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Tra passaporti vaccinali ed un’Italia tinta quasi tutto di rosso, che fine ha fatto Immuni? L’applicazione ideata per controllare e contrastare il contagio da Covid-19 sembra ormai esser stata gettata nel dimenticatoio. Continuano infatti a calare, giorno dopo giorno, i download di installazione dell’app, proprio quando questa sarebbe utile per contrastare l’avanzamento della terza ondata.

I dati di Immuni

Dal lancio ufficiale di Immuni, il primo giugno 2020, i download dell’applicazione non hanno mai raggiunto livelli così irrisori. Negli ultimi giorni, infatti, Immuni è stata installata soltanto da poco più di 50 persone in tutto il Paese, restando inchiodata ai suoi 10,3 milioni di download. E di questi 10 milioni che l’hanno utilizzata, solo in 11.500 hanno registrato la propria positività. La Sicilia, inoltre, registra una delle percentuali più basse della Penisola con solo il 14% di download.


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Cosa non ha funzionato con Immuni?

Ma quali sono le cause che hanno portato al flop di Immuni? Eppure l’idea dell’applicazione era più che buona: tracciare i contagi da Coronavirus in Italia così da limitarne la diffusione. Ma qualcosa non è andato. La macchina del contact tracing, su cui è basata l’app, non è riuscita a stare al passo con i dati in continuo aggiornamento dei contagi da Covid-19. Una delle principali cause dell’insuccesso è stata la diffidenza degli italiani, accompagnata da una tecnologia ancora troppo farraginosa. L’ultimo esempio è legato ai problemi di alcune piattaforme regionali per la prenotazione dei vaccini. Inoltre, un sistema efficace di contact tracing si dovrebbe basare sul corretto utilizzo del GPS, ovvero sulla registrazione della posizione degli utenti, e non sul protocollo bluetooth che invece utilizza Immuni, sviluppato per garantire l’anonimato.

La mancata integrazione nel sistema sanitario

L’app Immuni non ha mai fatto davvero parte del sistema sanitario, così come era stato previsto. Infatti, una volta accertata la propria positività, l’utente non poteva inserire in piena autonomia il proprio referto. Per farlo, era necessario l’intervento degli operatori sanitari, i quali dovevano caricare i relativi dati all’interno dei server dell’applicazione. Una tortuosa e lenta procedura che ha reso Immuni improduttiva proprio nel momento in cui doveva essere uno strumento di fondamentale importanza.

La situazione negli altri Paesi

Ma non siamo soltanto noi italiani ad aver avuto problemi con la nostra app di contact tracing. Anche in Germania non è andata in porto l‘applicazione Corona-Warn-App, ideata e progettata con la stessa funzione di Immuni. Caso contrario, invece, nel Regno Unito dove la relativa app di contract tracing ha avuto un gran successo tra gli utenti inglesi grazie anche alla sua maggiore funzionalità, come poter direttamente prenotare il test all’interno dell’app e registrare poi il risultato in totale autonomia.

Immuni oggi

Eppure, sebbene il suo insuccesso, l’app Immuni fa ancora parte delle misure di prevenzione anti-Covid, così come si legge nel decreto della presidenza del Consiglio dei ministri.

Sono stati, inoltre, annunciati nuovi aggiornamenti, in grado di rendere l’applicazione più funzionale. Tra questi, quello che consentirà agli utenti di inserire i dati all’interno dell’app, seguendo il modello inglese. Questa, per Immuni, potrebbe davvero essere la sua ultima possibilità.

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Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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