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Lo sceneggiatore Javier Gomez Santander racconta come è nata la scelta di inserire la canzone nella fortunata serie: “È il simbolo di chi lotta dalla parte della giustizia”

Prima il Professore e il fratello stratega Berlino, poi piano piano tutta la banda di rapinatori della Zecca di Madrid intonano Bella Ciao nella serie spagnola La casa di carta. L’inno alla Resistenza, canto popolare diventato colonna sonora dei partigiani, nella serie dei record è il simbolo della ribellione contro lo Stato, di tanti piccoli David contro il grande Golia della polizia e del governo. Con il successo della serie (la più vista non in lingua inglese di Netflix) Bella Ciao è tornata nelle manifestazioni (persino a Bagdad) ma anche remixata nelle discoteche. La scelta di inserirla nella serie si deve allo sceneggiatore Javier Gomez Santander.

‘Bella Ciao’ ha avuto un ruolo fondamentale nella serie. Ricorda la prima volta che l’ha ascoltata?

“Mi ricordo la prima volta in cui ho cantato Bella Ciao. È stato all’Università, con Gianluca, uno studente italiano in Erasmus. Gianluca aveva una chitarra e a volte cantavamo tutti insieme. Cantare Bella Ciao era il punto più alto di tutte le feste. Da allora, la uso per darmi coraggio.

Quando ha capito che funzionava per ‘La casa di carta’?
“Mi piace ciò che significa questa canzone, la lotta che porta con se. Un giorno mi sono svegliato con il pensiero fisso della serie che mi tormentava e ho deciso di metterla su. È stato un flash. Ho capito che Bella Ciao e La Casa di Carta condividevano l’anima. Ho gridato: siamo partigiani”.

La serie ha fin da subito preso un connotato sociale ma anche politico. Vedere le maschere di Dalí fare il giro del mondo o che ‘Bella Ciao’ fosse cantata nelle manifestazioni e nelle discoteche che effetto le ha fatto?
“Per me è stata la sorpresa più bella di tutte, la più emozionante. Mi vengono i brividi quando vedo che la gente è tornata a far sentire la propria voce nel mondo cantando Bella Ciao. Sicuramente in Italia è sempre stata presente però nel resto del mondo Bella Ciao va e viene. Noi ci abbiamo messo del nostro con questa nuova ondata di Bella Ciao dappertutto e con la maschera. Credo che le maschere siano diventate un simbolo per le proteste del lato corretto del pianeta: le lotte ecologiste, femministe, quelle per i diritti o i miglioramenti sociali… dal Libano, al Cile, tutta l’America Latina fino al Mediterraneo, il Maghreb o l’Europa. A me sembra meraviglioso e ne sono molto orgoglioso”. 
 
Quest’anno non ci saranno manifestazioni nonostante siano i 75 anni dalla Liberazione causa coronavirus, ma l’Anpi (associazione che unisce i partigiani) ha chiesto di cantare ‘Bella ciao’ dai balconi. Che cosa ne pensa?
“Mi piacerebbe essere sui quei balconi a cantare poiché non esiste ancora un giorno in cui cantare un inno antifascista possa risultare una cattiva idea. Bisogna dire a coloro che inneggiano all’odio e al fascismo che non ci dimentichiamo che rappresentano il volto peggiore dell’umanità”.

fonte: Repubblica.it

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