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La tragedia della giovane palermitana Rosalia Pipitone sarà raccontata nel programma “Cose Nostre”, in onda oggi – lunedì 3 ottobre – alle 23.35 su Rai 1. La ragazza, allora 25enne, del quartiere Arenella fu uccisa il 23 settembre 1983. Ancora rimane indelebile una delle frasi che i boss le avrebbe dedicato: “Meglio morta che divorziata“.

Il programma Rai ripercorrerà la storia della palermitana, che si trovò a lottare suo malgrado contro i precetti di Cosa Nostra. Figlia del boss dell’Acquasanta Antonino Pipitone, vicinissimo a Bernardo Provenzano, Lia Pipitone infranse le regole mafiose per vivere una storia extraconiugale. La palermitana decise di portare avanti la sua scelta incurante dei pettegolezzi e degli avvertimenti, prendendosi cura del figlio piccolo Alessio, sfidando il padre in più di una occasione.

La storia della palermitana Lia Pipitone in onda su Rai 1

Il vecchio boss si sentì disonorato e tra la vita della figlia e l’appartenenza a Cosa Nostra scelse quest’ultima, un legame talmente forte da non riuscire ad opporsi al diabolico piano degli uomini del suo clan. La vicenda di Lia Pipitone è stata insabbiata e trattata inizialmente come una rapina finita male.

Solo a distanza di più di vent’anni si è fatta luce sullo scenario in cui è maturato il delitto e si sono accertate le responsabilità, con la condanna di due boss dell’Acquasanta come mandanti. Il racconto della vita di Lia Pipitone sarà ricostruito da Emilia Brandi, anche attraverso le testimonianze del figlio di Lia, Alessio Cordaro, del marito Gero Cordaro, di Francesco Del Bene, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia e dell’ex dirigente della Squadra Mobile di Palermo Francesco Accordino.

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