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Covid. Gli esperti si esprimono in merito all’opportunità della Regione Sicilia di colorarsi di nuovo di arancione. Prospettano al Presidente Musumeci di tornare in arancione almeno per tre settimane. Un arancione tenue, senza stangate per l’economia natalizia. Ma soprattutto auspicano scelte coraggiose sulla mobilità, sia nell’Isola che fuori. Non una patente sanitaria, ma almeno tamponi rapidi all’ingresso.

Il parere degli esperti

Gli esperti del Comitato tecnico-scientifico regionale, riuniti fino a tarda sera in videoconferenza con il governatore Nello Musumeci, fanno pressing per modulare i divieti in chiave locale. Con un’ala dura, all’interno del Comitato, che chiede un’ordinanza più restrittiva, dopo quella di domenica che ha recepito tout court il provvedimento nazionale.

Del resto lo stesso governatore, nell’incontro con i 17 manager di Asp e ospedali nel pomeriggio di ieri, ha espresso preoccupazione per l’allargamento precoce delle maglie dei divieti. “Ci ha detto di tenere duro — dice un direttore generale — e che sta pensando a correttivi del provvedimento nazionale. Serve solo la spinta dei tecnici”.
Spinta che non si è fatta attendere. L’ala più rigorista del Comitato tecnico- scientifico lo ha detto forte e chiaro: “Per noi siamo arancione fisso. Non se ne parla di far entrare tutti. O si cambia o rischiamo il tracollo a gennaio”. E’ questo quello che hanno ribadito gli esperti. Nei giorni scorsi, dopo la “promozione” della Sicilia da arancione a gialla, avevano già lanciato l’allarme.

Il docente di malattie infettive Bruno Cacopardo dichiara:

“Il giallo rappresenta un premio per la Sicilia ma anche un grosso rischio. Per questo chiediamo condizioni che creino blocchi. Penso a più controlli anti-assembramento davanti ai locali aperti, ma soprattutto ad una gestione rigorosa dei rientri da altre regioni dove ancora i contagi sono alti. Non una patente sanitaria, ma tamponi in ingresso, eseguiti possibilmente nell’aeroporto o nella stazione di partenza, per evitare infezioni da viaggio”.

La proposta dei tecnici su tamponi, dati dei ricoveri e norme restrittive

I tecnici hanno chiesto una svolta sui tamponi con l’aumento dei laboratori autorizzati e maggiore trasparenza sul numero dei posti Covid. “Siamo la terzultima regione per numero di tamponi molecolari — ha ribadito Antonello Giarratano, professore di Anestesia e Rianimazione al Policlinico — perché abbiamo scelto di puntare sui tamponi rapidi, bocciati dal Consiglio superiore di sanità e dall’Organizzazione mondiale della sanità per gli screening di massa, anziché dotare di estrattori per tamponi molecolari tutti i laboratori”.
Giarratano ha rilanciato sulla tenuta delle terapie intensive, chiedendo al Cts nazionale di introdurre un ventiduesimo parametro per classificare le regioni. «La disponibilità dei posti letto ordinari e di terapia intensiva Covid va integrata, se vogliamo avere un dato reale della tenuta dei servizi sanitari regionali, con quella del personale dedicato e specializzato. Se ho in terapia intensiva 12 anestesisti rianimatori, è un dato di sicurezza. Se ho 5 anestesisti rianimatori e 7 contratti di emergenza libero- professionali senza specializzazione o con un’altra specialità, non ho la stessa capacità e qualità sanitaria».

Fra le proposte anche un modello di aperture alternate. Per i tecnici potrebbe essere utile, per esempio, chiudere parchi e ville negli orari in cui sono aperti bar e ristoranti. Sul piano sanitario, si è discusso un modello di dimissioni più snello dai reparti. Tutte indicazioni che già oggi potrebbero tradursi in nuovi provvedimenti. Ma l’ultima parola spetta alla Regione.


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    Antonio Cacio

    Tranquilli, seguendo gli strali di questi “grandi esperti” che ogni giorno dicono una cosa diversa, il tracollo lo abbiamo già raggiunto, sia quello economico che quello sociale. Tacciano una volta tanto questi autoproclamatisi esperti, che non vedono l’ora di apparire sui media! Siamo stanchi.

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