Affidiamo il nostro saluto al maestro Luis Sepulveda alle parole della nostra Rosa.

Da una ragazza di 15 anni innamorata di un killer sentimentale non ci si poteva aspettare che un pianto commosso al termine della scalata per Torres del Paine. E la colpa è tutta di Fortunata e di quel gatto, Zorba, che sin da piccola le avevano suggerito di osare… perché solo chi osa può imparare a volare. E poi quel continuo sognare del vecchio, disilluso e tanto innamorato, che leggeva romanzi d’amore, e il pugno alzato davanti il vetro di un aeroporto a Santiago per salutare il nonno, vecchio anarchico che non aveva mai calato la testa. Come poteva sempre quella ragazza, ormai un po’ cresciuta, non godere di ogni respiro fatto nella terra del fuoco, luogo senza confini di chi ama senza limiti? E come si sentirà, adesso, che quel dio è morto? Che il grande scrittore, suo ideale di fluidità narrativa e arguzia poetica, l’ha, ci ha, lasciati? Immagino si senta come tutti coloro che hanno letto, amato Sepulveda, che tramite lui hanno sognato, si sono innamorati e hanno sofferto, persa e un po’ sbiadita come quella frontiera scomparsa che è stata miraggio e inferno. Louis Sepulveda era un uomo eccezionale, uno scrittore che ha segnato un’epoca, che ha vissuto il Novecento da vicino, conoscendone miserie e bellezza. Rivoluzionario, comunista, innamorato dell’umanità e della giustizia, è sopravvissuto al regime di Pinochet regalandoci pagine palpitanti e vive. Mi pare di vederlo quel tigrillo che difende i suoi cuccioli in un’Amazzonia rigogliosa, immagine di ogni madre affamata e combattiva. E mi pare di vederle sfilare tutte le donne descritte nei suoi romanzi, una galleria infinita di rivoluzionarie, sarte, modelle, spietate e struggenti. Siamo tutti più poveri oggi, tutti più soli. Sepulveda mancherà alla sua amata America Latina, mancherà a tutti coloro che lo hanno amato e mancherà all’umanità intera, per quella sua penna appassionata e mai ridondante e per quel fascino, noto solo a chi lo esercita, che ha infiammato i cuori di tanti per gran parte del secolo scorso. Arrivederci, compagno.

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