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“A settembre si riapre: chi vuole potrà fare una ripresa graduale, ma nelle zone bianche si torna in aula. Gli studenti saranno in gran parte vaccinati, i professori già lo sono, si potranno aggiungere screening settimanali di tamponi antigenici”. Così la ministra dell’Università e della Ricerca Cristina Messa in un’intervista al Corriere della Sera.

Università, a settembre si torna in aula

“L’insegnamento a distanza può rimanere per situazioni eccezionali e deve essere complementare: penso agli studenti che lavorano, allo scambio di lezioni tra atenei a livello internazionale, ad alcune attività specifiche”, aggiunge, “siamo in dirittura d’arrivo con tre provvedimenti. Il primo – già approvato dalla Camera – permetterà ai ricercatori di accelerare la loro carriera: sarà possibile diventare associati già prima dei quarant’anni, con un percorso fatto di cambi di dipartimento e di diversificazione delle esperienze. Tra l’altro finalmente si parificano i percorsi in università ed enti di ricerca. La scorsa settimana la Camera ha dato anche il via libera ad accorpare l’esame di laurea e l’abilitazione per le professioni. Quello che era stato fatto lo scorso anno per i medici e il personale sanitario ora varrà anche per veterinari, psicologi, farmacisti e odontoiatri. E, d’accordo con gli ordini professionali, verrà a breve esteso anche ai fisici, ai chimici e ai biologi. È anche previsto che in futuro, se ci saranno altri ordini che vorranno, potranno diventare abilitanti anche lauree come ingegneria e architettura. Per avvocati, notai e giornalisti ci sono problemi per ora non risolvibili. Per loro l’esame per la professione resta”.

La nuova disciplina entrerà in vigore “da subito, appena sarà approvata al Senato. Spero già dal prossimo anno accademico. Lo stesso spero che possa avvenire anche per la valutazione dei progetti di ricerca. Nel decreto Semplificazioni abbiamo approvato la norma che cambia il meccanismo e trasforma il comitato di garanzia in un comitato nazionale di valutazione, con poteri e fondi per velocizzare la scelta dei progetti per i bandi di ricerca. In questo modo si dovrebbero dimezzare i tempi di attesa per i ricercatori, che ora spesso superano l’anno”.

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