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Altro record, altro virtuosismo, non per eleggere la bravura di uno studente preparato e ordinato, ma per affossare quelli che non stanno al passo o non superano il limite. Da qualche giorno è ripreso lo stesso identico film, banalizzando il concetto di laurea e formazione.

Sono decine i siti e i giornali che hanno cercato di descrivere l’ottenimento di cinque o anche sei lauree, come un gioco da ragazzi. Ad essere utilizzati come utensili di questo racconto parecchio tossico, e non come essere dotati di anima oltre che di QI, sono giovani promettenti. Studenti geniali che a loro volta sono protagonisti di un racconto superficiale e a tratti da libro Cuore.

L’ultima in ordine di uscita, se così si può dire, è la storia di Samuele Cannes. Ha 25 anni e studia al Sant’Anna di Pisa. Ha inoltre al momento, non si sa mai da un’ora all’altra cosa può succedere, cinque lauree. Il giovane cagliaritano non è nuovo ad essere protagonista della cronaca per i suoi studi faraonici e ogni volta che avviene la proclamazione con corona di alloro annessa i siti sono pronti a succhiare, come solo Dracula farebbe a una vittima ripiena di sangue delizioso, la storiella delle lauree record in men che non si dica. Stesso discorso vale per Giulio Deangeli, anche lui plaurilaureato di Pisa e migliore di amico di Samuele.


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La narrazione tossica sugli universitari e le lauree prodigio

Un tornando burrascoso, che non fa solo male perché semplifica il sacrificio che c’è dietro alla laurea degli universitari, ma che soprattutto non rende merito a questi studenti così meticolosi e precisi. Raccontati come se fossero i nerd di un telefilm americano di bassa lega, come se dietro non ci fosse passione o interesse.

Difatti questi stessi ragazzi, ovviamente felici che i loro sacrifici vengano celebrati (come giusto che sia), vengono raccontati in maniera caricaturale. Forse è arrivato il momento di smetterla. Per tutti gli studenti, ma soprattutto per loro.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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