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Prima la sistemazione in una tenda Covid, poi il trasferimento a Reggio Calabria dove è morto nel pronto soccorso. Il fratello del 51enne ha presentato una denuncia chiedendo che siano accertate eventuali responsabilità

«Mio fratello ha avuto un passato difficile e problematiche varie ma nulla giustifica il fatto che possa essere morto per una setticemia. Ho elementi sufficienti per capire che mio fratello non è morto di covid ma è stato trattato come se lo avesse. Adesso voglio sapere cosa è successo».

Parole straziate dal dolore:

Quelle di Massimo Frana che ha avuto poche ore per elaborare la perdita di suo fratello. Ha dovuto trovare la forza di chiedere verità e giustizia.

 Il 51enne Maurizio Frana è deceduto il 29 gennaio. Lo riporta Ansa dalla. Il fratello nella mattinata di oggi 5 gennaio ha presentato una denuncia al Commissariato di Polizia di Polistena chiedendo che siano accertate eventuali responsabilità.

“Non so se i ritardi siano stati incisivi sulla morte di mio fratello – scrive nella querela – ma probabilmente se si fosse intervenuti per tempo probabilmente l’epilogo sarebbe stato differente e non sarebbe rimasto vittima di una semplice infezione e quindi di malasanità“. Il fratello Maurizio, stando a quanto dichiara l’uomo, “arrivato nell’ospedale di Polistena poco dopo le 9 è stato sistemato nella tenda Covid per accertare l’eventuale positività.

Alle 17.30: il trasferimento a Reggio Calabria per sospetto Covid

A Reggio, il tampone ha dato esito negativo. Maurizio è stato trasferito al pronto soccorso ordinario dove è morto intorno alle 22 per uno choc da stato settico”.

Massimo Frana ha poi ricordato che il fratello “aveva subito, sempre nell’Ospedale di Polistena, un intervento ad una gamba nel mese di luglio e in quel caso gli era stato eseguito il tampone, con esito negativo.

Poiché l’intervento sembra non fosse andato nel migliore dei modi. Maurizio aveva subito un nuovo intervento a settembre e un nuovo tampone con esito sempre negativo. Si recava a seguito dell’intervento pressoché quotidianamente nell’Ospedale di Polistena per essere medicato. Nonostante ciò, Maurizio si lamentava con mia sorella di fortissimi dolori alla gamba, con emissione di pus e sangue da dove era stata praticata l’incisione”.

“Per setticemia si moriva ancora nell’Ottocento. Non lascerò nulla di intentato per individuare e colpire possibili responsabilità” conclude il fratello della vittima.


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Fabio C.

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