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Paul Rusesabagina, l’Oscar Schindler del Ruanda, è oggi accusato di terrorismo e rischia la morte.

Tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita il film Hotel Rwanda, diretto da Terry George con un eccezionale Don Cheadle nei panni del protagonista. Il film racconta la vera storia di Paul Rusesabagina, direttore di un albergo che salvò più di 1.200 persone durante la guerra civile del 1994 che sconvolse il Paese e il mondo intero.

La storia di Paul Rusesabagina

La vita di Paul, come quella di tutti i ruandesi, cambia con lo scoppio della sanguinosa guerra civile. Espressione di un odio che da anni esisteva in Ruanda tra l’etnia Hutu e quella Tutsi, nel 1994, durante il conflitto, vengono massacrate 500 mila persone. Paul Rusesabagina, di etnia Hutu sposato con una Tutsi, decide di non poter stare a guardare. Direttore di albergo nella capitale, dà ospitalità per salvare la gente dallo sterminio. Ventisette anni dopo, l’eroe è sotto processo per terrorismo.

Le accuse al Presidente Kagame

Dopo il genocidio, Paul lascia il Ruanda per recarsi in Belgio, dove inizia a fare il tassista. Dopo aver raggiunto la fama e la notorietà grazie al film di George, inizia a girare il mondo per raccontare la sua eroica storia. E fa di più: attacca apertamente Paul Kagame, il Presidente della Repubblica del Ruanda dal 2000. Paul lo accusa di guidare il Paese in maniera dittatoriale e di aver perpetrato un genocidio, questa volta nei confronti della popolazione Hutu.

Rusesabagina: da eroe a nemico del Ruanda

Dopo la salita al potere del Presidente Kagame, la figura iconica di Paul Rusesabagina inizia ad essere oggetto di vili attacchi. Nel mirino della Stampa locale, viene accusato di aver speculato sulle migliaia di vite tratte in salvo. Così, mentre nel 2005 il Presidente americano Bush gli consegna la “medaglia della libertà”, il Ruanda lo accusa di negazionismo.

L’arresto di Paul Rusesabagina

Rusesabagina, residente negli Usa, è stato arrestato lo scorso agosto. C’è chi parla di cooperazione internazionale, mentre i suoi familiari sostengono si sia trattato di un rapimento. Paul adesso è in isolamento in una cella in Ruanda, accusato di 13 capi di imputazione, tra cui terrorismo, omicidio e finanziamento della ribellione.


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I fatti

Secondo quanto riportato dal New York Times, il 26 agosto Rusesabagina vola da Chicago a Dubai. Arrivato a destinazione, l’uomo sale poche ore dopo su un volo della GainJet, una compagnia di charter con cui Kagame ha contatti, convinto di volare verso il Burundi. Qui, lo aspettava il pastore Niyomwungere per una serie di incontri organizzati nelle chiese del Paese. L’aereo però non è mai arrivato a destinazione. Poco prima dell’alba del 28 agosto, Paul viene arrestato a Kigali e portato direttamente in carcere. Il capo dei servizi segreti del Ruanda sostiene che il vero motivo della visita in Burundi di Rusesabagina era quella di incontrare i membri dei gruppi ribelli per coordinare le future insurrezioni.

L’impegno internazionale

L’organizzazione internazionale per i diritti umani, Human Rights Watch, ha più volte affermato che la detenzione di Paul Rusesabagina viola il diritto internazionale. Ma nonostante il loro intervento, l’uomo da quel giorno è rimasto in carcere. Paul, dal suo arresto ad oggi, non ha mai smesso di proclamarsi innocente, citando in giudizio la compagnia di voli charter.

Le preoccupazioni della famiglia: “rischia di morire”

Da quando è detenuto, Paul è stato ricoverato ben tre volte ma la famiglia non è mai stata informata sui motivi. “Avevamo inviato le sue medicine per l’ipertensione, ma si rifiutano di dargliele. E senza, rischia un infarto o un ictus”, queste le dichiarazioni della figlia Carine, adottata insieme alla sorella dallo zio Paul e dalla moglie, dopo l’uccisione dei suoi genitori. “Mio padre si è sempre opposto alle ingiustizie. Ne è prova che lui, hutu, ha sposato una donna tutsi e ha adottato me e mia sorella, tutsi” aggiunge Carine.

Luci e ombre

Una vicenda contornata da molte luci e altrettante ombre. Nessuno avrebbe mai immaginato che la storia di Paul Rusesabagina potesse mai avere a che fare con accuse per i crimini contro i quali lui stesso ha speso e rischiato la propria vita. Stando alle ultime rivelazioni, sembra che gli ufficiali della prigione continuino a confiscare i suoi fascicoli. L’iter giudiziario prosegue quindi tra insabbiamenti e contraddizioni, mentre il mondo intero resta in attesa della sentenza nei confronti dell’indimenticabile eroe dell’Hotel Rwanda.

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A proposito dell'autore

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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