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Thailandia. La magia della musica che unisce due esseri viventi. In mezzo ad un fiume che scorre inesorabilmente tra la natura dell’Asia orientale, un pianoforte suonato magistralmente festeggia la libertà di un elefante. Il nome del fortunato, che finalmente può riassaporare la libertà che l’uomo ha deciso volontariamente di strappargli, è Monglok.

Mongkol ha 61 anni e ha trascorso la sua vita in cattività, trasportando alberi nelle foreste della Thailandia. E non è gli è capitato il peggio. Certe volte, infatti, questi animali vengono sfruttati come mere attrazioni turistiche, per trasportare qualche ricco europeo tra la natura thailandese, come una ruota panoramica inglese o una montagna russa statunitense.

Il corpo dell’animale di 61 anni è visibilmente deformato. Inoltre ha perso l’occhio destro e la zanna a causa delle sue crudeli fatiche. Mongkol è stato salvato fotunatamente e ora vive a Elephants World, luogo incotaminato in cui può rilassarsi e trascorrere le sue giornate in pace, come natura comanda.

Il video dell’elefante Monglok e del pianista

Nei commenti del video su Youtube proposto, sono presenti le parole di un utente che in inglese sostiene: “L’elefante sembra così a suo agio mentre ascolta la musica. Conosce la buona musica quando la sente“.

A dedicare queste note a Monglok è Paul Barton, musicista inglese: quando può, esegue brani di Beethoven, Schumann e Grieg agli animali salvati dalla prigionia, come Mongkol, liberato dalla compagnia di legname che lo utilizzava per trasportare tronchi. “Mongkol è un’anima gentile”, ha dichiarato l’artista. E poi afferma: “La musica lo rilassa”.

Sul web hanno deciso di chiamare il compositore “l’uomo che sussura agli elefanti“. Infatti sembra che il signor Barton, negli ultimi anni, abbia deciso di lottare attivamente per la liberazione degli animali schiavizzati in Thailandia. E ogni tanto, quando può, dedica un brano nel parco Elephants World ai suoi amici con la proboscide lunga.


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Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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