Home

Amedeo Daffara aveva 28 anni nel 1944 e lavorava presso la Questura di Novara. Aveva 28 anni e un cuore da ragazzo che crede nella libertà e nella giustizia; non voleva, non poteva obbedire a quelle camicie nere che, con manganelli e olio di ricino, entravano nelle case, picchiavano la gente, soffocavano ogni legittima pretesa di libertà.

Non poteva tradire il suo cuore, era umile si, ma con la schiena dritta di chi mangia onestà. Lo immagino la notte prima della decisione finale, l’unica possibile ma estremamente pericolosa. Avrà dormito come il Principe di Condè prima della battaglia? O diventare un Partigiano, gli sarà costato notti in bianco? Non c’era tempo, l’Italia andava fatta, la bandiera portata in alto, la libertà riconquistata ad ogni costo, anche a quello della vita.

Resistere, cantare la vita è quello che fece quel ragazzo di 28 anni, con tutta la vita davanti e lo sguardo fiero. Il 10 agosto 1944 immagino facesse caldissimo nella pianura padana, e proprio lì, in quella città che lo aveva visto correre in bicicletta da bambino, ora veniva ammazzato, da un gerarca fascista, in camicia nera e petto gonfio, perché voleva essere libero.

Il corpo di Amedeo Daffara fu restituito alla famiglia più di un anno dopo insieme ad una medaglia d’oro al valore civile che mia madre conserva gelosamente come la cosa più preziosa del mondo.

Quella medaglia è il ricordo vivo, doloroso e grato per ciò che abbiamo oggi, per un’Italia libera e democratica, la cui terra ha bevuto il sangue di tantissimi giovani partigiani e partigiane. Uomini e donne nati sudditi che ci hanno reso uomini e donne liberi.

Il 25 aprile è la festa più bella, è quella che ci ricorda di aver messo una pietra tombale sopra dittature e regimi e che, se ce ne fosse bisogno, ci ricorda che il fascismo è stato un cancro per il nostro Paese, che nessun rigurgito razzista ha diritto d’asilo nella nostra Repubblica.

Oggi io ho 28 anni, come Amedeo, lo zio del nonno che nessuno di noi ha mai conosciuto, ma che ci è stato raccontato con parole dolci e occhi commossi dal nonno che, fiero, ne portava il cognome e l’amore per l’Italia.

Viva il 25 aprile, viva la Resistenza e viva l’Italia.

Condividi

A proposito dell'autore

Rosa Rita Bologna

Ho 29 anni, una laurea in giurisprudenza e dopo l'abilitazione in Avvocatura ho preso un'altra strada lavorativa. Il mondo universitario, però, pieno di potenzialità e contrasti resta un interesse fisso capace di unire l'amore per la scrittura all'entusiasmo di progetti sempre nuovi e frizzanti.