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Il pericolo di desertificazione è una delle sfide più significative legate al cambiamento climatico, specialmente in Sicilia: per affrontarlo giocano un ruolo indispensabile sia le buone pratiche che i modelli di sviluppo promossi dalle istituzioni, incluse le università. A certificare il ruolo di primo piano di Unipa la partecipazione al progetto Life desert-adapt, attivo per il quinto anno consecutivo, con un meeting virtuale a Palazzo Steri. Il progetto è parte integrante del programma Life, promosso dall’Unione europea attraverso finanziamenti per lo sviluppo ambientale e l’azione per il clima.

Palermo è uno dei cinque atenei continentali che vi ha aderito insieme all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, l’ateneo di Extremadura in Spagna e altri due in Portogallo. La scelta è legata alla difficile situazione delle aree mediterranee, dove la degradazione dei sistemi agricoli e l’erosione del suolo hanno ricadute negative sotto l’aspetto sia sociale che economico; ciascuna università cura un aspetto specifico del progetto, con Palermo attiva nel controllo e nella gestione delle biodiversità (animale, vegetale e microbica).

Alla parte teorica, che prevede l’illustrazione dei rischi e dei modelli di adattamento, viene affiancata una pratica con le attività svolte direttamente nei territori in cui il rischio desertificazione è più alto. In questo modo, il modello di adattamento alla desertificazione viene promosso tra agricoltori ed enti locali in modo da fornire loro strategie sostenibili a lungo termine: inoltre, il coinvolgimento delle scuole consente di sensibilizzare fin da subito alla responsabilità nei confronti della propria terra contro la degradazione dell’ecosistema. Le aree prese in esame in Sicilia sono Caltagirone (dove i lavori del progetto proseguiranno domani), Lampedusa e Caltanissetta. La situazione più difficile riguarda l’isola, dove negli ultimi anni il numero di ettari coperti da vegetazione è sceso da 102 a 34, mentre nel caso di Caltagirone il caldo record registrato nel 2021 ha inflitto un duro colpo alla biodiversità e comportato la revisione del modello di adattamento alla desertificazione.

Due ulteriori difficoltà, spiega la coordinatrice regionale del progetto Paola Quatrini, “sono legate agli scogli burocratici e soprattutto alla pandemia: la massiccia circolazione del virus e le misure restrittive dei governi hanno inevitabilmente rallentato l’invio di materiali e macchinari, impedito il reclutamento del personale e spostato su un piano solo virtuale una discussione che invece non può prescindere dalla dimensione applicativa”.

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