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Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Younipa.it

Il percorso di studi in Giurisprudenza è, notoriamente, tra i più lunghi e tortuosi per l’ingresso nel mondo del lavoro. Gli aspiranti Avvocati affrontano un esame di abilitazione oltremodo gravoso, soprattutto in ragione delle sue modalità di svolgimento: un’unica sessione all’anno, basata su tre elaborati scritti nell’arco di tre giorni consecutivi, con migliaia di candidati costantemente sovraffollati.

Correzione e pubblicazione dei risultati richiedono circa 7 mesi. Segue poi un impegnativo esame orale nei mesi successivi. All’esito di queste prove, la percentuale di promossi è di circa il 30%. Insomma, oltre un anno di attese e pazienza. Un unicum fra gli esami di abilitazione alle libere professioni, dove sono solitamente previste almeno due sessioni annuali e modalità di svolgimento di gran lunga più agevoli. Il tutto è preceduto da 18 mesi (almeno) di pratica forense a tempo pieno, quasi sempre non remunerata e priva di qualsivoglia tutela. Si è Avvocati in media alla soglia dei trent’anni, senza aver avuto, fino a quel momento, la possibilità di costruire alcun progetto di vita personale e familiare. Un percorso per molti insostenibile e senza eguali, specialmente se comparato con altri Paesi europei, dove l’esame di abilitazione, non necessariamente meno impegnativo, è però parte integrante o conclusiva di un percorso universitario, con età media di accesso alla professione sensibilmente più bassa.

Quest’anno, per giunta, l’epidemia da Covid-19 ha bloccato la correzione degli elaborati – sul cui stato di avanzamento non c’è, fino ad ora, notizia certa – e ha aggiunto ulteriori incognite. Uno “stallo” ignorato dalla politica, che costringerebbe i candidati a sostenere in via cautelativa la prova scritta anche nella sessione 2020 con numeri, già normalmente insostenibili, che rischierebbero di non consentirne lo svolgimento, viste le contingenti esigenze di distanziamento sociale. È un rischio tutto a danno dei praticanti, che necessita di essere scongiurato attraverso l’integrazione dei componenti delle Sottocommissioni e tramite adeguati accorgimenti operativi, atti a garantire, entro una data certa, e comunque con adeguato anticipo rispetto al termine ultimo per l’iscrizione al successivo bando d’esame, le più trasparenti, puntuali e precise correzioni possibili degli elaborati di dicembre 2019, svolti da oltre 20.000 persone.

Ma non basta: i drammatici eventi degli ultimi mesi e gli effetti futuri della pandemia giustificano la previsione eccezionale di “prove scritte abilitanti”, dichiarando idonei all’abilitazione forense i candidati che abbiano conseguito la valutazione positiva degli elaborati scritti ed escludendo lo svolgimento di prove orali. Ciò consentirebbe alle Commissioni di svolgere i propri lavori in tempi meno stringenti, permettendo un’attenta valutazione delle prove scritte, nonché la conclusione della procedura di abilitazione ragionevolmente entro il prossimo mese di ottobre, con sensibile riduzione dei rischi per la prossima sessione 2020.

In ogni caso, ove si insistesse nel mantenimento della prova orale per la sessione 2019, occorrerà prevedere una “ultrattività dell’esito positivo dello scritto” la quale consentirebbe, in primo luogo, ai candidati idonei alle prove scritte 2019 di poter accedere nuovamente alla prova orale nella successiva sessione senza l’onere dello “scritto cautelativo” e, in secondo luogo, determinerebbe l’effetto positivo di evitare una “nuova verifica” di idoneità nella redazione di atti e pareri, già dimostrata, in favore della sola prova orale.

La correzione delle ultime prove scritte non è peraltro l’unica questione irrisolta: riteniamo infatti necessario provvedere ad un celere completamento delle prove orali della sessione 2018, ad oggi non ancora ultimate in alcuni distretti di Corte d’Appello, eventualmente ricorrendo a modalità a distanza. Infine, chiediamo che sia garantito a tutti i laureati in Giurisprudenza dell’anno accademico 2018/2019, a prescindere dalla sessione di laurea,  per la pratica forense, estendendo tali misure anche ai tirocinanti ex art. 73 D.L. n. 69/2013 presso gli uffici giudiziari. La dignità di migliaia di giovani professionisti non può essere calpestata da interventi frettolosi e irrazionali.

Gli aderenti:A.Gi.For – Associazione Giovanile ForenseCoordinamento Abilitazione ForenseCo.gi.ta. – Coordinamento Giovani Giuristi ItalianiErga Omnes – Coordinamento per i Diritti Umani nella professioni legaliComitato NO Riforma ForenseGenerazione YpsilonComitato per l’Esame di AvvocatoLink- Coordinamento Universitario

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