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“Gli atenei devono avere una maggiore autonomia nella scelta dei migliori, le responsabilità sono troppo diffuse e alla fine di nessuno. Chi sbaglia o recluta male deve uscire dal sistema, deve essere destituito”. È il messaggio lanciato da Maria Cristina Messa, ministra dell’Università, intervistata da ‘Repubblica‘ in merito alla risposta dello Stato in caso di eventuali concorsi pilotati.

“Se è arrivato il momento di mettere in discussione l’autonomia degli atenei italiani? L’autonomia è un bene che ha prodotto più vantaggi che svantaggi, un bene costitutivo che non va toccato perché garantisce la libertà dell’insegnamento – spiega -. L’autonomia ha consentito al sistema universitario italiano di restare il settimo nel mondo per pubblicazioni scientifiche anche in un momento in cui i finanziamenti erano scarsi. I ricercatori italiani sono bravi e capaci e il sistema bandisce ogni anno tra 2.300 e 3.200 concorsi, una realtà complessa”.


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Sul modo in cui dovrebbero cambiare i concorsi italiani, poi, Messa è chiara: “Le falle principali sono nel metodo di abilitazione e nei bandi locali. Oggi il sistema è confuso tra l’abilitazione esterna, i rettori che non entrano nei contenuti della prova, i dipartimenti che possono fare scelte di cui poi non si prendono la responsabilità. La vera rivoluzione arriverà quando ci ispireremo alle pratiche realizzate all’estero. Si devono identificare i candidati migliori, le figure che possono coprire un’area, avviare un sistema di cooptazione a un livello molto alto. E poi avere commissioni allargate al mondo esterno, all’industria, all’estero. I commissari devono essere eccellenti per giudicare candidati eccellenti. A volte in alcuni atenei prevale una cultura localistica”.

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