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Dad all’inverso per un docente di Brancaccio. Nell’ultima settimana è emersa la storia della giovane di Verona costretta a bendarsi perchè la professoressa non credeva alla sua preparazione. Questa volta, invece, a bendarsi è un docente. Il suo nome è Francesco Carnevale e insegna italiano, storia e geografia. Lo scopo della bendatura: conoscere le preoccupazioni dei suoi alunni senza alcun tipo di pregiudizio.

Il docente bendato chiede a ciascuno degli alunni come si trovano a stare in casa tutto il giorno e cosa percepiscono della Dad. Tutti gli studenti, sorpresi dell’esperimento, rispondono con scioltezza davanti al professore preoccupato per loro. Inoltre il docente chiede che chiunque vuole può anche togliere la telecamera, ma nessuno lo fa. Tutti sono pronti per raccontarsi.

Per me la scuola in Dad è brutta. Mi manca respirare, stare insieme ai miei compagni. Adesso non c’è mai un momento libero in cui uscire“, così risponde la prima studentessa interrogata sull’argomento più difficile, ovvero lo stato psico-fisico degli studenti in questo anno e mezzo di didattica a distanza.


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Prof si benda per gli alunni: “Voglio ascoltare le vostre preoccupazioni

Il contesto in cui lavora il docente di certo è molto complicato. Il corso in cui insegna prof. Carnevale è il Cirs, corsi di obbligo per combattere la dispersione scolastica finanziati dal fondo sociale europeo. “L’attualità ci racconta di allievi costretti a bendarsi per dimostrare di “aver appreso la lezione”, di aver ingurgitato il contenuto, di essersi riempiti come un contenitore “, dice Francesco Carnevale, docente di italiano, storia e geografia al quatidiano Repubblica.

E aggiunge: “Ebbene, il mio gesto, si oppone a tale modello, il mio gesto vuole rappresentare un modello educativo dove quello che conta è l’esempio non la nozione, dove il docente, ponendosi all’ascolto dell’allievo impara e insegna, ascolta e viene ascoltato”.


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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