Chi vi scrive non ha mai nascosto di essere sempre stato alquanto critico nei confronti di coloro  che durante il Lockdown facevano abuso dell’hashtag #iorestoacasa. Ho sempre rispettato le regole senza puntare il dito contro nessuno, e mi infastidiva parecchio dover giustificare agli “sceriffi da balcone” i miei assolutamente leciti spostamenti, al punto tale che ero quasi arrivato a mettere in pratica l’idea di attaccarmi un foglio A4 sulla schiena con scritto: “sto andando a lavorare, non rompetemi il cazzo!”

Insomma, per molti ero probabilmente un “ribelle” e un irresponsabile. Ricordo le risposte ai miei commenti nei quali, per esempio, affermavo di ritenere eccessivo l’astio nei confronti dei famigerati “runner”, oppure quando nel gruppo cittadino cercavo di buttare acqua sul fuoco in quei post in cui segnalavano i genitori che portavano i bimbi a fare una passeggiata. L’acqua che tentavo di buttare sul fuoco si rivelava essere invece benzina: “Vergogna”,”Non ne usciremo mai”, “Vai a farti un giro in terapia intensiva e ne riparliamo” erano alcune delle risposte standard che ottenevo. Anche nella nostra pagina non è stato facile: per fare un esempio, i nostri articoli che riportavano casi di comportamenti assurdi da parte degli “sceriffi da balcone”, erano tra i meno cliccati e tra i più criticati. C’era una sorta di “senso comune” dal quale non era semplice discostarsi, nemmeno di un millimetro.

Un “restacasismo” dogmatico che non ho mai amato, ma che in nome del bene comune sono riuscito, pur se a fatica, a digerire. Anche perché la posta in gioco era troppo grande, e con grandi sacrifici abbiamo ottenuto dei risultati più che apprezzabili. Lo scenario che vi ho descritto sembra appartenere a un’era lontanissima, ma erano solo poche settimane fa. Nel frattempo sembra essere cambiato tutto, e non dico di rimpiangere gli sceriffi da balcone, ma se oggi mi ritrovassi costretto a scegliere tra loro e i negazionisti covid, probabilmente sceglierei i primi come male minore. La mia impressione è che si stia radicando un nuovo “senso comune”, di segno completamente opposto a quello che vi ho descritto poco fa.

All’inizio della pandemia, in molti scrivevano con sarcasmo: “E i No Vax dove sono finiti?” Dopo qualche mese dobbiamo prendere atto che, invece, non sono mai stati così agguerriti e numerosi come oggi. Come è stato possibile? Come è possibile che la soluzione più ovvia per tornare al 100% alla vita pre-Covid sia così osteggiata da un numero sempre maggiore di persone? Un’idea me la sono fatta, ma è un’opinione assolutamente personale, sia chiaro. Parto da un esempio che mi riguarda in prima persona: i sono un fumatore (eh sì, sto ammettendo di essere uno stupido). Durante la mia vita mi è capitato più volte di star male: tosse, raffreddore, mal di gola. Insomma, sintomi non gravi che però mi hanno messo sempre paura e mi hanno sempre fatto pensare se fosse il caso di smettere di farmi del male. Una volta passati i sintomi, ho sempre continuato a fumare come se niente fosse. Questo perché, quando stiamo bene, tendiamo a pensare che certi pericoli non siano poi così gravi,che comunque non ci riguardino o che addirittura non esistano. Ho detto “che non esistano”? Già! Dopo la tremenda ondata epidemica che ha flagellato il nostro Paese, siamo giunti a una situazione di semi normalità. Sembriamo però esserci dimenticati il motivo per il quale siamo riusciti ad arrivarci. Sempre più persone si dicono convinte che la curva sia scesa per cause assolutamente naturali e a pochi sembra venire in mente è che il miglioramento sia stato proprio il frutto dei nostri sacrifici. Lo ripeto: ero il primo a criticare certi eccessi durante il lockdown, ma come allora mi era difficile esprimere un parere critico per paura di cozzare contro quel “senso comune” che si era instaurato, oggi mi trovo nella situazione opposta. Nei social, ma anche al bar, in piazza, nei mezzi di trasporto, si è imposto un nuovo “senso comune”: un mix di complottismo, negazionismo, antivaccinismo e chi più ne ha più ne metta. Ci sono casi, sempre meno sporadici, di persone derise perché indossano la mascherina, ormai rinominata “museruola”. Se la indossi sei un servo dei poteri forti e del loro complotto globale. Ora come allora, il più delle volte rinuncio a commentare certi post, per motivi diametralmente opposti, e sono passate solo poche settimane. Il complottismo, del resto, trova un terreno più che mai molto fertile: non è assolutamente vero che tutte le attività abbiano riaperto. Quelle che hanno ripreso a lavorare, specie quelle che hanno a che fare col pubblico, sono in enorme difficoltà e comunque molto spesso hanno riaperto, ma con una forte riduzione di personale. Insomma, c’è tantissima gente in forte difficoltà economica, molti letteralmente “a piedi” da mesi, e chissà per quanto altro tempo ancora lo saranno. C’è un forte disagio sociale nel quale i propugnatori di fake news, letteralmente, ci sguazzano. Anche la mia attività, per esempio, è molto legata agli assembramenti. Sarebbe per me molto più facile dare credito a chi sostiene che tutto sia finito, o che addirittura il virus non sia mai esistito. Cerco tuttavia di non cadere nella trappola del bias di conferma, ma non posso biasimare chi lo fa in buona fede, magari con la propria obiettività fortemente compromessa da una situazione economica drammatica.

Oggi mi guardo in giro e vedo avanzare rapidamente un fronte negazionista che, sinceramente, mi fa molta paura, e che fa sempre più proseliti anche perché riesce a far leva sul fatto che “se tutti dicono così, allora sarà vero”. A parere di chi scrive, il peggio deve ancora venire, perché il buon senso di cui tanto ci riempiamo la bocca, sembra essere il più grande assente.

“Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.”

Non sono mai stato un grande appassionato di letteratura, men che meno del Manzoni, ma questa frase tratta dai Promessi Sposi, riferita proprio alla Peste a Milano, mi ha sempre colpito e credo che non solo calzi a pennello con la situazione attuale, ma che sia pure incredibilmente attualissima per descrivere la situazione nei social, a prescindere dal Covid.

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1 risposta

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    Giovanni

    Questa pandemia è una svolta epocale che impone comportamenti esistenziali adeguati e interventi strutturali ambientali e sanitari volti a fronteggiare adeguatamente la diffusibilita’ elevata del coronavirus e a trattare tempestivamente la malattia che produce sulle persone.
    È una nuova minaccia per l’umanità che deve essere neutralizzata con l’uso di tecnologie innovative per l’abbattimento della carica virale del respirato diffuso nell’ambiente e il riconoscimento tempestivo di chi è portatore del virus e per il trattamento precoce ed efficace della malattia.
    È questo a mio parere il corretto inquadramento di questa pandemia.

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