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Una nuova neolaureata tra gli studenti di Giurisprudenza all’Università di Palermo. Il suo nome è Rosi Pennino e da anni si occupa di chi convive con l’autismo, accompagnandolo e sostenendolo.

È stata proprio l’associazione ParlAutismo, di cui è presidente la signora Pennino, a dare un impulso allo studio della nuova laureata ad Unipa. Il suo percorso di studi si era interrotto circa 15 anni fa, quando la diagnosi di spettro autistico per la figlia aveva di colpo spazzato via qualsiasi impegno che non riguardasse la cura per la sua bambina.

Qualche anno fa però nella palermitana è rivenuto quel desiderio di indossare la corona d’alloro. Oggi la trattazione di fine percorso parla proprio di amministrazione di sostegno, tra prassi, luci e ombre, di cui lei è esperta.

Il blocco allo studio fatto per amore, quello di una madre per una figlia, si è trasformato in un vero e proprio trampolino di lancio per la presidente di ParlAutismo. Attorno ai temi che l’hanno accompagnata nel percorso di affiancamento alla fragilità della figlia, ha infatti potuto costruire la sua tesi di laurea.


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Laurea in legge con tesi sull’autismo: la forza di una mamma

“La vita – commenta Pennino tra le righe di Repubblica- sa essere ironica. Senza le competenze acquisite sul campo in questi anni al fianco di Sara, in qualità di amministratore di sostegno di mia figlia, non so se mi sarei laureata lo stesso. Invece ho avuto l’opportunità di approfondire un tema che è già parte integrante della mia vita. Ancora una volta, senza Sara, a cui la tesi è dedicata, questo traguardo non sarebbe stato possibile”.

“C’è tanta normalità in questa vicenda – aggiunge la presidente di ParlAutismo -. Perché nelle storie di ogni mamma e di ogni papà che ho incontrato in questi anni, ho potuto trovare un cammino analogo. Tanti sogni chiusi nel cassetto per dare priorità alle fragilità dei propri figli. È a loro che oggi voglio dire di riprendere in mano i loro piccoli e grandi sogni, perché adesso so che si può fare“.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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