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Benny scrive una lettera all’Università, aperta e provocatoria. Voce di uno studente che non mette piede in un’aula da più un anno.

Cara Università,

Sono uno studente, da sempre appassionato di economia e accanito di relazioni sociali, eppure non entro in un’aula universitaria da più di un anno.

Anni fa, mi eccitava pensare il mio futuro all’interno di una cittadella universitaria. Mi piaceva immaginare il mio arrivo in una nuova realtà. Conoscere un nuovo stile di vita, iniziare a prendermi le prime responsabilità (vivendo senza il conforto e l’ausilio dei genitori), confrontarmi con gente mai conosciuta prima e capire il loro modo di pensare, probabilmente migliore del mio e, quindi, poter attingere qualità da loro.

A distanza di un anno dall’ultimo mio ingresso in un’aula universitaria, mi ritrovo a dover ascoltare le infinite lezioni attraverso uno scatolone illuminato, come se l’università fosse una mera apprensione di contenuti. Ci si trova privi di stimoli, privi di quelle sensazioni che un’aula piena di ragazzi ti trasmette. È come aver abbandonato gli studi anzitempo. Tanti ragazzi, rovesciati in una situazione del tutto inimmaginabile, denunciano l’incapacità di riuscire a trovare la giusta motivazione con la conseguenza di non riuscire a centrare gli obbiettivi che si erano prefissati.

“La casa del sapere” vuota di persone, vuota di pensiero.

Migliaia di studenti relegati in casa. E fortunata sia quella famiglia che dispone di più stanze dove i figli possano studiare tranquillamente ed in possesso di più computer e tablet. Disgraziati, invece, quei ragazzi che non hanno un’adeguata connessione ad internet: rischiano seriamente di perdere tutto. Ad oggi, oltre un milione e seicentomila ragazzi non sono stati raggiunti dalla didattica a distanza.

Viene da chiedersi che fine abbiano fatto i vecchi insegnanti «de sinistra». La vecchia cara sinistra inclusiva, la casa dei poveri e degli emarginati, il rifugio dei peccatori.

Quella parte politica, oggi, si è rivestita di un’insopportabile «chicchismo» e quindi chissenefrega delle famiglie numerose o più semplicemente di due fratelli che devono spartirsi un solo computer: «L’importante è essere digitali e green».

Non esiste cosa più discriminante e imparziale della DAD

Qualcuno potrebbe ricordare ai tifosi della «DAD» che non esiste cosa più discriminante e imparziale? L’istruzione rappresenta l’unico strumento in mano ai ragazzi in grado di attivare il famoso ascensore sociale, in modo tale da appiattire le distanze sociali e le disparità economiche (detto da uno che si professa libright dovrebbe far scalpore). Tuttavia si dà ormai per scontato che non è fondamentale frequentare l’università.

Vorrei sommessamente ricordare che gli universitari di oggi saranno i decisori di domani, nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nella politica.

Le decisioni di oggi hanno una conseguenza: una generazione impaurita dal contatto fisico, ma ancor di più dal contatto delle idee. Per paura di essere attaccati o contraddetti si preferisce non esporsi completamente. Il lockdown ha ampliato la nostra zona comfort, con il conseguente immobilismo di un’intera generazione.

Noi, studenti, mai interpellati, mai ascoltati, ma sempre pronti in futuro a pagare i debiti e gli errori di oggi.


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A proposito dell'autore

benny Corradino

Studente universitario in Economia e Amministrazione Aziendale. Studioso del pensiero liberale, appassionato di politica e di giornalismo.

1 risposta

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    Francesco Cappello

    Per l’Università è la notte più buia, è come se fosse “sospesa”, il tempo invece – per tutti noi – continua a scorrere. Non rassegnamoci e non assuefiamoci, torneremo come prima, più di prima.

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