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Squid Game e quella maledetta somiglianza con Takeshi’s Castle. Sono bastati pochissimi giorni per far entrare Squid Game nell’Olimpo di Netflix. Il prodotto sudcoreano al momento conta più di 80 milioni di visitatori, superando serie di punta come La Casa di Carta o Bridgerton.

Tutto le nove puntate reggono su una sequenza di giochi dai contorni infantili: chi vince passa al round successivo. Un po’ come accadeva nel programma cult Takeshi’s Castel e inconsapevolmente antesignano degli Squid Game. In quel caso, però, il prodotto era interamente girato in Giappone.


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Altro che Squid Game: Takeshi’s Castle

Anche nel survivor game giapponese, che è stato prodotto soltanto dal 2 maggio 1986 al 14 aprile 1989, si vinceva una preziosa somma di denaro. Infatti coloro, che tra i 100 partecipanti, riuscivano a superare tutte le prove andavano di diritto a sfidare il conte Takeshi e i suoi sgherri in una prova finale che consisteva nell’assalto al suo castello. Una prova finale ricca di confusione e macchine.

Per coloro che conquistavano il castello di Takeshi era previsto un premio di 1 milione di yen (8100 euro). Sono state pochissime le squadre di superstiti (formate da una dozzina di elementi al massimo) che sono riuscite ad espugnare il castello di Takeshi. Un po’ come accade al partecipante di Squid Game e i suoi compagni di viaggio.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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