato “Metodo Geniale” è stato un caso editoriale. «Ho semplicemente raccontato il mio metodo di studi. Numerose evidenze scientifiche mostrano che per ricordare un materiale lo devi manipolare, devi metterci del tuo, riscriverlo, fare delle dispense, interrogarti, giocare, ripetere ad alta voce».

Guido Deangeli

Si definisce un ragazzo come tanti. Fa attività fisica, si muove sempre in bici e anche quando viaggia evita i mezzi e va a piedi. «Cammino da sempre. Quando studiavo a Pisa, prima degli esami facevo decine di vasche al parco delle Piagge, camminando mentre mi interrogavo e ripetevo ad alta voce. Chissà quanta gente mi ha visto e ha pensato: questo è pazzo. La neurogenesi, ossia quel meccanismo con cui gli adulti generano nuovi neuroni, funziona se ci si espone al movimento». Parla 3 lingue straniere fluentemente, fa volontariato. Ha ideato “A choicee for life”, un percorso gratuito di orientamento all’università per i ragazzi delle superiori.

«Ci hanno detto che non è vero che “se vuoi puoi”. Non è vero nella misura in cui la società ci ha insegnato a non crederci più. C’è un mondo di opportunità là fuori, ma al tempo stesso c’è un enorme problema di orientamento». Che cosa ti motiva? «Ho due grandi motivazioni. La prima: Il lavoro della ricerca ha un impatto sociale, è la possibilità di dare speranza a persone che a volte non ce l’hanno.

La seconda: è personale. Fare ricerca è un mestiere bellissimo, mai ripetitivo, creativo, in cui sei chiamato a metterci del tuo. Sei tu, con in mano una palette di strumenti di ingegneria, che puoi applicarli, magari come nel mio caso, per affrontare un problema medico» Giulio è membro di Triple Nine Society e ISPE, International Society for Philosophical Enquiry, società ad alto QI dove entra soltanto lo 0.1% della popolazione. «Il concetto di QI non è esaustivo, e non è correlato necessariamente con il successo di una persona. L’intelligenza è multipla, ci sono vari tipi di intelligenza. È genetica o no? È un grande dibattito, sicuramente c’è una componente genetica e una componente ambientale. Personalmente penso che sia dominante quella ambientale. Il successo nella vita dipende dalle cose che impari. L’apprendimento può fare tantissimo. E studiare è un’attività meravigliosa»

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