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In questi giorni si dibatte molto sulla paventata ipotesi di rendere obbligatorio l’uso delle mascherine per uscire di casa. Un po come avviene in alcune regioni del Nord Italia. Molti esperti si sono già espressi su questa soluzione, non sempre con pareri concordanti. il dibattito riguarda anche la tipologia delle mascherine da usare. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità non ci sarebbero evidenze scientifiche sulla possibilità che la malattia circoli nell’aria, se non in specifici ambienti come quelli sanitari, ma che si possa trasmettere soltanto per contatto e per droplet (le cosiddette “goccioline” emesse quando parliamo, starnutiamo e tossiamo).

Il dibattito si concentra sul tipo di mascherine consigliate in base, soprattutto, al contesto. Come infatti sottolinea Antonio Cascio, professore ordinario di Malattie Infettive all’Università di Palermo e consigliere Simit, l’uso delle mascherine ffp2 ed ffp3 è consigliato esclusivamente in ambiente sanitario in quanto si tratta di «dispositivi filtranti che servono al personale sanitario a difendersi dalle infezioni trasmesse per via aerea e dagli agenti patogeni presenti nell’aerosol».

«Possono essere provviste di una valvola, spesso confusa col filtro e che serve soltanto per favorire la fuoriuscita dell’aria espirata facendo sì che non si appannino gli occhiali ma che- avverte Cascio- non è filtrata. Questo tipo di mascherine serve a proteggersi dall’emissione del virus a partire da pazienti sottoposti a procedure che fanno produrre aerosol che in un ambiente chiuso, come può essere la stanza di un ospedale, permanendo per circa 2 o 3 ore nell’aria, è potenzialmente infetto”.

Ciò vuole dire che, se una persona con coronavirus per strada tossisce, non è contagioso a meno non getti direttamente su un’altra persona goccioline infette.

«C’è da dire- aggiunge Cascio- che la mascherina con valvola filtra l’aria in entrata ma non quella in uscita rendendo, la persona che la indossa, se portatore sano del virus, potenzialmente contagiosa per chi lo circonda».

«Personalmente- prosegue- ritengo che tutto il personale sanitario che presta assistenza diretta nei confronti dei pazienti COVID debba indossare mascherina ffp2, occhiali protettivi, sopra-camice impermeabile e guanti e ffp3 qualora si pratichino manovre che generano aerosol».

Da qui la necessità di riservare l’uso di mascherine filtranti al personale medico, dispositivi già di per sé, e in questo momento di particolare emergenza, carenti nei presidi ospedalieri preferendo piuttosto l’uso delle cosiddette mascherine chirurgiche che, al contrario, servono ad impedire l’emissione di goccioline infette da parte di chi le indossa proteggendolo al contempo dalle goccioline potenzialmente infette prodotte da altre persone.

È quanto spiega uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Hong Kong e dell’Harvard University Boston e recentemente pubblicato su Nature Medicine che ha dimostrato l’elevata capacità neutralizzante e protettiva dal virus delle mascherine chirurgiche.

La ricerca ha esaminato 3.363 individui in due fasi di studio, arruolando 246 individui, di cui 122 partecipanti, durante l’espirazione, non indossavano la mascherina mentre 124 sono stati esaminati mentre indossavano la mascherina.

I ricercatori hanno rilevato coronavirus in goccioline e aerosol respiratori in 3 su 10 (30%) e 4 su 10 (40%) solo nei campioni raccolti da chi non indossava mascherina. Nessun virus invece è stato rilevato in chi indossava la mascherina.

«Lo studio dimostra scientificamente la validità dell’utilizzo delle mascherine che va al di là della semplice eduzione e del buonsenso. Vale a dire- sottolinea Cascio- che tutti noi potremmo essere portatori sani del coronavirus e quindi potenzialmente contagiosi per gli altri. Il senso della mascherina ha quindi, principalmente, lo scopo di evitare di trasmettere l’infezione. Questo concetto assume maggiore valore anche nella logica di una exit strategy sperando che al più presto possano essere adottate misure che gradatamente ci riportino ad una situazione pre-COVID».

«Anche la Sicilia dunque potrebbe adottare i provvedimenti della Lombardia obbligando tutta la popolazione ad uscire di casa munita di mascherina chirurgica. Sarebbe opportuno dunque- conclude Cascio- che sia l’Iss che le società scientifiche Simit, Sim e Siti si esprimessero in maniera chiara ed ufficiale sulla questione». (fonte InSanitas.it)

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