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Cu nesci arrinesci. La fama di questo detto tra i siciliani non ha nemmeno bisogno spiegazioni. Letteralmente significa “Chi esce, riesce”. Chi esce dalla propria casa o terra, potrebbe avere la possibilità di riuscire per quello che lotta e ama follemente con tutto se stesso.

Seppur il detto sia di origine antichissime, riflette benissimo il mixer di perplessità e paura che si ritrova un giovane. Oggi ancora di più, dato che la pandemia ha dato modo di fermarsi da una corsa inarrestabile chiamata vita e di guardarsi allo specchio e dirsi: “Ora che faccio?”.

Sono molti i siciliani che in quel “Ora che faccio” hanno deciso di prendere le valigie e andare in direzione incerte, che avrebbero dato più certezze della Sicilia. Un ultimo report del 2020, proposto da Live Sicilia, sosteneva che dal 2011 i siciliani andati via dall’isola fossero 127.614. Tutti e centomila accomunati dal voler cercare fortuna fuori. Tutti e centomila che al massimo vengono a Palermo per fare un selfie estivo in spieggia a Mondello, con il Charleston da sfondo. E dopo qualche ore si ritrovano con il biglietto dell’aereo a Punta Raisi per ritornare a lavoro.

Da “cu nesci arrinesci” a “cu resta arrinesci” (forse)

Sono tante le azioni politiche che hanno cercato, o almeno hanno provato, di placare il detto “Cu nesci, arrinesci” per chi in Sicilia voleva rimanerci. Ma non sempre hanno avuto un buon effetto e i numeri proposti sopra lo confermerebbero.

L’anno scorso sono stati proprio un gruppo di giovani a scendere in piazza per protestare al grido di “Cu resta arrinesci”. Loro si chiamano “Si resti, arrinesci”. Parola d’ordine che capovolge il vecchio detto e va contro l’emigrazione forzata dei giovani siciliani. E per provare a dirlo molti giovani hanno proposto vari manifestazioni in giro per l’isola.

Cu nesci arrinesci è storia

Il tema non è stato solo trattato i tempi recenti con la solita etichetta dei “cervelli in fuga”, tanto che Cammilleri una volta scrisse: “Dalla Sicilia non ci si può semplicemente allontanare, se ne deve “uscire” valicando confini sociali e culturali, spezzando un cerchio di arretratezza, di convenzioni, di remore, di abitudini, di leggi“.

Anche Pirandello parlando di autore che stimava disse che spesso i siciliani rimangono imprigionati nella loro terra, “ma ci sono quelli che evadono”, come Verga, perchè capiscono che solo “andando in continente” potranno raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.

Forse una vera soluzione non si potrà mai trovare. O forse sì. Resta il fatto che molti giovani vorrebbero rimanere in Sicilia e a Palermo, trascorrendo le giornate con chi si ama, anche perchè potrebbe essere l’ultima volta. Il Covid lo ha insegnato. La politica potrebbe insistere ancora di più con il tema e trattarlo in maniera seria, no giusto per puntare al 18 all’esame finale davanti ai quei giovani con la valigia in mano, fatta più di sogni che di vestiti.


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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