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Se ne è andato un maestro. In un periodo in cui tutti tendono a sentirsi maestro di qualcuno altro, Gigi Proietti lo faceva con nonchalance. Tanti sono gli attori che in queste ore hanno cercato di ricordarlo senza filtri e perbenismi.

Gigi proietti, un uomo che viveva per il palcoscenico, ma senza i divismi tipici di quel settore. Era sia alto che basso, arrivava a tutti. Ecco perché la gente oggi lo piange, anche chi non è romano.

Carmelo Bene, noto attore tragico, disse di lui:” A Vittorio Gassman il classico, a me il tragico e l’avanguardia, a te Gigi l’intrattenimento”. Per lui era una sorta di accordo fra questi tre grandi, di cui rimaneva l’unico rappresentante in vita. Forse con lui se ne va l’ultimo pezzo di quel mosaico formato dai grandi attori, diventati miti nel Novecento. Era pop, ma non se ne vergognava. Il Maresciallo Rocca lo rese noto anche al pubblico che non frequentava il teatro per mancanze economiche o per gusto. In un’intervista disse:

“Con il Maresciallo Rocca, me trasmettono dalla mattina alla sera, è normale che la gente si affezioni“.

Gli spettacoli di Gigi Proietti a Palermo

Palermo è una città bellissima, misteriosa e con degli scorci meravigliosi”, così disse una volta al Corriere. Da sempre i palermitani hanno nutrito una profonda stima per l’istrionico artista.

Nel settembre del 2000 si presentarono in 10 mila per il suo spettacolo al Velodromo. In quello spettacolo l’attore aveva dato prova della sua immensità artistica e aveva rispolverato i suoi cavalli di battaglia. Iconiche sono le sue imitazioni, battute e smorfie. Uno dei pochi che con un solo sguardo riusciva a far ridere tutta la sala, per lui bastava poco. Il mattatore romano aveva fatto tappa nel capoluogo siciliano anche nel 1992 per inaugurare il teatro Al Massimo.

Una puntata palermitana caratterizzata da uno spiacevole inconveniente perché il teatro non era ancora pronto e Proietti fu trasferito al Dante. Andando indietro, Gigi Proietti nel 1970 aveva portato “Alleluja brava gente”. Nello spettacolo era pure presente un’imitazione in siciliano. Con gli anni l’attore raccontò a Repubblica di aver avuto tanta paura che ai palermitani non piacesse, invece quella imitazione, lo racconterà lui in seguito, ebbe un successo clamoroso.

Le ultime parole di Gigi Proietti a Repubblica

Nell’ultima intervista lasciata a Repubblica, l’attore parlava del rapporto col tempo che passa: “Mi sono liberato da quando non mi tingo più. Girando Il maresciallo Rocca cominciavo a imbiancare, bisognava ritoccare sempre: sembravo incatramato. Una volta venne uno a farmi la tinta a casa e uscì fuori un colore violaceo. Sul set erano disperati. Allora ho deciso di tagliarmi i capelli. Per abituarti al bianco ci metti tempo, passi davanti a una vetrina e ti domandi: chi è quel signore anziano?”.

Gigi Proietti è morto in un giorno di festa, il suo compleanno, come una beffa o una battuta fatta a teatro. Il suo talento, che copriva tutto, dal dramma alla commedia, riusciva a ridefinire la parola stessa teatro.

A Roma giorno 5 novembre i funerali a Piazza del Popolo e il lutto cittadino.


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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