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Ed ecco che ritorna l’epidemia, che sembraba sopita. La nuova ondata di contagi e il conseguente possibile lockdown, un po’ ce li aspettavamo tutti. Soprattutto dopo aver vissuto un’estate libera e spensierata tra le spiagge della nostra bella Sicilia, le altre regioni italiane e perfino gli altri stati europei.

Epidemia. La nuova ondata

Quello che non ci aspettavamo era trovare una situazione simile a quella della scorsa primavera: una situazione di forte disagio e incertezza, in cui gli strumenti da attuare per contenere il rischio del contagio erano davvero pochi. Ad oggi, su questo fronte nulla o poco è cambiato: ancora nessun vaccino sul mercato, nessuna garanzia per limitare i danni collaterali del virus, nessun termine prevedibile. Tutto, da questo punto di vista, sembra lasciato al caso… o forse anche al caos, visto che ad oggi l’unica certezza è l’INCERTEZZA!

In un interessante articolo de L’Internazionale, si legge infatti che gli storici distinguono due momenti per definire quando davvero si può considerare finita una pandemia: “la fine sanitaria e la fine sociale”, quando cioè sparisce la paura dovuta alla malattia.

Da questo punto di vista è interessante notare come un fenomeno del genere sia tanto condizionato da fattori sociali come la paura e gli effetti di questa sulla pandemia stessa. Il dottor Jeremy Greene, storico della medicina dell’università Johns Hopkins, in tal senso ci dà una chiave di lettura ancora del tutto inedita:

“è possibile parlare di una conclusione se la popolazione si è stancata di vivere nel panico e ha imparato a convivere con la malattia”.

Una epidemia della paura

Anche altri studiosi sono convinti di questo a proposito del Covid e in effetti le domande che possiamo porci sono proprio “Per chi finisce la pandemia? Chi lo stabilisce?”.

In altri momenti storici, sono accadute situazioni in cui una pandemia continuava ad esistere nel tempo attraverso la paura della gente, che terrorizzata guardava con diffidenza un suo stesso simile, anche dopo l’estinzione stessa del virus.

La paura in tal senso condiziona e ingabbia le persone più vulnerabili, più sensibili e fragili che nell’incertezza vivono il terrore e lo estendono oltre la natura stessa di una malattia virale, anche in luoghi dove possibilmente non viene registrato nessun caso di contagio. “Un’epidemia della paura” associata a ignoranza e diffidenza può portare a conseguenze non indifferenti in un contesto sociale in cui basta poco per discriminare.


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