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Se siamo abituati a fare progetti su tutto, in questo periodo, potremmo dover rivedere il nostro concetto di progettualità: <<l’anno prossimo ci sposeremo, quindi è bene iniziare già da adesso a fare una lista invitati, vagliare le possibili location, pensare a confetti, fiori e bomboniere e provare a stabilire in base alla data, la temperatura per scegliere l’abito ideale>>; << adesso guardo i voli, chissà dove potrei andare questa estate in vacanza… chissà se il prossimo Natale potrei passarlo a New York>>; << vorrei organizzare una bella festa nei prossimi mesi, magari per il mio 30esimo o per la mia laurea>>; sono tutte frasi queste che nella vita di tutti i giorni prendono forma grazie alla possibilità di progettare il nostro futuro, anche prossimo.

Ci sono scelte che non rimandano a un futuro imprevedibile, chissà quanto lontano dal nostro presente; sono scelte che sulla base del presente che stiamo vivendo, possono estendersi in un futuro vicino a noi, prossimo e che molte volte, proprio perché vicine temporalmente, ci danno la flessibile possibilità di progettare a medio termine, nel giro di mesi o un paio d’anni.

Bene! Questo adesso non è più possibile! E non lo è perché il Covid ha ribaltato anche questa sfera di personale progettualità dell’essere umano. 

Adesso non possiamo più scegliere cosa faremo

Non possiamo più decidere chi saremo fra qualche mese, dove andremo, quali posti potremmo visitare in estate, dove vorremmo andare, con chi vorremmo farlo e per quanto tempo. La progettualità non è una condizione possibile nel nostro presente. Non c’è margine per pensare al nostro futuro.

Si vive di solo presente, sperando che questo alone di incertezza possa restituirci una parte di concretezza che è necessaria per le nostre vite. Noi giornalmente compiamo delle scelte sulla base di quello che vorremmo per il nostro futuro, di quello che desideriamo realizzare o avere nel giro di mesi o anni.

Il covid ha reso questa sana attesa un’estensione indefinita di sogni, idee, speranze.

Non si aspetta nemmeno più qualcosa, perché è possibile pure non averla a breve termine; pensiamo ad esempio alla chiamata per un colloquio di lavoro. Se prima mandavamo a raffica i cv sperando che un giorno o l’altro qualcuno ci chiamasse per invitarci ad un colloquio, adesso non mandiamo nemmeno più cv perché sappiamo che in questo attuale presente, è molto probabile che questa chiamata non arrivi. Dunque, perché progettare? Perché creare un’attesa, una sana attesa, che ad oggi è solo un’estensione di quello che potrà o non potrà accadere da qui a poco tempo? Questa incertezza ci lascia basiti, senza strumenti da utilizzare per concretizzare qualcosa, per dare forma ai nostri progetti.

La nostra è una dimensione atemporale

Abbiamo assecondato il covid in questa dimensione, ponendo le nostre scelte sul piano atemporale, perché al momento tutto può e deve aspettare! Il futuro ci appare così incerto che non ci restituisce neppure il piacere del programmare le nostre scelte. Preferiamo bloccarci in un tempo che è indefinito, preferiamo viverlo fino a che non sarà possibile tornare a progettare.

Questa condizione deve farci riflettere sull’importanza della normalità nelle nostre vite, perché tutto ciò che diamo per scontato e a cui non attribuiamo valore, in realtà è la chiave del nostro benessere a lungo termine. È proprio questa normalità che ci rende liberi di gettare i nostri pensieri al futuro e i nostri sogni al di là del possibile presente! Tutto questo tornerà ad essere possibile, dobbiamo solo pazientare un altro po’…


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