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Quando non abbiamo tempo ci lamentiamo del fatto che vorremmo averne di più, che non ci basta, che ci sfugge. Adesso, chiusi nelle nostre case come cavernicoli, quasi facciamo a pugni col tempo che ci abbonda e sovrasta le nostre giornate rendendole vane. Abbondanti di una superficiale nullità, di una scarsa pienezza che siamo abituati ad avere nelle nostre vite quotidiane. I giorni devono traboccare di attività, così tante da non avere un margine di spazio indicibile per pensare! In questa dimensione, costretti come siamo, riscopriamo il tempo, riscopriamo che può essere una variabile gestibile e non così evanescente come siamo abituati a percepirlo.

Ma come riabituarci all’idea di un tempo nuovo?

Come riabituarci a riassaporarlo? Come sopportare l’ansia di non sprecarlo invano come spesso siamo stati abituati a fare?

Un grado di libertà che smarrisce il nostro senso ordinato di regole, precise regole che come soldati scandiscono selettivamente le nostre giornate in un ordine sistematico di cose da fare, di attività da svolgere, di cose da dire, doveri a cui attenersi. Non siamo fatti per questo grado di libertà, per questa misura temporale libera, in cui siamo richiamati a reinventarci il nostro tempo, in cui siamo chiamati davvero a viverlo senza sprechi, senza limiti! Perché allora non ripensare al nostro concetto di libertà? Cos’è essere liberi? Avere una lista di cosa a cui obbedire ogni giorno o poter scegliere cosa e quando farlo?

Perché non possiamo prenderci un tempo per noi ì, per le nostre passioni ogni santo giorno della normalità e in questo momento di quasi costrizione, invece lo facciamo e ne troviamo piacere?

Come usare il nostro tempo

Leggere un vecchio libro, sfogliarne uno nuovo, abbondonarsi al piacere totale della lettura, del trasporto in mondi altri, alla ricerca di nuovi spazi mentali, di nuove e più profonde consapevolezze. Scrivere, scrivere di realtà, di fantasticherie, di amori e di morte, di amicizia, di noi stessi, del nulla… scrivere del colore del vento, del sapore di un abbraccio, del ricordo di un battito, del senso di un ritorno. Scrivere di tutto questo prima che torni un tempo temporalizzato a portarci via questa dimensione di libertà. Potremmo ascoltare il silenzio e imparare nel silenzio a parlare.

Potremmo voler riconoscerci, provare ad ascoltarlo, a dedicargli del tempo; potremmo osservare, non so, una stella, il ciclo di una pianta, la nascita di un fiore, il ritorno di un soffio di vento, la testimonianza della luce, la nostra debolezza e la grandezza di un cielo, sopra di noi. Potremmo prestare attenzione alle nostre impressioni, studiarle, ascoltarle, intravederne qualcosa che prima non vedevamo; provare a immaginare e a sganciarci dai nostri se e dai nostri ma, essere chi vorremmo essere per una volta nella vita anche se non sarà mai possibile!

Il tempo intanto scivola, scorre liscio come l’olio in un susseguirsi torrenziale di quotidiana vita e non possiamo afferrarlo, non possiamo trattenerlo; il tempo è svincolato, è un flusso continuo, espressione massima di libertà. È come un’onda  inarrestabile del mare: non possiamo fermarla, ma possiamo imparare a cavalcarla.


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