Studenti, insegnanti, lavoratori, padri di famiglia. In comune hanno le origini e la comune situazione di lavoratori emigrati dalla Sicilia al nord Italia. In centinaia hanno rispettato le norme, il lockdown e tutte le prescrizioni imposte per l’emergenza Coronavirus. Non sono tornati a casa in queste settimane e con grande senso di responsabilità non hanno neppure voluto approfittare del clamoroso autogol del Governo Conte – che l’8 marzo scorso comunicò in tv un decreto non ancora firmato, la chiusura delle zone rosse, consentendo a centinaia di persone riversarsi dal nord a sud del Paese, in certi casi rendendosi pure vettori, inconsapevoli, della diffusione del contagio – affrontando l’intera quarantena lontano dai loro affetti più cari. E adesso, possono iniziare a tornare.

E a le storie di questi ragazzi, che si sentono “ripudiati” dalla loro Terra, sono tutte meritevoli di attenzione.

Come quella del leonfortese Luca Di Fazio, che vive a Tortona, dove insegna Scienze motorie in una scuola superiore. E che chiedeva, rivolgendosi anche direttamente a Musumeci: “Cosa cambia tra 4 maggio e 17 maggio? Non è più rischioso riaprire il 17 maggio dato che nel luogo dove ci troviamo per lavorare (non per fare villeggiatura) dal 4 maggio con la fase 2 potrebbero nuovamente tornare a salire i contagi? Non è meglio farci tornare adesso, con le dovute precauzioni (siamo disponibili a fare anche 1/2 mesi di isolamento) che le Asp avevano già pianificato? Musumeci, non è che il 17 maggio vai di nuovo in televisione con il sorriso da grande politico finto dicendo “dovete ancora pazientare perché lì dove siete i contagi sono tornati ad aumentare”? Musumeci mica stai facendo passare il messaggio che in fondo hanno fatto bene i furbetti di marzo a infischiarsene della salute di tutti?”.

Tra le centinaia di altre, vi è poi le storia di Paride di Gibellina

Paride, che è ancora residente in Sicilia nonostante viva al Nord per esigenze lavorative da tre anni, lavorando con contratti brevi, sostiene di aver scritto a Musumeci ma di non aver ricevuto ancora nessun riscontro. “Siamo tantissimi i siciliani che viviamo al nord per esigenze lavorative, e in questo periodo tantissimi di noi sono stati letteralmente licenziati – ha scritto sui social -. Data la situazione tutti questi siciliani vengono mantenuti dalla famiglia dal Sud. Pagando 500 euro di affitto e annessi vari, senza la possibilità di poter ritornare al comune di residenza, spero che il mio messaggio possa essere divulgato il più possibile”.

Questo il testo integrale della sua lettera al presidente Musumeci:

Buongiorno Governatore, piacere di parlare con Lei. Sono un ragazzo di 26 anni e, non per scelta, vivo al Nord in un paese di provincia. Nella vita faccio l’insegnante da tre anni e ho ancora la residenza in Sicilia. Agli albori della crisi COVID19 ho preferito restare qui al Nord per preservare la salute mia ma in primis della mia famiglia e di conseguenza dei miei cittadini. Una scelta ponderata si direbbe ma, non Le nascondo, molto difficile, almeno per il momento, psicologicamente. Almeno per il momento psicologicamente difficile perché dal 30 giugno in poi si aggiungerà un’altra difficoltà: quella economica! Come Lei ben sa e vista la mia età, non sono un insegnante di ruolo e pertanto a Giugno scadrà il mio contratto di lavoro. Come Lei ben sa ci sono dei costi di gestione qui al Nord: casa in affitto, bollette, tasse e, per quello che rimarrà, costi di gestione inerente alla sussistenza personale. Avrò fatto una scelta ponderata. Forse avrei dovuto fare come tutti gli altri: scappare da Milano nella “notte dei cristalli”? Invece no. Orgoglioso di ciò che ho fatto come tantissimi altri mie conterranei. Lo rifarei milioni di volte. Sono stato in quarantena in casa, come tutti. Anzi visto il protrarsi dei giorni oserei dire in “cinquantena”. Cosa farà la Regione Sicilia per noi? Avrà ancora intenzione di ripudiarci? Quindi avete intenzione di rinunciare alle trattenute regionali sullo stipendio per ammortizzare questa situazione?! Ora come ora mi rode non sa quanto. Premetto che le Sue misure adottate le condivido PIENAMENTE visto che i risultati Le stanno dando ragione.

Non abbandonateci.

Vogliamo ritornare a casa.

Pertanto confido nel suo modus operandi da Governatore della Regione Sicilia ma allo stesso tempo senza DIMENTICARCI, con le giuste precauzioni.

Un saluto

Rocco Paride Sinacori

Paride, ci ha provato subito: a mezzanotte e un minuto è partito dalla sua Nosate per formare un convoglio con due colleghi conosciuti in un gruppo Facebook, Germano Dioguardi che da Bagheria si è trasferito a Como e Antonio Alesi che da Menfi è arrivato a Bologna, e affrontare con loro le 16 ore e 53 minuti necessarie per arrivare a Villa San Giovanni, pagare 42 euro e staccare il biglietto per l’Isola. Destinazione casa: Gibellina, Trapani.

In un video, ripreso da Repubblica racconta il suo viaggio

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