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Abbracci, quelli che oggi mancano.

Dopo il Belgio con il compagno di coccole anche l’america fa qualcosa per combattere la distanza e la solitudine. L’idea nasce nello stato dell’Indiana, lo scorso maggio. Da un’insegnante che si poneva come obiettivo di abbracciare tutte quelle persone che si sono sentite abbandonate e tutti i suoi alunni, che non vedeva da mesi in presenza. Così attraverso del materiale in plastica e fortemente anti-contagio la maestra ha potuto dare il suo immenso calore. In inglese queste stanze sono state definite “Hugs’ Room” o “Hugs Time”, tempo degli abbracci.

In Italia

Nel nostro Bel Paese l’idea è stata replicata in Veneto, nel Comune di Castelfranco Veneto. In un Rsa, sfortunati protagonisti di questa pandemia a causa dei molti contagiati e morti, hanno cercato dopo mesi di creare un contatto tra chi risiede nelle case e i familiari preoccupati. Presto si pensa di portare questi spazi anche in altre case di cura o ospedali sparsi in Italia.

Come funziona?

A raccontare l’invenzione è stata la direttrice Elisabetta Barbato della Rsa veneta “Abbiamo pensato di creare uno spazio completamente isolato, una stanza che consenta ai parenti di avvicinarsi ai loro familiari con delle barriere protettive in vetro e in alluminio a tutta altezza, e in tutta sicurezza. Nella stanza degli abbracci, ospiti e congiunti possono parlarsi e toccarsi grazie a dei guanti e in più vi sono due postazioni, chiamate emozioni dell’abbraccio, dove viene sperimentata una nuova tecnica che consente anche di toccarsi e stringersi, pur restando separati e protetti da possibili contagi”.

Un’idea sensibile per far fronte alla solitudine che sta avvolgendo questo periodo delicato. Tutti gli abbracci che si stanno perdendo oggi, verranno rimpianti un domani, soprattutto dagli anziani.

E così dal Veneto speriamo che questa iniziativa possa essere riprodotta, con i giusti materiali e ke dovute accortezze, in tutto il resto d’Italia. Ormai si sta ribaltando tutto…i nordici freddi? Eppure l’abbraccio protetto lo hanno importato proprio loro. Chapeau!


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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