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In Sicilia, la Settimana Santa è dichiarata bene protetto dall’Unesco. Le sue celebrazioni culminano nelle suggestive processioni del Venerdì Santo. Purtroppo, per il secondo anno di fila, la pandemia non permette il loro passionale svolgimento. Ma quale migliore occasione per ricordare le più caratteristiche o scoprirle insieme?!

La Settimana Santa in Sicilia

Da sempre, nella cultura popolare dell’Isola, è forte la devozione e la commemorazione ai riti della Settimana Santa. La Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo vengono rappresentate secondo quelle che sono le tradizioni e i costumi locali delle varie parti della Sicilia.

Trapani: La Processione dei “Misteri”

Conosciutissima in tutto il mondo è la Processione dei “Misteri”, che si svolge il Venerdì Santo a Trapani. Da oltre 400 anni, il corteo si compone di 20 Gruppi Sacri i quali, nel primo pomeriggio, danno il via alla processione che termina soltanto la mattina del sabato. A sfilare per i vicoli della città, 18 maestosi gruppi scultorei in legno collocati sulle “vare”, raffiguranti la Passione e la Morte di Cristo, più l’urna del Cristo Morto e dell’Addolorata. Tutti sono trasportati a spalla dai rappresentanti delle antiche corporazioni cittadine, gli antichi mestieri, dal quale deriva, in dialetto, la parola che ribattezza la Processione: “misteri”.

Enna: il corteo dei confrati incappucciati

Una delle più numerose processioni del Venerdì Santo è quella ennese. Sono infatti circa 3000 i confrati incappucciati che, in assoluto silenzio, precedono le “vare” del Cristo Morto e dell’Addolorata, dando inizio al corteo. Ad aprirlo è la Compagnia della Passione, i cui confrati portano su vassoi i 25 simboli del martirio di Cristo, detti “I Misteri“: la croce, il sacco con i trenta denari, la corona, i chiodi e gli arnesi per la flagellazione. Seguono poi le altre Confraternite, e tutte raggiungono la chiesa del cimitero dove viene impartita la benedizione con la croce reliquario contenente una spina della corona di Cristo.


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Il Venerdì Santo a Palermo

Nel capoluogo siciliano si svolgono ben 14 processioni, alle quali si aggiungono poi quelle di carattere parrocchiale. Il pomeriggio del Venerdì Santo, il centro storico della città si trasforma in un vero e proprio “affollato crocevia”. Il punto strategico è quello dei Quattro Canti, dove passano quattro delle più imponenti processioni: quella dei cocchieri, dei panettieri, degli artigiani palermitani (devoti della Madonna del Lume) ed infine quella della Vergine SS. Addolorata della Soledad. Tutte sono composte dal simulacro del Cristo Morto seguito dall’Addolorata, accompagnati da bande musicali e figuranti con indosso armature romane.

Caltanissetta: la Processione del Cristo Nero

A Caltanissetta, il giorno del Venerdì Santo, si tiene la Processione del Cristo Nero, un piccolo crocifisso ligneo risalente al XV secolo. Il Cristo Nero viene portato a spalla e a piedi scalzi dai “Fogliamari” o “Ladanti”, i raccoglitori di verdure selvatiche, i poveri tra i poveri. Durante la processione, i Fogliamari cantano le struggenti ladate, intonando in un antico dialetto la Passione di Cristo.

Mussomeli: “Paese delle Confraternite”

Non c’è appellativo migliore per il comune nisseno. A Mussomeli, sono infatti ben cinque le antiche Confraternite esistenti: Ariconfraternita SS. Sacramento, Maria SS. Dei Miracoli, Santa Maria del Monte Carmelo, Maria SS. Delle Vanelle in Sant’Enrico e SS. Sacramento in San Giovanni Battista. Tutte, fin dalla loro fondazione, hanno sempre svolto un importante ruolo all’interno della vita cittadina locale, grazie alle innumerevoli opere di assistenza ed attività culturali. Esse rappresentano la vera linfa del paese, nonché il tesoro che custodisce la memoria e la cultura di una tradizione ben radicata e tramandata da sempre. I loro “lamenti”, per il pathos che riescono a trasmettere, sono stati inseriti nel Registro del Patrimonio Immateriale della Sicilia.

Il “Giudeo” di San Fratello (Me)

Molto partecipata è la cerimonia del Venerdì Santo a San Fratello (Me). Qui, gruppi di persone corrono avanti e indietro per il paese suonando trombe militari ed indossando un costume caratteristico, quello del “Giudeo”. Oltre a questo, formato da una giubba rossa e da strisce gialle o bianche, indossano anche una una bizzarra maschera: “sbirrijan”. I Giudei hanno inoltre la d’scplina, ovvero un flagello metallico con cui si narra che i legionari romani si punissero, colpevoli di aver ucciso il Figlio di Dio. Una rappresentazione che quasi irride al carattere austero della Passione, con l’irruzione degli squilli assordanti delle trombe dei Giudei.

«A Pasqua ogni siciliano si sente non solo spettatore ma attore, prima dolente, poi esultante, d’un mistero che è la sua stessa esistenza», Gesualdo Bufalino.

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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